Ai lettori
Caro Natale
Non vi è paese del mondo ove non si ricordi con particolare significato il Natale. Il tempo che precede il Natale, l’Avvento, è il tempo nel quale ogni cristiano si impegna ad una revisione del proprio stile di vita. Pur nella superficialità di tante manifestazioni del nostro tempo, il Natale sembra portare una commozione nuova che richiama all’amore e alla gioia, alla preghiera e alla pace. C’è bisogno di essere perdonati, di ricominciare a vivere meglio, di riscoprire il bisogno di essere noi stessi. L’amore che emana dalla grotta di Betlemme è sempre lo stesso da duemila anni: non segue le regole delle mode e dei mass media, non è l’amore dell’egoismo umano, bensì l’amore che nasce da Dio che si fa Bambino per darci un insegnamento che non cambia con le stagioni. Natale è la festa della bontà per eccellenza; una bontà rivolta anzitutto a Dio e poi a noi e agli altri, in particolare ai più deboli e bisognosi.
Caro Anno Vecchio,
“Scrivo a te, che ormai già tutti mettono in
archivio, ma non al tuo successore, perché mi dà fastidio la mania diffusa di
salire sul carro del vincitore e il vincitore è l’anno nuovo, il tuo
successore”( così scriveva Claudio Sorgi). Dal primo Gennaio, sarà lui a dettare
legge in capo a tutte le lettere, i giornali, i contratti...
Mi dispiace
vederti morire solo e abbandonato, circondato dall’ingratitudine e dall’oblio.
Forse un giorno gli storici ti chiameranno “cruciale” o “determinante”, ma come
sarebbe meglio sentirsi dire ora qualcosa come “favoloso” o “indimenticabile”?
Bene, te lo dico io. Per me sei indimenticabile! Non ti dimenticherò, nel bene e
nel male perché tu sei una tappa della mia eternità.
Per questo ti ringrazio
caro Anno Vecchio: tu mi hai condotto per mano verso la casa del Padre, sempre
più vicina.”
L’anno sta volgendo al termine: perché non “rendere grazie” per tutto ciò
che ci ha regalato?
Anche quando un anno è stato difficile, a ben riflettere,
sono sempre molto più i benefici che le disgrazie.
Dunque, perché non
ringraziare?
L’ingratitudine è una delle peggiori forme di cecità;
l’ingratitudine è “durezza di cuore”.
A mezzanotte del 31 dicembre 2002 non
sarà l’anno vecchio che muore, ma l’anno nuovo che nasce.
Prepariamoci a una
nuova missione: il Cuore di Gesù è con noi.
Il
Direttore
Don Angelo Viganò
La Strenna che il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Pascual Chavez, rivolge
alla Famiglia Salesiana, sollecita ogni comunità ed ogni famiglia a costruire
“la casa e la scuola della comunione”. Il testo è il seguente:
FACCIAMO DI
OGNI FAMIGLIA E DI OGNI COMUNITA’ “LA CASA E LA SCUOLA DELLA COMUNIONE” (NMI,
43)