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Maria Ausiliatrice nella vita e nella storia di Don Bosco. (2° parte)

di Don Pierluigi Cameroni SDB

Don Bosco e la Basilica di Maria Ausiliatrice


Storia della costruzione
- Agli inizi del 1860 Don Bosco vagheggiava la costruzione di una chiesa di dimensioni più ragguardevoli di quella di San Francesco di Sales. I motivi erano dei più diversi, non ultimo l’angustia di quest’ultima chiesa. Così si esprimeva con don Paolo Albera una sera del dicembre del 1862: “Io ho confessato tanto e, per verità, quasi non so che cosa abbia detto o fatto, tanto mi preoccupa un’idea, che distraendomi mi traeva irresistibilmente fuori di me. Io pensavo: la nostra chiesa è troppo piccola: non contiene tutti i giovani oppure vi stanno addossati l’uno all’altro. Quindi ne fabbricheremo un’altra più bella, più grande, che sia magnifica. Le daremo il titolo: ‘Chiesa di Maria Ausiliatrice’. Io non ho un soldo, non so dove prenderò il danaro, ma ciò non importa. Se Dio la vuole si farà” (MB VII, 333-334). Con quel plurale «fabbricheremo», detto a uno che sarà il suo secondo successore, egli parve andare oltre all'opera propria, impegnandovi anche coloro che sarebbero venuti dopo di lui. Se infatti i due primi aggettivi stavano bene applicati alla forma primitiva del sacro edificio, il terzo doveva avere la sua piena attuazione più tardi. Qualche tempo dopo, toccando lo stesso argomento con il chierico Anfossi, uscì nelle seguenti espressioni: “La chiesa sarà molto ampia. Qui verranno molti a invocare la potenza di Maria Vergine”. Parole che sanno di profezia. Vedeva inoltre la convenienza di dare un luogo di culto alla gente dei dintorni perché Valdocco, da periferia quasi rurale, era diventata un quartiere urbano. I cinque progetti per la nuova chiesa, firmati da don Bosco e dall’ingegnere Spezia, furono presentati all’ufficio comunale competente datati 14 maggio 1864: si trattava della “Pianta di una Chiesa dedicata a Maria Auxilium Christianorum da erigersi in Valdocco di Torino con obblazioni di divoti”. Il prospetto della chiesa di Maria Ausiliatrice fa riferimento alla basilica veneziana di San Giorgio Maggiore (1506) dell’architetto veneto Andrea Palladio (1508-1580). Gli obiettivi di don Bosco nell’affrontare l’impresa dell’edificazione erano chiari: voleva una chiesa grandiosa che fosse un monumento alla Vergine Maria, il segno chiaro della sua presenza a sostegno della Chiesa, come al tempo di Lepanto o durante la prigionia di Pio VII. Incaricando lo Spezia del progetto don Bosco voleva che “fosse in tali proporzioni che potesse accogliere un gran numero di devoti, e render l’onore dovuto all’Augusta Regina del Cielo” (G. B. LEMOYNE, Torino 1909, p. 466). La fabbrica, dopo la posa della pietra angolare (27 aprile 1865), tra alterne vicende, fu portata finalmente a termine nel 1868 e fu consacrata il 9 giugno di quello stesso anno.

Decorazione - Don Bosco aveva in mente un preciso piano iconografico: voleva, attraverso i dipinti posti sugli altari, comunicare dei contenuti, presentare al fedele non solo dei santi cui indirizzare le proprie preghiere, ma degli esempi da seguire. Nel giugno del 1868 era già al suo posto il quadro maggiore del pittore Tommaso Lorenzone; mancavano all’appello gli altri quattro dipinti che dovevano decorare altrettanti altari minori, ma nel giro di sette anni, entro il 1875, l’impresa era portata a compimento. L’altare nel transetto sinistro era (ed è tuttora) dedicato a San Giuseppe, “Sposo della Madre di Dio”. Il transetto destro aveva un altare dedicato a San Pietro (oggi l’altare è dedicato allo stesso don Bosco); il soggetto era la consegna delle chiavi simboliche al santo da parte di Gesù. Successivamente, procedendo verso il fondo, si incontrava l’altare dedicato a Sant’Anna. Il soggetto raffigurava Sant’Anna che insegna alla piccola Maria a leggere. A sinistra della porta principale vi era un altare dedicato ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Gli affreschi che decoravano la volta e le pareti erano stati approntati dal pittore Giuseppe Rollini con scene allegoriche. Ultimo lavoro, compiuto dopo la morte di don Bosco, fu la decorazione della cupola con la Gloria dell’Ausiliatrice.

Cuore dell’oratorio – A don Bosco premeva che “la chiesa di Maria Ausiliatrice divenisse veramente il cuore dell'Oratorio. Vagheggiava già con la mente svariate forme di attività che all'ombra della sua cupola avrebbero preso svolgimento fra un mondo di persone; pregustava la gioia che avrebbe provato vedendo tutti riuniti sotto le sue volte fare un sol coro, cantando le lodi del Signore e della Madonna, e dissetare le loro anime alle fonti della grazia; si rappresentava la gara generale per celebrarvi con solennità le feste maggiori, nelle magnificenze del culto. Il concerto delle sue campane avrebbe ricreato e sollevato gli spiriti come armonie scese dal cielo. Per le sue porte sempre aperte sarebbero passati grandi e piccoli durante il giorno per andar a pregare dinanzi al tabernacolo di Gesù Sacramentato e al quadro della Beata Vergine. Magnifici pontificali; funzioni quotidiane fatte non solo con gravità sacerdotale, ma anche con divota partecipazione di folte schiere giovanili; abbondanza della divina parola. Insomma, eretta che fosse la bella casa di Dio, egli scorgeva nel suo interno pietà, all'esterno festevole ammirazione, in ogni dove serenità di pensieri e giocondità di vita, e sul vertice la Madonna benedicente e dicente: «Io sono quassù per vedere e ascoltare tutti i miei figli dell’oratorio»” (Eugenio Ceria, Annali della società salesiana, I pp. 88-89).

Chiesa-madre dei Salesiani - Una chiesa di tali dimensioni veniva a operare un'evoluzione nel luogo dove sorgeva. I giovani salesiani che ne vedevano crescere i muri, non poterono fare a meno di pensare che l'Oratorio si avviava a diventare qualche cosa di più e di meglio che un semplice ospizio per ragazzi poveri. Don Bosco di tanto in tanto sollevava un lembo del velo che ricopriva il futuro e i suoi salesiani nutrivano un vago presentimento di essere i pionieri chiamati ad aver parte agli inizi di un'opera straordinaria. Egli mirava ad accendere un mistico focolare a cui si sarebbero accese e tornate a ritemprarsi generazioni di operai evangelici, mandati a lavorare nella vigna del Signore. “«Sai un’altra ragione per fare una nuova chiesa?». Domanda a un altro dei suoi chierici, Don Cagliero. «Penso, rispose il Cagliero, che sarà la chiesa madre della nostra futura congregazione, ed il centro dal quale emaneranno tutte le opere nostre a favore della gioventù». «Hai indovinato, confermò don Bosco: Maria SS. è la fondatrice e sarà la sostenitrice delle nostre opere»” (MB VII, 334).

Centro carismatico e taumaturgico - “La costruzione del tempio è più che un lavoro tecnico, che una preoccupazione per i piani, i materiali e i finanziamenti. Rappresenta per Don Bosco un’esperienza spirituale e una maturazione della sua mentalità pastorale. Don Bosco si trova attorno ai 45-50 anni, gli anni della sua maturità sacerdotale e della sua assodata proiezione sociale, con alcune opere già organizzate e altre appena iniziate. Alla fine della costruzione qualche cosa si è trasformato in Lui. Per quali ragioni? In primo luogo perché la realizzazione supera l’idea iniziale: da una chiesa per la sua casa, il suo quartiere e la sua congregazione, si sta profilando l’idea di un santuario, meta di pellegrinaggi, centro di culto e punto di riferimento per una famiglia spirituale. La realtà gli è cresciuta tra le mani. I problemi economici poi si sono risolti con grazie e miracoli che stimolarono una generosità non calcolata del popolo. Tutto ciò radicò in Don Bosco la convinzione che “Maria si era edificata la sua casa”, “che ogni mattone corrispondesse a una grazia”. La costruzione viene portata a termine in soli tre anni e le spese si accumulano su quelle necessarie a mantenere tanti ragazzi. All’origine del santuario di Valdocco non c’è, come in altri luoghi mariani, un’apparizione o un miracolo. Ma il tempio stesso finisce per essere un luogo e un complesso “taumaturgico”. Affermò un sacerdote di quel tempo, un certo teologo Margotti: «Dicono che Don Bosco fa miracoli. Io non ci credo. Ma qui ne ebbe luogo uno che non posso negare: è questo sontuoso tempio che costa un milione ed è stato costruito in soli tre anni con le offerte dei fedeli!»”. Durante la costruzione nasce e cresce la fama di Don Bosco operatore di miracoli e il suo nome comincia a diffondersi oltre il Piemonte: da un sacerdote conosciuto soltanto nella sua terra, passa ad essere un personaggio simbolo della novità pastorale nella Chiesa. Egli sente la responsabilità di questa fama di “operatore di miracoli” e consulta un teologo, Mons. Bertagna, se deve continuare a dare la benedizione di Maria Ausiliatrice! La risposta è affermativa. La costruzione coincide ed è seguita dalla fondazione dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Esse rappresentano l’allargamento del carisma al mondo femminile, col conseguente arricchimento; così come un’altra fondazione, l’arciconfraternita di Maria Ausiliatrice è, insieme ai Cooperatori, l’estensione verso il mondo laico. Comincia allora l’espansione delle congregazioni. Avrà la sua manifestazione vistosa nelle spedizioni missionarie, che partirono tutte dal santuario. Ne venne come conseguenza l’apertura apostolica: dall’istituto educativo ad una pastorale popolare con elementi tipici: la predicazione, i sacramenti, la pratica della carità attraverso offerte materiali e partecipazione alle attività caritative. Seguì anche lo sforzo sistematico per le vocazioni adulte chiamato “Opera di Maria Ausiliatrice”. Senza assolutizzare l’affermazione, si può dire che Don Bosco incominciò la costruzione come direttore di un’opera e la finì come capo carismatico di un grande movimento ancora in germe, ma già definito nelle finalità e tratti distintivi; la cominciò come sacerdote originale di Torino e la finì come apostolo della Chiesa, passò dalla città al mondo. Se l’esperienza dell’oratorio aveva dato come risultato positivo la prassi pedagogica, l’opera del santuario fece emergere nel lavoro salesiano una visione di Chiesa, come popolo di Dio sparso su tutta la terra, in lotta con le potenze del male: una prospettiva che presenterà in un’altra forma nel sogno delle due colonne (1862), rappresentato oggi in una pittura sulla parete di fondo del santuario. Forgiò uno stile pastorale fatto di audacia e fiducia: saper cominciare con poco, osare molto quando si tratta del bene, andare avanti affidandosi al Signore. Scolpì una convinzione nel cuore della congregazione: «Propagate la devozione a Maria Ausiliatrice e vedrete che cosa sono i miracoli»... in tutti i campi, economici, sociali, pastorali, educativi” (Juan Vecchi, Spiritualità Salesiana. Temi fondamentali, Elledici, Torino 2001, pp. 228-230).

Chiesa miracolosa questa di Maria Ausiliatrice: miracolosa, per essere stata mostrata molto tempo prima al Santo nel suo luogo e nella sua forma; miracolosa nell'erezione, perché a Don Bosco, povero e padre di poveri, solo i mezzi venuti dalla Provvidenza permisero di innalzarla; miracolosa per il fiume di grazie che non ha cessato mai di scaturire da lei come da fonte inesauribile; miracolosa infine per i restauri che i successori di don Bosco hanno sempre intrapreso e condotti a termine in modo quasi incredibile. (Cntinua ..)