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Direttore: Don Angelo Vigano'


Settembre 1998

Lettera del Direttore

Carissimi,

vi sarete accorti che da mesi la Rivista "Sacro Cuore", illustra in copertina la persona di Gesù con il linguaggio dei pittori, veri mistici della umanità di Cristo.

Nei Vangeli non esistono che cenni indiretti della fisionomia di Gesù, che viene riprodotto con immagini legate ai singoli episodi del Vangelo o dovute all'influsso di teologi che condizionavano l'artista o si adeguavano alle estetiche di scuole diverse.

Le prime rappresentazioni nelle catacombe ritraggono Gesù come "Buon Pastore" o come Orfeo che ammansisce le fiere. Nei sarcofagi romani come il "Maestro" con il rotolo dei Vangeli, nei mosaici di Ravenna e nelle basiliche come il "Pantocratore".

Dopo il XII secolo, per l'influsso della dottrina di S. Bernardo e per la spiritualità di S. Francesco si preferisce mostrare la "dolcezza" in Gesù, anche se Crocifisso.

Più tardi brilla ancora la "soavità" spirituale del Beato Angelico e l'interiorità profonda del Masaccio.

Poi con Michelangelo prevale la presentazione dell"'umanità" di Cristo,forte e superiore o quella trasfigurata di Raffaello oppure quella più umanizzata di Caravaggio; il Barocco immergerà la figura in scenografie di gloria mentre l'Ottocento ne ignorerà spesso le sembianze; l'arte contemporanea amerà spesso ritrovarsi più di frequente nei quadri di galleria.

Ora, la riscoperta dell'icona bizantina e russa sembra ridare spiritualità alla figura di Gesù di Nazaret e ridare voce alla contemplazione dei pittori cristiani i quali sembrano attendere più spazio.

L'essenza spirituale dell'arte aiuterà a "salvare il mondo" (Dostoevskij), mentre la povertà economica non ha impedito di fare cose belle. La conversione di Francesco d'Assisi e di Teresa d'Avila sono iniziate davanti a un'immagine di Cristo sofferente.

Anche l'immagine del Cuore di Cristo, trafitto dalla lancia, il "Sacro Cuore" delle nostre chiese e case, ha portato a molte conversioni; anzi, ad un movimento di spiritualità, di perdono, di misericordia, di penitenza, che ha trasformato molti cuori, ha dato inizio a numerose Congregazioni, ha portato alla costruzione di molti santuari, templi, altari, e dato il titolo a molte parrocchie.

Il Volto di Cristo muove i cuori; ma qual è il più bel Volto di Cristo che l'odierna tecnica dell'immagine mette sotto gli occhi di tutti?

"A nostro giudizio - scrive Pietro Luzi - il più bel Volto di Cristo è quello stampato sul lenzuolo della Sindone proprio per la sua devastante bellezza.

Purtroppo, per il soggetto del Cristo sofferente la gran parte dei pittori o si è limitata a ritrarre il volto d'una bellezza senza croce, o ha tolto l'onore a un volto umiliato; nella Sindone invece anche la morte ha splendore."

Anche ciascuno di noi, ha l'occasione di guardare il Volto di Gesù, ma con gratitudine, come la madre a cui Gesù ha risuscitato il figlio a Naim, come la donna curva guarita dall'emorragia, come i tre discepoli sul Tabor o nel Getsemani.

Anche se non siamo stati a Torino a vedere la Sindone, possiamo sempre vederla nelle varie riproduzioni largamente diffuse e presenti anche nella nostra rivista.

L'importante è "contemplare" l'amore di Gesù per noi.


Vostro Don Angelo Viganò


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