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Appuntamenti

22/02/2012Mercoledì delle Ceneri - Inizio della Quaresima










Il Mercoledì delle Ceneri introduce il tempo liturgico della Quaresima. E' un inizio importante che dovrebbe cambiarci il cuore ...
Messaggio del Papa per la Quaresima
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24/02/2012Commemorazione di Maria Ausiliatrice

Tutta la vita di don Bosco presenta una prospettiva mariana così singolare, da potervi leggere distintamente la presenza e l'influsso di Maria. Sarà facile constatare che la presenza di Maria va dall'infanzia di Giovanni Bosco fino all'ultimo istante della sua vita, quando morendo, il 31 gennaio 1888, lasciava come suo testamento la raccomandazione: «Dite ai ragazzi che li aspetto tutti in paradiso. Siano devoti dell'eucaristia e della Madonna...».
Giovanni Bosco aveva imparato l'amore a Maria alla scuola della sua mamma, Margherita Occhiena. La devozione della madre alla Madonna influì non poco sul figlio. Margherita era piena di ricordi degli avvenimenti succedutisi nei primi anni del suo matrimonio (1812-1815). Pio VII di ritorno da Fontainebleau aveva sostato a Savona per incoronare la Madonna della Misericordia; Pio VII era stato a Torino il 19 maggio 1815 e aveva fatto l'ostensione della sacra Sindone. Giovanni Bosco sarebbe nato il 16 agosto successivo. Maria e il Papa riempirono del loro amore il cuore della mamma e del figlio.
Nella sua vita don Bosco accentuerà quelle forme di devozione mariana, incontrate nei luoghi, in cui si era formato al sacerdozio, e dove svolse il suo ministero sacerdotale. E così ha la devozione per la Madonna del Castello di Castelnuovo d'Asti, per la Madonna delle Grazie in Chieri, per la Consolata in Torino. Diventato sacerdote nel 1841, le preferenze di don Bosco si portano sulla devozione all'Immacolata Concezione. Sono gli anni in cui un forte movimento opera perché si arrivi alla definizione del dogma dell'Immacolata. Inoltre, per una serie di coincidenze, alcuni fatti della vita e dell'apostolato di don Bosco sono legati al nome e alla celebrazione dell'Immacolata. L'opera dell'oratorio ha il suo primo timido inizio 1'8 dicembre 1841, festa dell'Immacolata Concezione, quando nella chiesa di S. Francesco d'Assisi in Torino, don Bosco si incontra nella sagrestia con Bartolomeo Garelli, e dopo la messa inizia ad insegnargli il catechismo. L'introduzione a quell'apostolato fu un'Ave Maria, della cui efficacia don Bosco stesso dirà ai suoi salesiani, a distanza di quarantacinque anni: «Tutte le benedizioni piovuteci dal cielo sono frutto di quella prima Ave Maria detta con fervore e con retta intenzione». L'Immacolata è stata sempre per don Bosco la Madonna delle origini dell'oratorio, colei che ha favorito lo sviluppo dell'opera, e l'ideale sublime di purezza a cui educatori e giovani avrebbero dovuto ispirarsi.
Passati alcuni anni, si dovette constatare che non si era affievolito l'ideale, che don Bosco aveva visto attuato nella Immacolata. All'inizio del 1856 nell'oratorio nasce la compagnia della Immacolata, il cui spirito era condensato in un articolo dello statuto, che suonava così: «Una sincera, filiale, illimitata fiducia in Maria, una tenerezza singolare verso di lei, una devozione costante ci renderanno superiori ad ogni ostacolo, tenaci nelle risoluzioni, rigidi verso noi stessi; amorevoli col prossimo ed esatti in tutto».Il frutto più bello, maturato in questo ambiente, fu Domenico Savio, che andò in paradiso dopo soli nove mesi dall'inaugurazione della compagnia, e fu riconosciuto santo dalla Chiesa il 12 giugno 1954, nel corso del primo anno mariano.
La Madonna entrò ancora più profondamente nella vita di don Bosco, nello stesso anno 1856, quando mamma Margherita se ne andò in cielo. Il posto di questa mamma nella vita di don Bosco non era stato piccolo. Pertanto il vuoto che don Bosco avvertì alla morte di lei non lo si poteva misurare. Egli non poteva consolarsi né per sé, né per quei ragazzi dell'oratorio a cui mamma Margherita attendeva. Allora si rivolse alla Vergine e le fece questa preghiera: «Ora, io e i miei figli siamo senza mamma sulla terra. È necessario che voi prendiate il posto vuoto. Una mamma è indispensabile in una grande famiglia. Chi lo potrà fare all'infuori di voi? Tutti i miei ragazzi ve li affido. Vegliate sulla loro vita e sulla loro anima, ora e sempre».
Questo era il punto terminale di una educazione di amore e fiducia in Maria, che don Bosco aveva ricevuto dalla sua mamma, fin da ragazzo.

2. Maria «Auxilium Christianorum»

Ma fra il 1858 e il 1863 c'è qualcosa di nuovo nella vita di don Bosco. La devozione alla Vergine Immacolata diviene devozione verso l'Immacolata Ausiliatrice. L'abbinamento dei due titoli non era nuovo. Pio IX l'aveva fatto nella bolla Ineffabilis Deus di proclamazione del dogma della Immacolata. Vi qualificava Maria come «Rifugio sicurissimo e fedelissimo Aiuto di tutti i pericolanti, potentissima Mediatrice e Conciliatrice di tutto il mondo presso il suo Figlio e splendidissimo decoro e ornamento della santa Chiesa e fermissimo suo presidio.. ».2
L'Immacolata diveniva l'Ausiliatrice di don Bosco e della sua opera, in seguito a un sogno da lui avuto nel maggio 1862 e che raccontò ai suoi ragazzi. Aveva visto i nemici di Dio ingaggiare una lotta contro la Chiesa e il papa, sotto forma di una gigantesca battaglia navale. La nave della Chiesa però viaggiava sicura fra le tempeste e i proiettili scagliati dalle navi nemiche, e riusciva a trovare salvezza presso due colonne, che si alzavano miracolosamente dal mare. La prima colonna era sormontata da una grande ostia, la seconda da una statua dell'Immacolata, con la scritta Auxilium christianorum. Il sogno delle «due colonne» illuminava don Bosco sulla missione che l'Immacolata avrebbe compiuto a favore della Chiesa, quale aiuto del popolo cristiano, in tempi che avrebbero conosciuto le lotte alla religione cattolica e al papato. In seguito a tutto questo, don Bosco insisterà sulla devozione a Maria Ausiliatrice, in cui onore inizia e completa, negli 1865-1870, la costruzione del santuario a Valdocco. Sarà questo il titolo. Negli ultimi vent'anni della sua vita egli amerà questo titolo di Maria in modo speciale, e lo vorrà invocato dai suoi come segno del suo attaccamento alla Chiesa romana e al papa e come mezzo di salvezza in un tempo in cui si voleva rubare la fede al cuore della gente. Diceva don Bosco a don Giovanni Cagliero: «i tempi divengono talmente difficili che noi abbiamo un vero bisogno che Maria ci aiuti a conservare e a difendere la fede cristiana».
L'apostolato e la devozione di don Bosco verso Maria «Auxilium christianorum» fecero sì che presto si incominciasse a parlare dell'Ausiliatrice, come della Madonna di don Bosco. Storicamente, l'invocazione esisteva già dal 1571. Dopo che il pericolo dei turchi incombente sulla cristianità venne scongiurato a Lepanto, Pio V volle che ne fosse perpetuato il ricordo anche con l'invocazione Auxilium christianorum, inserita nelle litanie lauretane. Pio VII istituì la festa nel 1815, a ricordo della sua liberazione dalla prigionia di Fontainebleau, e del suo ritorno a Roma il 24 maggio 1814. Don Bosco fece leva sul sentimento diffuso da sempre in mezzo al popolo cristiano, ma affiorante specialmente al suo tempo: era più che mai necessario invocare l'aiuto potente di Maria contro gli avversari della Chiesa, che la colpivano nel capo e nelle membra. Per tutto questo don Bosco ha propagato ovunque questa devozione, e l'ha affidata come eredità a tutti coloro, che avessero partecipato in qualsiasi maniera, alla sua famiglia. Già nel 1867, volle che la giaculatoria Maria, Auxilium christianorum facesse parte delle preghiere da recitarsi prima e dopo lo studio e la scuola. Due anni prima, nel 1865, aveva iniziato la costruzione della chiesa che doveva essere la reggia di Maria Ausiliatrice. La vicenda della costruzione è una storia piena di fede, perché ogni pietra racconta di una misericordia, di un miracolo. Don Bosco stesso diceva molto semplicemente: «Non sono io l'autore di queste grandi cose. Il buon Dio e la Madonna hanno voluto servirsi di un povero prete per compiere tutto... Ogni pietra, ogni ornamento sono il segno di una delle sue grazie».
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3. «Continuo e mirabile è l'aiuto di Maria»

L'influsso della Vergine nella vita di don Bosco lo si vede particolarmente nelle congregazioni da lui fondate: dei salesiani e delle figlie di Maria Ausiliatrice. Quando don Bosco ne parlava, diceva: «La Santissima Vergine è la fondatrice e lei sarà il sostegno delle nostre opere».Quanto alle Figlie, se è vero che don Bosco le voleva come monumento perpetuo di riconoscenza alla Madonna Ausiliatrice, non si sbagliò: il primo «grazie» concreto fu suor Maria Domenica Mazzarello, fondatrice delle Figlie e santa riconosciuta del paradiso. In fondo, ciò che voleva don Bosco era che nella sua casa si respirasse devozione alla Madonna, come una essenziale componente della formazione, per coloro che avevano scelto di vivervi. Maria doveva essere la guida di tutti. A nove anni a lui era stata fatta in sogno una promessa: «Io ti darò la Maestra. Sotto la sua guida potrai diventare sapiente».6 La Maestra c'era: si trattava di essere discepoli diligenti e volenterosi alla sua scuola. Alla promessa che domina la vita di don Bosco, dai nove anni in poi, si deve collegare la raccomandazione - testamento che egli lasciava ai suoi fin dal settembre 1884: «La Santa Vergine continuerà a proteggerci... se noi continuiamo a avere fiducia in lei e a promuoverne il culto...».Così don Bosco si è intonato con il programma mariano, che aveva caratterizzato il suo secolo. Lo ha vissuto con il fervore di un santo, lo ha irradiato con l'entusiasmo di un apostolo.

Dal libro di Virgilio Noè, Come l'hanno amata! Profili di Santi mariani

28/02/2012Ricordando Don Bosco: gli anni del focolare di Giuanin testa rotta

Giuanìn testa rotta Giovannino Bosco (per la mamma e per tutti solo e sempre Giuanìn) fin da bambino andava matto per i divertimenti. Fra tutti però preferiva il gioco della lippa, che consisteva nel ricacciare con un'asta di legno una specie di cilindro, anch'esso di legno, gettato da un compagno.
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02/03/2012Primo venerdì del mese di marzo: Il Pentimento

La parabola del Figliuol Prodigo (Lc. 15:11-32) ci viene narrata da Gesù per rivelarci la fiamma del suo immenso amore misericordioso verso i peccatori.
Un uomo aveva due figli. Il più giovane, stanco della vita che faceva a casa sua, desideroso di libertà e attirato dalla vita di avventura all’estero, chiede al padre la sua parte di eredità. Secondo la legge ebraica il più giovane di due figli, quando diventava maggiorenne, aveva diritto a un terzo dell’eredità...

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11/02/2012Missioni Salesiane

Il più grande tesoro che possiamo offrire ai cari missionari è la nostra preghiera espressa nelle parole, nel silenzio ed attraverso le sofferenze quotidiane. 
Tutti i missionari aspettano questo gesto di carità, gesto che li rafforza e li mette a disposizione della volontà di Dio verso i bisognosi.
 Immagine di alcuni ragazzi di una delle missioni salesiane


Anche tu sei invitato a sostenerli nel loro impegno quotidiano
Puoi offrire gesti di carità scegliendo i modi a te possibili, o puoi unirti con la Fondazione Don Bosco nel mondo che ogni giorno alle 12.00 recita l'Angelus ricordando i missionari vivi e defunti.

 

Missionario Salesiano: Don Angelo Regazzo    Etiopia
  
Un'immagine del nostro ospite: Don Angelo Regazzo
Sono don Angelo o... Abba Melaku, come mi chiamano qui in Etiopia, un salesiano di Don Bosco per i ragazzi di strada!
Cosa faccio di bello in Etiopia?
I Superiori mi hanno fatto Vice Direttore ed Amministratore del Bosco Children Centre (Centro Ragazzi di Strada Don Bosco), dove vengono accolti i ragazzi che raccogliamo dalla strada che desiderano cambiare vita.
Sono ragazzi difficili e con tanti problemi. Sono esperti ladruncoli e ne sanno una più del diavolo, sempre pronti a litigare e a fare a pugni. Però il Sistema Preventivo di Don Bosco, specialmente tanta pazienza e una grande amorevolezza hanno sempre il sopravvento su di loro, tanto che notiamo quasi ogni giorno cambiamenti negli animi di questi ragazzi che ci sorprendono.

Uno degli scopi principali del nostro Centro Bosco Children è di fare delle ricerche sulla famiglia di provenienza di ogni singolo ragazzo, trovarla, capire il motivo della separazione e quindi, se possibile, tentare di “riunire il ragazzo alla propria famiglia”. Dove ciò non è possibile allora aiutiamo il ragazzo a trovare una stanzetta in affitto e l’assistiamo finanziariamente fino a quando lui, con il suo lavoro, riesce a pagarsi l’affitto e cavarsela da solo nella società.

Al presente, con l’aiuto dei volontari, stiamo installando i macchinari nei primi laboratori... In questi giorni poi siamo riusciti a “piazzare” una decina dei più bravi dei nostri ragazzi in qualche ditta amica... Purtroppo con la crisi che c’è (fortissima anche qui) i datori di lavoro hanno difficoltà a prendere i nostri ragazzi, così ci siamo buttati sulla produzione: i ragazzi lavorano il bambù e il cuoio. Facciamo dei lavoretti interessanti che poi vendiamo ai turisti negli alberghi e il ricavato, tolte le spese del materiale, rimane naturalmente ai ragazzi che sono così incentivati a produrre il più possibile. Appena è possibile apriamo per loro un conto in banca e i soldini che guadagnano vengono versati nel loro conto.

Tutto questo è stato possibile grazie all'aiuto di centinaia di amici e benefattori.