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Maggio 2000

IL RICCO CATTIVO E IL POVERO LAZZARO

C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse. Padre Abramo a voi pietà ai me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.

Ma Abramo rispose: Figlio ricordi che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possano, né di costì si può attraversare fino a noi. E queglí replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli.
Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento.

Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi"
(Lc. 6, -3 ).




· Contrasto nella vita terrena tra il ricco e il povero
(vv.19-21)

In vita: il ricco vestiva di porpora e di bisso, tutti i giorni banchettava lautamente; ma il ricco è senza nome, chiuso nella sua incoscienza. Il mendicante invece era coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco, giaceva alla porta del ricco: non c'è insulto più grande all`indigenza dei poveri del lusso sfrenato e vergognoso dei ricchi; perfino i cani avevano "pietà" di lui (nella Bibbia i cani sono animali malvagi e impuri).


Il povero invece ha un nome: Lazzaro, che significa "Dio aiuta"; un nome carico di speranza: Dio non abbandona i poveri!


· Rovesciamento delle sorti
(vv.22-26)

Lazzaro "fu portato" in alto; mentre il ricco "sepolto" negli inferi. Lazzaro è condotto nel "seno di Abramo", espressione carica di significato: il ricongiungimento dei giusti con i Padri (Gn.1S,15; 28,5); la partecipazione al banchetto messianico in un clima di festa e di felicità eterna: "siederanno a mensa con Abramo". (Mt.8,11)


Esprime l'intimità con Dio, come l'apostolo Giovanni che nell'ultima cena si trova "al fianco di Gesù" (letteralmente "nel suo seno") o come Gesù stesso che è "nel seno del Padre" (Gv.1,18). La paternità di Abramo diventa così immagine della paternità di Dio che chiama gli uomini alla comunione con sé.


Il ricco invece è sepolto "negli inferi" (ebraico "Sheol", greco "Ade"), luogo di tormenti, di tortura, di fuoco inestinguibile, segno della condanna eterna.


· La testimonianza di un miracolo o quella delle scritture (vv. 37-31) ?


Il ricco sollecita il miracolo a favore dei suoi fratelli, ma Abramo dice: "Hanno Mosè e i profeti, ascoltino loro". Gesù stesso insiste su questo tipo dì testimonianza con i discepoli di Emmaus: "cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte scritture ciò che si riferiva a Lui" (Lc.24,27).


Ma chi ha il cuore appesantito dai beni terreni, sedotto dai piaceri di questo mondo, reso sordo dalle mille voci seducenti che lo allettano, non recepisce l'invito alla conversione.


L'amore alla ricchezza rende ciechi verso Dio e verso i fratelli e blocca anche di fronte alle scelte più radicali (cfr. Il giovane ricco). L'abisso che esiste tra il ricco e il povero è segno dell'inconciliabilità tra Dio e il denaro. Il cristiano è chiamato a farsi solidale con chi è povero e a distribuire ad altri le proprie ricchezze, perché c'è il rischio di sconfessare con la vita la nostra scelta: la mediocrità, il compromesso, il non saper fare rinunce, il lamentarsi, il ricercare anzitutto i propri interessi... sono tutti modi e forme più o meno coscienti che svuotano di significato e di credibilità le promesse che abbiamo fatto. E la conseguenza più grave di tutto è l'indurimento di cuore, il non vedere le necessità degli altri, chiudersi in sé.


Chi è vittima del proprio egoismo ed è chiuso all'amore di Dio e del fratello, costruisce la propria dannazione. Stoltezza per l'uomo è costruire sulla sabbia delle proprie ricchezze; vera sapienza è costruire sulla salda roccia della Parola di Dio che ogni giorno ci è data in dono.


Non attacchiamo il cuore ai tesori del mondo che ci possono esser rubati, ma attacchiamo il cuore a Dio e alla sua volontà.

P. L. Cameroni


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