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San Francesco di Sales pellegrino alla tomba di San Carlo

di don Lino Galli SDB

Nel prossimo mese di Aprile ricorre il 4° centenario di un pellegrinaggio che non possiamo lasciar passare inosservato, come se fosse cosa di scarso interesse.

Si tratta del pellegrinaggio che S. Francesco di Sales ha fatto nel 1613 dalla città di Annecy in Savoia (Francia)alla città di Milano, per venerare S. Carlo Borromeo, canonizzato il 1° Novembre 1610. S. Francesco di Sales era molto devoto di S. Carlo: lo considerava il suo modello da imitare come Vescovo.

Già nel 1612 Francesco aveva programmato il pellegrinaggio.
Ne aveva fatto voto per la rapida guarigione da grave malattia della Chantal, la Santa confondatrice delle Suore della Visitazione: guarigione ottenuta per intercessione di S. Carlo.
Francesco voleva fare tutto il viaggio a piedi, con solo quattro accompagnatori. Ma fu dissuaso e fu costretto a spostare la data al 1613, per preparare un pellegrinaggio in piena regola, con accompagnatori di riguardo, come richiedeva la dignità di Francesco che era Vescovo di Ginevra. 
Bisognava poi, prima e dopo Milano, passare da Torino, per ossequiare il Duca Carlo Emanuele e parlare con lui di certe cose importanti.
Ma in questo modo c’era il rischio di fare un viaggio turistico e magari politico.
Non fu così. Il gruppo viaggiò in raccoglimento, a cavallo.
La presenza del Vescovo santo irradiava amor di Dio. 

A Milano i pellegrini furono accolti come graditi ospiti dai Padri Barnabiti, in Via Commenda, nel centro storico.
Ancora oggi, in questa via, i Barnabiti hanno la loro Casa Provinciale e gestiscono la scuola dell’Istituto Zaccaria.
Hanno l’onore e la gioia di conservare il ricordo di quell’ospitalità data a un Santo.
Nella stessa via si trova la chiesa parrocchiale dedicata a S. Francesco di Sales.

Il momento più “forte” del pellegrinaggio fu certamente la celebrazione della S. Messa nella cripta del duomo, davanti all’urna di S. Carlo.
Il fervore ha acceso il volto di Francesco a tal segno che i presenti rimasero edificati e coinvolti.
Un altro momento atteso fu il lungo e cordiale colloquio con il Card. Federico Borromeo, cugino e successore di S. Carlo.
In quei giorni di permanenza a Milano il nostro Santo ha visitato chiese e monasteri.
Nel trattato dell’Amore di Dio ricorda, per esempio, di avere ascoltato in un monastero femminile “una religiosa la cui voce era così deliziosamente melodioso, che da sola, senza confronti, infondeva nei nostri spiriti una dolcezza maggiore di quanto non facesse tutto il resto messo insieme, che pure era ottimo”.

Come abbiamo detto, S. Francesco considerava S. Carlo il suo modello da imitare come Vescovo.
Conosceva la sua vita e la sua opera. In occasione dei suoi studi all’Università di Padova Francesco ne avrà sentito parlare, tanto era noto il Santo di Milano. Del resto già circolavano sue biografie.
Siamo nel periodo del dopo-Concilio di Trento e la Chiesa era impegnata nel ricupero dell’unità e della genuina vita cristiana, dopo la spaccatura e la deriva dottrinale portate da Lutero e Calvino.
L’accordo nel lavoro pastorale e la sintonia spirituale di Carlo e Francesco erano perfetti. Basta notare che nel Trattato sono frequenti i riferimenti al santo Vescovo di Milano. Entrambi ci tenevano molto alla catechesi, all’istruzione religiosa. Francesco stesso, da Vescovo, faceva catechismo ai ragazzi di Annecy per dare esempio ai suoi preti.
Notiamo lo stesso impegno dei due vescovi per la cultura in generale: aprire scuole, favorire gli studi, preparare al lavoro.
Proprio a Milano Francesco non ha perso l’occasione favorevole per chiedere ai Padri Barnabiti di prendersi carico di una scuola ad Annecy.
Il Superiore, Padre Giovanni Mazenta, ha accolto la domanda, con grande gioia del nostro Santo.
Un altro campo in cui Francesco ha imitato S. Carlo riguarda la visita pastorale a tutte le Parrocchie della Diocesi.
È commovente leggere nella vita di Francesco le peripezie affrontate per raggiungere chiese e villaggi sulle alte montagne della Savoia.
Ricordiamo anche l’impegno per la riforma dei monasteri maschili e femminili, con buoni risultati.
Una sola cosa Francesco non ha fatto in tempo a realizzare: l’istituzione di un adeguato seminario per la formazione dei sacerdoti, come voleva il Concilio di Trento.
La via della riforma cattolica tridentina, da Roma a Parigi, passava attraverso Milano e Ginevra.
A Roma c’erano S. Filippo Neri e S. Roberto Bellarmino, a Milano S. Carlo e a Ginevra-Annecy S. Francsco di Sales, a Parigi S. Vincenzo de’ Paoli.
Sono le vie di Dio, percorse dai Santi, per il bene dell’umanità. 
Sarebbe bello, in questo centenario, restituire a S. Francesco di Sales, ad Annecy, la visita che lui ha fatto a S. Carlo, a Milano.
È un ripercorrere le Vie dei Santi.