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Settembre 2000

IL GIORNO DEL GIUDIZIO

"Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voifin,dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.


Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo vistoforestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitartí?

Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avetefatto queste cose a uno solo dei questi mieifratelli più piccoli, l'avetefatto a me.


Poi dirà a quelli posti alla sua sinistra: Via, lontano da me maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Perché ho avutofame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

Anch'essí allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato oforestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?

Ma egli rísponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avetefatto queste cose a uno di questi mieifratelli più piccoli, non l'avetefatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna" (Mt: 25,31-46).


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Il giudizio finale esamina la nostra vita, anche passata inosservata; esamina la nostra storia, anche se quella di un tempo ormai dimenticato. Il giudizio recupera il passato e lo trasferisce sul piano dell'eternità; ridona vita a ciò che di grande o di meschino abbiamo compiuto. Il tempo era stato dato a noi per comportarci come figli di Dio oppure metterci contro Dio. Il tempo era dunque già eternità.

Ognuno dei diversi gruppi umani, individui e comunità, persone e nazioni dovrà rendere conto a Dio se ha adempiuto al ruolo a lui assegnato: come ha assicurato il pane a chi aveva fame, il vestito a chi non aveva di che coprirsi; se ha accolto o rifiutato gli stranieri, se ha costruito prigioni e lager anziché scuole e ospedali.

Tutti avremo da rendere conto del nostro operato, non solo in quanto cristiani, ma anche in quanto italiani, europei, gente del Nord o del Sud. A tutti sarà chiesto se avremo servito o danneggiato il Corpo di Cristo nella nostra esistenza (professionale, nazionale, politica ... ); se avremo prestato attenzione ai problemi della povertà, della miseria e della fame nel mondo; quali scelte politiche e sociali avremo fatto, se avremo condonato i debiti dei paesi poveri.


Vi sono azioni che non riguardano soltanto l'ambito del servizio, ma anche, e ancora più, quello dell'amore del prossimo. Quando si serve si fa il proprio dovere di uomo (Gesù ci direbbe: '1 pagani fanno altrettanto'% mentre quando si passa ad amare si fa il proprio dovere di cristiano. Saremo giudicati sull'amore.


Il Signore non terrà conto delle opere eccezionali da noi compiute, ma delle opere di misericordia elencate nel catechismo: senza la pretesa di esaurire l'argomento: accogliere e ospitare il forestiero, aiutare il malato e il povero, assistere il bisognoso, visitare il carcerato, dare la libertà ai prigionieri e agli schiavi. Gesù allarga il comando dell'amore, dal fratello israelita a qualunque uomo, come aveva già fatto nel discorso della montagna. Il vero discepolo di Gesù è colui che serve il fratello. In altre parole, la passione per la verità e la promozione dell'uomo saranno il distintivo del vero cristiano. Essere "benedetto" o "rnaledetto" non è un gioco di parole. Benedetti sono coloro che ricevono l'eredità da Dio. Maledetti sono i miserabili: rovesciati dai troni, rimandati a mani vuote.

Questa non è una parabola. E' il Figlio dell'uomo che viene nella sua gloria e pone una separazione fra gli uomini, come un pastore isola le pecore dai capri. Si tratta del giudizio delle nazioni in quanto tali. Del giudizio dei credenti e del giudizio di tutti gli uomini anche non credenti. Il testo dice chiaramente che un giorno il Cristo verrà a giudicare la storia degli uomini; a dare un senso a ciò che gli uomini hanno fatto; il nostro tempo avrà un termine; non vi sarà distruzione, ma recupero di ciò che è positivo ed eliminazione di ciò che è negativo; mietitura del buon grano, eliminazione della zizzania.


Gesù associa due atteggiamenti che tendiamo a contrapporre:
l'atteggiamento dei farisei che insistono tanto sul giudizio finale da dimenticare la vita presente; l'atteggiamento dei sadducei che sono tanto attenti al presente da dimenticare il giudizio finale.

Questo brano del Vangelo è un segno di speranza non solo per i credenti, ma anche per i non credenti. Tutti possono agire pro o contro coscienza, pro o contro Dio.
Ogni gesto umano, interessa e tocca direttamente Gesù: lo sfamano o lo affamano, l'accolgono o lo scacciano; lo vestono o lo denudano; lo consolano o lo fanno soffrire; lo confortano o lo lasciano solo.

Per Gesù non è indifferente che un uomo uccida il fratello o lo aiuti a vivere, che faccia la guerra o lavori per la pace, che sfrutti gli altri o condivida con loro il suo pane. Vi sono azioni rispettose del creato e delle creature e azioni che li distruggono; azioni che rispettano Cristo e altre che gli recano oltraggio; operai che lavorano per il Regno e altri che lo combattono.

A.V.


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Orazione trinitaria

Adoriamo il Padre, il Dio dell'amore: egli ci ha creato e ci difende, in ogni istante; ha amato con un costante amore e ci ha dato la luce per vedere la sua maestà nel volto di Gesù Cristo. Noi ti adoriamo, o Signore, ti obbedíamo perché tu sei il Signore.

Magnifichiamo la grazia del nostro Signore Gesù Cristo: egli, che era ricco, è diventato povero per amor nostro; egli in tutto fu provato come noi, eccetto che nel peccato; è andato ovunque facendo il bene e per annunciare la buona novella del regno di Dio; è stato obbediente fino alla croce; è morto e vive per sempre; ha schiuso a tutti i fedeli il divino regno dei cieli; siede alla destra di Dio nella maestà del Padre e tornerà come giudice e re.

Cristo, tu sei il re di maestà. Rallegriamoci nell'amicizia dello Spirito del Signore, del datore di vita, dal quale siamo stati immessi nella famiglia di Dio e resi membra del Corpo di Cristo.

La sua testimonianza ci fortifica, la sua sapienza ci istruisce, il suo potere ci rende capaci.

Egli è pronto a fare per noi ciò che va assolutamente oltre ciò che noi possiamo desiderare o pensare.

Sia a te ogni gloria, o Spirito Santo.


Chiesa dell'India del Sud


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