Le foglie moribonde che vediamo cadere dagli alberi in questa
stagione hanno un loro messaggio che può aggiungersi alle considerazioni fatte
nel libretto "Parlami di Dio", pubblicato quest'estate dalla "Rivista Sacro
Cuore" e che tanti consensi ha riscosso.
L'Osservatore Romano ne ha
parlato così: Il libretto invita e guida a scoprire e a udire il linguaggio di
Dio nella natura, nel cielo, nell'atmosfera, nella terra, nel la sera, nel mare
e nell'infinito"..."per fare del creato la scala per salire al Creatore,
unendosi alla grande sinfonia della fede, sulle orme di S. Francesco" (O.R.
31-7-98)
Il messaggio autunnale delle foglie moribonde che troviamo in
una meditazione poetica di Ada Negri contiene frammenti di bellezza, di umanità,
di preghiera. Eccone alcuni versi che sono un invito ad andare incontro
all'autunno della vita con serenità.
"Fammi uguale Signore, a quelle
foglie / moribonde che vedo oggi nel sole / tremar dell'olmo sul più alto ramo.
/ Tremano, sì, ma non di pena: è tanto / limpido il sole, e dolce il distaccarsi
/ dal ramo per congiungersi alla terra. / S'accendono alla luce ultima, cuori
/pronti all'offerta; e l'agonia, per esse, /ha la clemenza di una mite aurora.
/Fa ch'io mi stacchi dal più alto ramo /di mia vita, così, senza lamento, /
penetrata di te come del sole".
Si può pensare alla morte con serenità,
come a una sorella? Non è rassegnazione e ostilità nei confronti della vita?
San Francesco accetta la vita e il mondo con grande ardore; non è stata
certo l'ostilità per la vita a indurlo a cantare le lodi della sofferenza e
della morte; riconosce la bellezza del mondo; la forza del fuoco, il luccichio
delle stelle, lo splendore del sole e il verde della terra. Tutto gli parlava
della grandezza e della bontà divina. Perciò, ai suoi occhi, la morte diventò la
porta attraverso cui si può entrare nel regno eterno.
Ogni credente sa
che nella morte incontrerà Dio. Cristo, che pure ha varcato il confine della
morte, sta ora sull'altra sponda della vita; là ci attende con l'amore del suo
cuore fraterno per offrirci la gloria della nuova vita.
Il Cuore di
Cristo ha promesso: "per i miei amici, in quegli ultimi momenti, il mio Cuore
sarà il sicuro rifugio". Le foglie penetrate dal sole che si staccano
dall'albero, ci parlano di Dio amore, che ci attende e sembrano i Cuori pronti
all'offerta. Anche noi gli affidiamo la nostra vita, morendo. Gesù, Figlio di
Dio, è venuto per salvarci.
Quando ogni forza scompare e ogni mezzo
umano fallisce, è davvero tanto difficile affidarci a Colui che ci attende già
sull'altra sponda ? Occorre imparare l'arte di morire cristianamente. La
consapevolezza della morte deve renderci umili e l'umiltà ci dona la forza di
chiedere ciò che, della morte, possiamo lodare. Se morire può riempirci di paura
pensiamo che essa è la porta di accesso alla beatitudine eterna dei figli di
Dio. Il poeta Giovanni Testori, (atto II dell'Hamlet): "Umili a te diciamo:
/pensaci Tu Signore, /A te nel nostro niente / affidiamo la carne stanca, /
l'anima e la mente".