l'avvenire dei figli
------
"Che sarà dei nostri figli?"
------
Papà e Mamma interrogandosi a vicenda si dicono: " Bisognerebbe parlare coi figli del loro futuro, ma come? Non dobbiamo fare pressione perché seguano una via piuttosto che un'altra ". Perciò la Mamma prega e fa pregare i figli perché scoprano la loro vocazione; sottolinea quanto importante sia questa scelta e come debba essere libera. Adolescente, essa aveva sperimentato su di sé lo sbaglio educativo della sua maestra; aveva sofferto per quella indebita insistenza e aveva imparato a essere molto rispettosa della libera iniziativa di Dio e della libertà dei figli nella scelta dello stato. Il suo parlare ai figli di vocazione lo fa consistere nel pregare con loro, nell'aiutarli ad ascoltare la voce di Dio. " Prego molto per la vocazione perché quest'anno anche Francesco dovrà decidere che esami dovrà dare (faceva la V elementare). Al Direttore ha già detto cbe vuol fare il ginnasio come i suoi fratelli… Dice che vuol fare il prete: bisogna pregare e pregare molto che Iddio illumini la via che deve prendere. Offri anche tu qualche piccolo sacrificio per questo scopo " (6-3-1939). Ad Angelo, già in aspirantato, scrive: " Riguardo al tuo avvenire mettiti tutto nelle mani di Dio, basta che fai la sua volontà. Abbi sempre questo ricordo dei tuoi genitori, o prete santo o niente, perché non bastano preti buoni, ci vogliono santi " (9-4-1939), Però al Signore esprime chiaramente il suo desiderio: " Signore, i miei figli siano per Te nell'anima e nel corpo; desidero cbe siano sacerdoti ma santi, per portare a Te tante anime. Non fa niente per me se non ci resta la parentela a questo mondo, basta che sia popolato il paradiso " (dal Testamento). E' convinta che per aiutare la vocazione dei figli occorre sacrificarsi: " I genitori che non fanno sacrifici a questo scopo, le Mamme che non sanno distaccarsi, i Papà che non pagano la retta del Seminario quando possono, non si aspettino buoni risultati ". Per questo, sebbene in casa entri l'unico stipendio del Papà, in tutto il corso degli studi medi dei figli, questi genitori risparmiando in ogni occasione riescono a pagare sempre tutta la modesta retta dell'aspirantato dei figli, la dote di Dina e la scuola speciale per Maria. La Madre ha vivo il presentimento di quello che i figli potranno diventare (cioè sacerdoti!), ma riservata e modesta come è, evita pubblici pronunciamenti. Osserva, tiene dietro ai fatti e continua a raccomandare ai figli: " Sté giù bass " (state giù bassi): il che lascia supporre che essa trepida perché intuisce.
------
La guida di un pastore
------
Ha grande valore per ogni credente incontrare una persona illuminata da Dio e docile allo Spirito Santo, che apra le prospettive di futuro. Nelle decisioni per Dina, l'uomo di Dio tramite il quale vengono compiuti felici passi spirituali è mons. Giovanni Tirinzoni, arciprete di Sondrio, uomo di grande carità pastorale e di profonda saggezza nel guidare le coscienze. Dalla sua scuola di spiritualità vengono pensieri come questi, scritti dalla Mamma: " Caro figlio, ti speriamo bene nel corpo, ma più nello spirito; tieni alta la tua vocazione, non soltanto per essere buono, ma per farti santo. E' la santità che Dio chiede ai sacerdoti, perché devono essere il sale della terra e condurre le anime a Dio. Da parte nostra preghiamo e offriamo i nostri sacrifici secondo questo scopo, affincbé nessun sacerdote salga l'altare índegno " (11-6-1939). " Vedere un figlio salire l'altare: questo sì che è il dono più grande che ci possa essere, altro che regina! Cosa mai sono gli onori di questo mondo in confronto a questo? Voglio però dire di più, non sarei contenta se fosse solo un figlio… (non dico questo per vedervi sacerdoti da viva… lasciamo fare a Dio), piuttosto desidero che saliate all'altare dopo essere ben preparati e fatti santi. Prego sempre per voi, e offro tutto quello che il Signore mi manda " (25-4-1941). " Dio e anime " è il programma di questo pastore; " pane e Signore " è il suo motto nell'azione sociale e spirituale. [...]
------
Dina chiede di consacrarsi a Dio
------
Dina e Maria frequentano l'oratorio delle Canossiane e sono coinvolte nelle attività religiose, ricreative, teatrali di quelle educatrici. E' un risveglio di interessi e di capacità, e insieme un modo eccellente di stare con altri; è anche un modo per confrontarsi sul futuro. Dina, dotata di carattere forte, dí precoce criterio, di indole meditativa, è portata naturalmente alla preghiera e al raccoglimento. La Mamma l'ha educata con tutta la sollecita tenerezza di cui è capace un cuore materno che si ispira costantemente a princìpi di fede. Ed eccone i risultati, riconosciuti dalla stessa Mamma: " Aveva una obbedienza così pronta che desiderava persino indovinare i desideri dei genitori per essere più pronta ad obbedire; non parliamo dell'umiltà, desiderava essere sempre l'ultima; la purezza poi le brillava in tutti i suoi atti e parole; i piccoli eraro i suoi cari, e di nascosto andava a visitare i poveri malati all'ospedale portandogli tutto quello che si dava a lei: aranci, caramelle, frutta e con la sua mancia (domenicale) comprava sempre qualche cosa per i malati; tutto questo lo faceva quando era ancora nella nostra casa " (29-11-1940). Talvolta la Mamma la sorprende assorta nella píù intensa preghiera. Si guarda bene dall'esprimere ammirazione, non vuole insuperbirla. Da saggia educatrice la rimprovera di trascurare i doveri domestici. La ragazza non replica, riprende subito il suo lavoro. E' la Mamma stessa a dichiarare: " Pregava con ardore e più ancora meditava. Varie volte, andata nella sua stanzetta per rifare il letto e per la pulizia, tardava, e allora io in punta di piedi andavo a guardare dalla fessura della porta: la vedevo là in ginocchio, sembrava in estasi; la chiamavo, non sapeva più dov'era. Tanto è vero di questa cosa che nel letto della sua agonia ha detto: "Aveva ragione la mia mamma di sgridarmi perché ero troppo lunga a fare pulizia; prendevo in mano un libro e quando trovavo la parola eternità non sapevo più dove ero". Aveva una purezza angelica, la si conosceva anche dal suo sorriso, aveva una parola buona per tutti: vecchi, giovani e bambini " (13-9-1939). A un'anima così docile e ben disposta, aveva già parlato il Signore Gesù. Dina dunque pone per prima in famiglia in modo esplicito, il problema della vocazione: domanda di farsi " religiosa ". Dopo aver ponderato con maturo criterio le proprie inclinazioni e lo spirito degli Istituti religiosi che esistono a Sondrio, si orienta verso l'Istituto delle Figlie della Carità, le Canossiane. Quando confida a Papà e Mamma la sua decisione, essi non oppongono resistenza, preparano il corredo (= la dote) necessario, con la generosità del povero che dà tutto quello che ha. Nel febbraio 1933 la salutano con grande amore, e la Mamma l'accompagna fino a Gravedona (Corno). Come ne sentirà la mancanza nella conduzione della casa e nella educazione dei fratelli! Il dolore di una Mamma e di un Papà che vedono andare via da casa i figli per sempre, è profondo; ma Francesco e Maria sanno per Chi compiono questo sacrificio.
------
I figli si orientano alla vita salesiana
------
I figli, venuti a contatto con l'ambiente oratoriano dove i Salesiani col loro lavoro, il gioco, lo studio, la pietà, hanno creato un clima di allegria e di interesse per la gioventù sondriese, non se ne staccano più. Mentre frequentano l'oratorio vengono silenziosamente vagliati dal grande cuore e dal profondo intuito di don Luigi Borghino. A nessuno egli rivolge una esplicita parola di vocazione, ma di ognuno attentamente esamina gli atteggiamenti, si informa della famiglia, li avvicina nel cortile, si fa amico con piccoli doni: una mela, una caramella, un incarico, l'invito a una passeggiata, una parte nelle recite teatrali…; quando trova un soggetto idoneo, indirettamente fa chiedere alla famiglia se consente che il figlio vada a studiare al ginnasio di Chiari. Un primo gruppetto di invitati aderisce alla proposta, e altri seguiranno. Tra questi c'è Egidio, per il quale la Mamma porta in cuore un duplice segreto: quando da bambino si era gravemente ammalato essa aveva detto al Signore: " Fammelo guarire; non sarà per me ma per Te " (dal Testamento); e a Torino lo sguardo misterioso di don Bosco che aveva chiesto per sé tutti e tre i figli. In terza ginnasio sorgono perplessità circa il ritorno di Egidio in aspirantato; al Direttore esitante la Mamma dichiara: " So cbe don Bosco lo vuole: questa è la sua strada ". In ogni caso essa si consulta con Papà, poi confeziona il corredo, marca la biancheria, prepara i quaderni, mette da parte i risparmi necessari per la retta, fa le sue raccomandazioni che ribadirà nel tempo della lontananza con lettere scritte alla meglio su fogli di quaderno, ma conservate dai figli come prezioso ricordo. Ogni settembre, prima con Egidio, poi con Angelo e quindi con Francesco, per dodici anni consecut;vi si ripete questa specie di rito che è un allenamento ad addii sempre più impegnativi e definitivi. Nel centenario della vestizione di don Bosco (1935), i novizi vengono inviati alle Case Salesiane di provenienza per la " vestizione " dell'abito chiericale. Don Saluzzo in San Rocco impone la talare a due sondriesi: Mario Gianoli ed Egidio Viganò. Per la famiglia è una gioia profonda ma insieme è una assunzione di responsabilità e una preoccupazione; è la croce di ogni mamma che ha un figlio avviato al sacerdozio o alla vita religiosa: la trepidazione per la perseveranza e per la crescita in santità. E' come generare di nuovo un figlio per un tempo che non finisce mai. Anche Angelo inizia la sua strada con varie traversie: malato in quarta ginnasio, la Mamma lo porta a casa da Chiari e lo aiuta a guarire; di nuovo in difficoltà di salute in liceo, lo aiuta: " Un salesiano - dice - ha bisogno di star bene per lavorare molto ". Anche per Francesco la Mamma è attenta al suo orientamento: " Francesco si è messo di buona volontà a studiare; a casa alla sera ba sempre in mano qualche li- bro da leggere, ora sta leggendo la vita di don Bosco santo " (4-4-1939). " Prega in questi giorni per Francesco che possa essere promosso, e più ancora per la vocazione, che Iddio l'illumini. Lui è contento d'andare anche a Chiari. Che grazia grande ci darebbe il Signore chiamando tutti i nostri figli al suo servizio: è sempre stato il nostro desiderio " (11-6-1939).
------
Chi resta in casa
------
La figlia Maria comprende che la sua missione è di restare in casa ad aiutare i genitori. Lo farà con generosità fino alla morte, avvenuta al compiersi dei 59 anni; condividerà gioie e dolori della famiglia e ne sarà per anni il provvidenziale aiuto. Per essere fedele al vangelo compie, ventenne, un gesto di rinuncia e di coraggio passando per una delle più gravi e dolorose prove sue e della famiglia. Poi, su consiglio di don Antonio Polatti, amico e consigliere di famiglia, a 23 anni accetta di riprendere gli studi, e con l'aiuto delle Madri Canossiane si prepara alla licenza di " avviamento commerciale ", con non piccolo sacrificio. Più tardi, trovato un impiego in città, si dedicherà al lavoro e alla casa diventandone il principale sostegno. In famiglia c'è solitamente pace e concordia, ma non sempre tutto fila liscio: " L'amore senza baruffa fa la muffa ", dice un proverbio lombardo. A momenti di pace e tranquillità, si alternano momenti di dolore e di ansia; a periodi di buona salute, periodi di malattia; giungono notizie belle e notizie tristi; sulla conduzione degli interessi familiari vi sono consensi e vi sono dissensi. Ma le tensioni e i brontolamenti non durano a lungo e la pace torna presto, anche perché Papà lascia che il temporale passi... Un delicato accenno lo troviamo in una lettera: " Com'è bella la vita di una mamma. Quando i bambini sono piccoli non ubbidiscono perché non capiscono; quando sono grandi deve ubbidire la mamma; cbe bello! Fare sempre la volontà di Dio. E voi che siete religiosi, l'ubbidienza deve essere in prima linea, altrimenti sarete come le vergini stolte colla lampada spenta. E' così bello ubbidire! " (18-1-1954).
Mail
Top