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Giugno 2000

LE MONETE D'ORO

Disse Gesù: "Così sarà il regno di Dio".

"Un uomo doveva fare un lungo viaggio: chiamò due suoi servi e affidò loro i suoi soldi. A uno consegnò cento monete d'oro, a un altro duecento e a un altro cinquanta: a ciascuno secondo le sue capacità. Poi partì. Quello che aveva ricevuto cinquecento monete andò subito a investire i soldi in un affare, e alla fine guadagnò altre cinque cento monete. "Quello che ne aveva ricevute duecento fece lo stesso, e alla fine ne guadagnò altre duecento. Quello invece che ne aveva ricevute soltanto cento scavò una buca in terra e vi nascose i soldi del suo padrone.



"Dopo molto tempo il padrone tornò a casa e cominciò a fare i conti con i suoi servi.
"Venne il primo, quello che aveva ricevuto cinquecento monete d'oro, portò anche le altre cinquecentò e disse:
- Signore, tu mi avevi consegnato cinquecento monete. Guarda: ne ho guadagnate altre cinquecento."E il padrone gli disse: Bene, sei un servo bravo e fedele! Sei stato fedele in cose da poco, ti affiderò cose più importanti. Vieni a partecipare alla gioia del tuo signore.


"Poi venne quello che aveva ricevuto duecento monete e disse:
Signore, tu mi avevi consegnato duecento monete d'oro. Guarda: ne ho guadagnate altre duecento. "E il padrone gli disse: Bene, sei un servo bravo e fedele. Sei stato fedele in cose da poco, ti affiderò cose più importanti. Vieni a partecipare alla gioia del tuo signore. "Infine venne quel servo che aveva ricevuto solo un talento e disse:
- Signore, io sapevo che sei un uomo duro, che raccogli anche dove non hai seminato e che fai vendemmia anche dove non hai coltivato. Ho avuto paura, e allora sono andato a nascondere i tuoi soldi sotto terra. Ecco, te li restituisco.

"Ma il padrone gli rispose:
Servo cattivo e fannullone! Dunque sapevi che io raccolgo dove non ho seminato e faccio vendemmia dove non ho coltivato. Perciò dovevi almeno mettere in banca i miei soldi e io, al ritorno, li avrei avuti indietro con l'interesse. Via, toglietegli le cento monete e datele a quello che ne ha mille. Perchè, come dice il proverbio, che ha molto riceverà ancora di più e sarà nell'abbondanza; chi ha poco, gli porteranno via anche quel poco che ha. "E questo servo inutile gettatelo fuori, nelle tenebre: là piangerà come un disperato.
(Mt 25, 14-30)




La parabola dei talenti dice chiaro che l'uomo deve valorizzare tutte le sue risorse; non deve sotterrare i doni di Dio; non deve perdere tempo in sciocchezze "deve tenere" da conto" il tempo. Senza questa parabola, non avremmo forse nella nostra lingua il termine "talento", il quale dice qualcosa di diverso da "attitudine", "valore", "capacità".


C'è chi preferirebbe il termine "lingotto", perché più corrispondente 150/60/30 Kg. di argento del talento; ma sa troppo di denaro. La parabola però parla di soldi e di banche (v. 27) quasi a indicare che il Regno può essere presente anche nelle banche.


Il padrone che parte per un lungo viaggio all'estero, mostra di accordare fiducia ai suoi servi; affida loro ciò che ha di più caro, i suoi beni; essi devono essere certi che sono consegnati proprio a loro. Così il padrone crea un rapporto di amicizia, nel quale non c'è più alcun "tuo" e "mio".

Anche Dio nell'affidare tanti doni (= talenti) alle persone, mostra una grande fiducia: dona all'artista il genio e lo incarica di svilupparlo, dona allo scienziato l'intelligenza e lo incarica di esercitarla con acume, dona alla donna la femminilità e la incarica di coltivarla, dona alla mamma la maternità e la incarica di sviluppare la sua amorevolezza; al papà la sua autorevolezza.


Talenti sono anche i "doni" dello Spirito: la Parola di Dio, la fede, la speranza, l'amore. Ma questi "tesori" non fruttificano se non sono messi in opera dall'impegno umano.

A.V.


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