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Giugno 2001

IL SERVO BUONO A NULLA

"Uno di voi ha un servo, e questo servo si trova nei campi ad arare oppure a pascolare il gregge. Come si comporterà quando il servo torna dai campi? Gli dirà forse: Vieni subito qui e mettiti a tavola con me? No certamente, ma gli dirà: Cambiati il vestito, preparami la cena e servi . in tavola. Quando io avrò finito di mangiare, allora ti metterai a tavola anche tu. Quando un servo hafatto quel che gli è stato comandato, il padrone non ha obblighi speciali verso di lui. Questo vale anche per voi! Quando avetefatto tutto quel che vi è stato comandato, dite: "Siamo soltanto servitori. Abbiamofatto quel che dovevamofare- (Lc 17, 7-10).

Commentatori e predicatori hanno sempre trovato questo testo assai severo. Non hanno mai digerito il fatto di vedersi presi per dei buoni a nulla o per degli inetti. Per questo hanno spesso attenuato e perfino soppresso questo passo. Ciò nonostante, la frase incriminata può dare gioia.


Gesù utilizza anche gli inutilizzabili. E' una meraviglia infatti sentirsi dire: "Voi siete servi inutili", "i miei servi buoni a nulla" e poi accorgerci che con Lui facciamo cose utili.


Per Gesù non sono le nostre deficienze che contano, bensì la sua volontà di utilizzarci, la sua Grazia che ci assegna compiti importanti. Il suo Amore verso di noi sopravanza la nostra incapacità. Il suo infinito vince il nostro zero, la sua Grazia sopravanza il nostro peccato. Per questo Dio ha bisogno di noi, delle nostre mani, dei nostri piedi, dei nostri gesti maldestri. Egli ci ama, ma questo amore non ci è dovuto, ma ci è totalmente donato.


Nella parabola Gesù prende il sistema sociale del suo tempo, in cui il padrone pensava di non dovere nulla al servo all'infuori del salario pattuito. Per gli uomini dell'epoca era cosa normale. Gesù allora si rivolge ai credenti della sua epoca per dire loro: E voi, che non sapete fare nulla, pensate che Dio vi debba qualcosa, mentre danneggiate il suo lavoro! Non capite che siete ancora suoi debitori. Anche quando vi richiede qualcosa, quando vi assegna dei compiti, quando vi chiama a lavorare per Lui?".


Dio mi ama abbastanza da avere più fiducia nel suo amore che nella mia incapacità. Dio mi affida un incarico che non potevo sperare, un lavoro a cui non potevo credere. Un'altra certezza deve renderci tranquilli: Gesù non dimentica che sono un incapace. Non ignora che le mie mani sono maldestre, il mio cuore meschino, la mia lingua intemperante. Gesù continua e continuerà a serbarci la sua fiducia.


Nessuno dei nostri passi falsi intaccherà la speranza che ha riposto in noi e noi dobbiamo avere fiducia di Lui. Egli ha introdotto un nuovo rapporto tra Lui e noi: la gratuità. Ci possiamo perciò mettere tranquillamente al lavoro sapendo che l'errore verrà perdonato, la mancanza cancellata; e perciò la disperazione e la paralisi svaniscono.


Non si cerca di sapere se si è utili, si rende grazie sapendo che Dio ci vuole utilizzare pur restando incapaci.


A conti fatti, questa parabola dovrebbe insegnarci a deporre ogni preoccupazione di noi stessi. "Siamo servi inutili" allora dobbiamo sentircelo dire perché è la verità. Eppure Cristo ci chiama al lavoro e ci affida incarichi. Non misuriamo la nostra abilità o la nostra inettitudine, la nostra efficacia o la nostra impotenza: è importante fare quel che dobbiamo, perché Dio ce lo chiede.


A.V.


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