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Il Santo del giorno

 

Giugno 2018
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19 Febbraio

Nome: CORRADO

Beato CORRADO
Eremita (1290-1354)

 

Egli era un nobile del trecento e aveva un debole per la caccia. Un giorno, lungo la riva del Po egli inseguiva a cavallo un capo di selvaggina, il quale circondato da cani e da bracconieri, cercò scampo dentro una macchia impenetrabile. Impartì allora l’ordine imprudente di dar fuoco alla macchia per stanare l’animale. Era estate e si sviluppò un incendio che, con l’aiuto del vento, distrusse le messi e le cascine vicine. I proprietari e i contadini danneggiati protestarono presso il governatore della città, che ordinò un’inchiesta. Fu allora arrestato un vagabondo e condannato a morte. Ma sulla piazza della città, poco prima che avesse luogo l’esecuzione, Corrado non poté resistere all’impulso della propria coscienza, che gli imponeva di scagionare l’innocente e di accusarsi colpevole al suo posto.
Il nobile piacentino venne allora condannato a risarcire tutti i danni arrecati dalle fiamme. Ma quando l’ultimo danneggiato fu risarcito, egli aveva finito non solo tutti i suoi beni ma anche quelli della moglie. Fu come un segno del cielo. La donna rivestì l’abito delle poverissime figlie di Santa Chiara e Corrado si unì ad alcuni devoti eremiti che vivevano fuori Piacenza, sotto la Regola del Terz’Ordine francescano. Poi Corrado preferì allontanarsi dai luoghi natali; si incamminò verso Roma e proseguì il suo lungo viaggio percorrendo tutta la penisola e passando in Sicilia. Qui si fermò, nella valle di Noto, dove visse trent’anni prima presso un ospedale poi come eremita sui monti. Ogni venerdì egli scendeva a Noto, e, dopo essersi confessato, pregava a lungo davanti ad un celebre crocifisso che si conserva nella cattedrale della città. In quella stessa chiesa furono riposte le sue reliquie, dopo la morte avvenuta nel 1351, e i cittadini di Noto onorarono con culto vivissimo il miracoloso eremita piacentino e lo proclamarono primo cittadino di Noto.

19 Febbraio

Nome: MANSUETO

S. MANSUETO
Vescovo (VII sec.)

 

San Mansueto, vissuto nel VII secolo, ha legato il suo nome a quello d’una eresia oggi quasi completamente dimenticata, cioè all’eresia dei cosiddetti “Monoteliti”. San Mansueto fu contrario al Monotelismo e scrisse un libro proprio per combatterlo. Una tendenza ereticale è quella dei Monofisiti, che mira a confondere le due nature di Gesù, il quale secondo la dottrina cattolica è vero Dio e vero uomo. Il tentativo degli eretici consiste principalmente nel fare di Gesù o un solo uomo o un solo Dio. La Chiesa aveva già condannato i “monofisiti”, proclamando Gesù vero Dio e vero uomo. Ma ecco che la tendenza monofisita rimetteva le corna con il Monotelismo, il quale, pur rispettando la distinzione di uomo e di Dio, asseriva che in Gesù c’era stata un’unica volontà.
Sembrava, in apparenza, un’ammissione innocua, ma tale non apparve a San Mansueto, romano di nascita e Vescovo di Milano. La sua grande pietà e la sua altrettanto grande dottrina gli avevano ottenuto la cattedra episcopale di Milano, verso il 670. E a Milano egli radunò un concilio, per discutere e smascherare la nuova insidiosa eresia. Fu poi molto attivo ed ascoltato nel Concilio convocato a Roma dal Papa Agatone, nel 680, e dal quale il Monotelismo uscì condannato. San Mansueto faceva onore al suo nome, quando si trattava di peccatori dalla volontà debole o di aberranti dalla mente vacillante. Ma contro l’insidioso e insinuante errore fu il contrario di mansueto. Battagliero, intransigente, tenace, inflessibile, sostenne la dottrina rigidamente cattolica, conquistandosi fama di cristiano integerrimo e di pastore vigi-lantissimo. Morì subito dopo il Concilio di Roma.