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La voce dei lettori

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24/02/2014PIONIERI ITALIANI IN CINA

Antonio Airò e Gilberto Perego

“Don Bosco  sognò della Cina,e,  vide due calici: uno pieno di sudore e l’altro di sangue dei suoi figli”.
Cosi parlo’ a Macao  il superiore  della Missione dei Salesiani in Cina Mons. Versiglia  ai nuovi arrivati che partirono il 20 giugno del 1918  da Valdocco  diretti a Shiu-chow-  Sin dal 1873 Don Bosco aveva comunicato a Pio IX dell’idea di fondare una scuola di arti e mestieri ad Hong Kong. Ed ancora nel suo testamento così scrive di missioni in Cina: “A suo tempo si porteranno le nostre missioni nella Cina precisamente a Pechino.Ma non si dimentichi che noi andiamo per i fanciulli poveri ed abbandonati. Là tra popoli sconosciuti ed ignoranti del vero Dio, si vedranno le meraviglie finora non credute, ma che Dio potente farà palesi al mondo”.
A soli 22 giorni dalla sua morte, l’8 gennaio 1888,Don Bosco parlava ancora delle missioni in Cina al duca di Norfolk,che andò  a trovarlo e stava in ginocchio “presso il letto dei suoi dolori”. Don Versiglia,(martirizzato nel marzo del 1930 ). dal 1915 si era molto prodigato affinchè i Salesiani avessero  in Cina una Missione completamente autonoma e tutta Salesiana,cosa che avvenne  tre anni dopo   con ben undici  distretti,quelli di Shiu-Chow, assegnati dal Vicario apostolico di Canton.
In questa Provincia che fu già di Matteo Ricci per sei anni dal 1589, i Padri delle Missioni Estere di Parigi dal 1850 avevano  avviato otto residenze e cappelle,ma avevano solo cinque missionari. Il territorio era grande come il Piemonte,la Valle D’Aosta e la Liguria unite e la popolazione  di circa tre milioni di anime.

 

Delle religioni in Cina si parla ampiamente nell’ultimo lavoro di Antonio Airò e Gilberto Perego, appena giunto in libreria,dal titolo “Pionieri italiani in Cina- giganti della fede e della scienza” edito da “Il Portolano” dI Genova.

Gli autori hanno inteso valorizzare  “la Lettera” personale che Giovanni Paolo II  fece avere mediante il senatore Vittorino Colombo  al leader comunista Deng Xiaoping  nel 1983-mediante il senatore Vittorino Colombo-  Il messaggio e l’opera di Colombo in Cina sono inseriti in un  quadro storico-che partendo dalla reciproca conoscenza tra l’Impero Cinese e quello Romano  - i due più grandi Imperi che la Storia abbia mai conosciuto- passando poi  per la cristianizzazione dell’area mongola-cinese nel VII secolo d.C.per merito dei cosiddetti cristiani nestoriani (la Chiesa ben più vasta di quella cattolico-bizantina, si estendeva dall’Egitto alla Cina, venne  chiamata  “sorella” da Papa Wojtyla nel 1994)  si giunge alla prima missione francescana del 1245. Dopo la catastrofica invasione delle orde mongole-cinesi di Batù,nipote di Gengis Khan,nelle terre cristiane dell’Europa dell’est,Innocenzo IV  inviò un coraggioso ed intelligente francescano,Giovanni Pian del Carpine, che con incredibile audacia giunse alla Corte del Khan: Guyuk altro nipote del grande Gengis.Le Relazioni,Historia Mongalorum e Omnibus Christi Fidelitas” al Papa e da questi a tutta la comunità europea che attendeva con ansia,consentirono di conoscere compiutamente modi di vivere,usi e costumi, e la forza militare e i modi di combattere di quelle orde sempre in armi.
Un ampio quadro storico,quello descritto da Airò e Perego, che include la figura di Vittorino Colombo nel lungo elenco di personalità  che hanno segnato i rapporti tra l’Italia,l’Europa,il Vaticano e la Cina sino ai giorni nostri. Da Pian del Carpine, a Marco Polo,a Giovanni Montecorvino,che avviò la prima Missione  Cattolica nel 1300,convertendo il principe Giorgio di Tenduc  e tutta la corte dal nestorianesimo al cattolicesimo.
Montecorvino fu il primo arcivescovo di Pechino e Patriarca di tutto l’Oriente,considerato Santo dai cattolici cinesi. Poi altri missionari come fra Giovanni de Marignolli che portò in Cina ben cinquanta religiosi-  Odorico da Pordenone,il frate “minore”che partito da Sant’Antonio a Padova si spinse sino all’odierno Vietnam,beatificato da Benedetto XIV nel 1755 nella festa dei frati minori, e tanti altri personaggi.
Un intero capitolo del libro è dedicato alla meravigliosa avventura di Marco Polo,il più grande esploratore terrestre di tutti i tempi e di tutti i Paesi,che con il “Milione” fece conoscere nel Medioevo,la Cina e i confinanti territori dell’Asia,a tutte le genti dell’Europa,anche grazie alla traduzione in latino del domenicano Francesco Pipino di Bologna.In questo ampio excursus non poteva  mancare la vita e le opere del grande scienziato,appassionato annunciatore  del Vangelo: il maceratese Matteo Ricci.
Questo grande “Santo” possiamo  anticipare (la causa di Beatificazione è in corso) si fece “cinese con i cinesi”,non si presentò come figlio di una civiltà superiore,ma cercò di dialogare con stima e rispetto per tutti. Questo modo di porgersi gli permise di portare il Vangelo  di Gesù (dopo oltre due secoli in cui le relazioni tra Pechino e Roma erano  impossibili-) alla civiltà non cristiana più importante del mondo di allora. Quale stimato scienziato inoltre riuscì a penetrare alla Corte dell’Imperatore,allora impossibile a vedersi da un “mortale”. Ricci è una figura di missionario che emana un fascino straordinario,un  vero gigante della fede e della scienza. Sosteneva tra l’altro che il cristianesimo doveva “inculturarsi” nel popolo cinese,il quale seguiva il confucianesimo non come una religione,bensì come una filosofia di vita e scrisse che”  è una dottrina che nel suo essenziale  non contiene nulla contro l’essentia della fede catholica,né la fede catholica impedisce niente,anzi ajuta molto alla quiete e pace della Nazione Cinese.” Ed anche nella “famigerata” controversia “dei riti” che tanto male fece alla propagazione della fede cattolica,Ricci aveva le idee chiare , che dopo la sua morte vennero tutte approvate e confermate dalla S. Sede e da tutta la cristianità.
Ricci –  affermano gli autori- fu il vero protagonista dell’età moderna nelle relazioni tra la cultura cristiana e quella cinese e al proposito scriveva : “la Cina è un Regno molto diverso da tutti gli altri. L’unico in qualche modo alternativo al mondo cristiano –europeo, dotato di una lunga tradizione storica,di una forte identità culturale, di una solida autonomia economica e di una ben organizzata amministrazione statale. Per questo è autosufficiente in tutti i settori e autoreferenziale,persuaso di non aver bisogno degli altri Paesi. E’ chiuso e diffidente,una chiusura in qualche modo accentuata e giustificata da talune traumatizzanti esperienze recenti che l’hanno confermato nella convinzione che gli stranieri non hanno nulla da insegnare, perché barbari”.

Nel libro si sostiene come l’Italia, sino almeno al XVII secolo, fu l’attore principale in Occidente dei rapporti con l’universo Cina. Sarebbe infatti dimostrato come nessun Paese Occidentale  possa vantare una così lunga ed interessante Storia di relazioni con la Cina come l’Italia, sino almeno alla cosiddetta “Rivolta dei Boxers”  del 1899 che costrinse sette nazioni occidentali a mettere “sotto tutela” Pechino ed ampie zone del Paese.Il trattato di pace che ne seguì consentì alla Chiesa in Cina, di riprendere  la propria missione  e lo fece con grande slancio.
E’ di questo periodo  lo sviluppo  anche delle missioni dei Salesiani a Shiu-chow ed il martirio di mons. Luigi Versiglia e Don Callisto Caravario. Nel 1920 i cattolici cinesi erano duemilioni ed i sacerdoti mille ;venne fondata l’Università “Aurora” a Shanghai e pubblicato il primo quotidiano cattolico. Le strutture sociali gestite dalla chiesa (scuole, ospedali, orfanotrofi, lebbrosari) si contavano in almeno quattromila,sparsi in tutto l’immenso Paese. Numeri che nel 1932 facevano pensare alla Comunità Cristiana Universale che ben presto l’intero popolo cinese si sarebbe indirizzato verso la conversione al cattolicesimo.
La prima  svolta era avvenuta già nel 1922 con il Delegato Apostolico mons. Celso Costantini che portò le diocesi da 57 a 121 e quasi tutte governate da Vescovi locali,ben venti. Il primo Presidente della Repubblica era un cristiano: Sun Yan-Sen e  Pio XII nel 1946 assegnava la Porpora Cardinalizia per la diocesi di Pechino a Mons. Tommaso Tian Gengxin  cinese di nascita, e sanciva la Costituzione della Gerarchia ecclesiastica ordinaria per tutta la Cina.Purtroppo l’avvento della Repubblica di Mao Zedong  con la proclamazione dello Stato ateo  e la “fallimentare” si dice oggi,”Rivoluzione Culturale”, porto’ all’espulsione di tutti i Vescovi e di tutti i missionari,spesso prima con processi farsa,condanne a morte prima unite  a lunghe detenzioni. Tutti i beni: chiese, conventi, collegi, scuole, lebbrosari, ospedali dei cattolici furono o chiusi o requisiti.E tutto ciò per oltre un ventennio, in cui le cosiddette “guardie rosse” sradicarono in modo totale la presenza cristiana distruggendo le innumerevoli opere che ne avevano segnato il cammino.
E’solo il 20 novembre del 1971  che il cattolico italiano Vittorino Colombo,dopo essersi dimostrato grande amico  (“il più grande amico del popolo cinese” dicevano i governanti) Presidente  dell’Istituto Italo-Cinese,  con tanta determinazione (e lo stesso nelle sue memorie sostiene: “con tante preghiere”) ottiene la riapertura di una  delle tre chiese di Pechino,quella  che già fu di Matteo Ricci:la Chiesa dell’Immacolata,  la “Nantang”. La S. Messa ascoltata alla Nantang lo tempro’ per l’incontro notturno  con il premier  ZhouEnlai ; per una intiera notte discusse di problemi universali  compresa la pace mondiale,la fraternità tra i popoli e probabilmente dei rapporti tra la Cina ed il Vaticano.
Al successore di ZhouEnlai, Deng Xiaoping ,  Vittorino Colombo nel 1983 recapitò una lettera di Papa Wojtyla ed il messaggio è ben documentato nel libro, la cui parte finale cerca di sintetizzare i rapporti tra Vaticano e Pechino di questi nostri ultimi anni– compresa la “Lettera di Benedetto XVI “ che riguarda in particolare  i rapporti  tra quelle che sono considerate le due Comunità cattoliche: quella cosiddetta “Patriottica” e quella “Sotterranea” ed ancora “il metodo” per la scelta dei candidati all’episcopato.
Riguardo a questi ultimi argomenti i due autori :Perego e Airo’, sostengono che si abbia oggi l’impressione che il problema del rapporto della Repubblica Popolare Cinese  con il  Vaticano sia giocato strumentalmente da Pechino secondo le convenienze politiche dell’autorità comunista per non affrontare alla radice il problema della “libertà religiosa” per tutte le comunità cristiane.
Quella del Partito Comunista Cinese è una scelta “ideologica” e strumentale per negare ai cattolici,e non solo,quella libertà religiosa che è fondamento di   ogni regime che voglia definirsi ed essere democratico. Non esiste più l’ateismo di Stato e la religione è una realtà con cui tutti,credenti e non credenti,devono fare i conti nella vita sociale ed internazionale. Il riconoscimento della libertà religiosa,con la scelta di Vescovi,pur sinceramente patriottici ma in comunione con Roma,consentirebbe alla Chiesa cattolica  di contribuire alla costruzione di una democrazia piena per salvare la stessa Cina dei nostri giorni e del prossimo futuro.
C’è da rilevare che la religione cattolica è comunque una delle cinque religioni riconosciute dal governo di Pechino ed è una religione che ha registrato in questi ultimi decenni una significativa e quasi inarrestabile espansione,nonostante le limitazioni,i divieti e le repressioni messe in atto dal potere centrale. Purtroppo la crescita numerica non significa “trattamento corretto”, che si riscontra oggi  invece in alcuni funzionari locali che sostengono “essere i cristian” i soli “che rispettano la legge e pagano le tasse”.

Oggi oltre 16 milioni sono i fedeli in comunione con Roma ai quali vanno aggiunti i 4 milioni guidati da “pastori patriottici”. Si sostiene che i cristiani delle varie confessioni raggiungano in totale i 100 milioni. Il libro porta a ragione il titolo: Pionieri Italiani in Cina, perché è una fotografia della Chiesa cattolica,risultato di una  storia di evangelizzazione del popolo cinese oltre che dei rapporti altalenanti tra Roma e Pechino che vanno ad onore e gloria di tanti ordini e congregazioni religiose,di innumerevoli missionari,molti dei quali,come i salesiani  Versiglia  e Caravario,hanno testimoniato con il loro martirio il loro amore per la Chiesa e per la Cina.
Una storia quindi di grande fascino e di immensi  eroismi,ma segnata anche da gravissimi errori e impensabili incomprensioni, da una parte e dall’altra. Sostengono i due autori che oggi per evitarne altri val forse la pena di sostenere la tesi di quei sinologi  cosiddetti “pacifisti” che affermano: “In Cina vi è un’unica Chiesa cattolica,con due tendenze differenti riguardo al rapporto con il potere politico”.

Il libro conclude con l’auspicio che il cammino comune tra Roma e Pechino,che non si è mai interrotto sin dai tempi della prima evangelizzazione, e che ai nostri giorni ha visto anche protagonista  un laico come il senatore Vittorino Colombo,possa riprendere e giungere a positiva intesa quanto prima, per la pace tra i popoli e a maggior gloria di Dio.