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Gennaio 2001

I VIGNAIUOLI PERFIDI

C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò unfrantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vígnaioli e se ne andò. Quandofu il tempo deifrutti, mandò i suoi servi da quei vignaíoli a ritirare il raccolto, Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il propríofiglio dicendo: Avranno rispetto di miofiglio! Ma quei vignaioli, visto ilfiglio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. E, presolo, lo cacciaronofuori della vigna e l'uccisero" (Mt 21, 33-39).


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Nella parabola, Gesù si presenta come profeta e descrive la storia d'Israele, da Abramo al Golgota; "Io vi dico: sarà tolto a voi il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare" (Mt 21,43) è l'annuncio dell'entrata dei pagani nel Regno.

Gesù vuole rivelarci il piano divino verso il quale converge la storia dell'umanità. Gesù incrimina i vignaiuoli, cioè i farisei e i sacerdoti, i quali capiscono che "parlava di loro" (v. 45). Però Gesù, dice che non è venuto per i santi, per gli innocenti, ma per i malati e per i colpevoli (e qui pensa a tutti).

La distinzione da lui operata non è tra un popolo innocente e le autorità colpevoli, ma tra un popolo più o meno consapevole della propria miseria, e le autorità che non lo sono affatto. Ecco alcuni temi della parabola.


- Il proprietario fa tutto il necessario per la vigna, lo fa bene in modo che tutto sia facile, per noi. E' un lavoro da "rifinire" in ogni particolare. Si tratta della sua vigna, ossia di ciò che egli ama più di tutto. Dio, nella storia della salvezza, accorda piena fiducia agli uomini, dà ad essi, attraverso l'alleanza, ciò che ha di più caro. Arriva perfino, a inviare loro il proprio Figlio.


- Il proprietario parte, si reca lontano, va all'estero. Sembra dire che Dio ci prende sul serio, ci lascia il campo libero, si fa da parte, cede veramente il suo posto, non per abbandono né per diserzione, ma perché ci ama ed ha totale fiducia in noi. Gli uomini invece rifiutano di prendere parte al gioco dell'alleanza. Non accettano di amare, non ascoltano quelli che Dio invia. Gesù, venuto per ultimo, ricorda all'uomo che la creatura non è il proprietario; non è lui a ereditare, a possedere. Chi uccide il Figlio, pianta sul mondo e sull'umanità il segno indistruttibile della proprietà divina che è la croce.


- Non bisogna però fare una lettura anti~ebraica di questa parabola. Il cuore di certi cristiani è altrettanto insensibile quanto quello di Israele. E certi cristiani rinchiusi nella loro buona coscienza di essere i soli eredi, sono tuttora messi in questione dalla parabola. Quanti sarebbero pronti a uccidere il figlio per impadronirsi dell'eredità! Viene messo in evidenza il crescendo delle violenze da parte dei vignaioli: il primo viene bastonato, il secondo picchiato a sangue e il terzo (il Figlio) ucciso. Tutti i veri profeti hanno sempre ricevuto umiliazioni, persecuzioni, violenze, torture e lapidazione: anche oggi.


La parabola termina con una domanda posta da Gesù: "Che cosa farà dunque a costoro il padrone della vigna?". La risposta è: "Sterminerà quei vignaioli, e darà la vigna ad altri". Anche la pazienza di Dio ha un limite: i grandi cambiamenti nella storia lo dimostrano.


A.V.


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