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Aprile 2001

L'AMMINISTRATORE ASTUTO

Diceva anche ai discepoli: "C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga a casa sua.

Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva avuto scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce" (Lc 16, 1-8).


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"Come siamo soliti comportarci noi di fronte al debitore o peccatore che sia?". Per favorire la comprensione della parabola sottolineiamo alcuni significati e messaggi che con essa Gesù ci propone. Non è solo sul piano del diritto, o della giustizia, che dobbiamo metterci di fronte ai nostri debitori. Riprendere ciò che è nostro secondo le leggi vigenti, pretendere il risarcimento dei danni, consegnare alla forza dello Stato il peccatore, non sono contrari alle esigenze dei discepoli di Gesù.

Ma la "misericordia" singola va inserita e fondata nel nuovo grande progetto di misericordia di Dio, che è ormai norma, ordine universale per tutti, e non eccezione. La misericordia non è lasciata alla buona volontà del singolo, come una delle tante possibi lità, ma è una richiesta precisa di Dio, è un "dovere" obbligante. Nella nostra vita di credenti dobbiamo inserirci nel progetto cristiano della misericordia, e osservare la legge dell'amore che perdona.


"Essere misericordioso" significa credere, come fa Dio Padre con ogni suo figlio, che la misericordia salva l'uomo, e sperare nelle possibilità di un futuro migliore per il prossimo e per me. Il dono di remissione che Dio ci ha fatto in Gesù, supera ogni misura e comprensione. E' però un dono che impegna. Non ci è più possibile applicare solo il diritto, non trasmettere agli altri la remissione ottenuta. In caso contrario obblighiamo Dio a ritirarci il suo perdono e a trattarci con giustizia.


Gesù corregge la dottrina ebraica delle due misure: "Dio usa giustizia e misericordia mentre siamo in vita, e alla fine, invece, userà sola la giustizia".


Per Gesù, Dio sarà misericordioso anche nel giudizio finale. La bontà del Signore supera la preghiera del servo: "Abbi pazienza, pagherò tutto!'. "Annullo questo tuo debito!'. La misericordia di Dio assolve con formula piena: annulla la pena e cancella la colpa.


L'amore del discepolo di Cristo ha il potere di perdonare. Trasmette cioè quella remissione di Dio che ha già sperimentato in prima persona. L'amore misericordioso ricevuto lo puoi e devi dare al fratello che ti ha fatto del male. Notiamo come gli altri servi, presumibilmente giusti, provano compassione per il secondo servo, condannato al carcere dal primo, che gli applica la giustizia e non la misericordia.


A.V.


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