L'olocausto di Dina
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Matrimoni e verginità
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Nella Chiesa vi è interscambio di valori tra matrimonio e verginità, tra vita coniugale e consacrazione, mentre nelle società pagane, precristiane e postcristiane non vi è un posto per la verginità; dove la fedeltà coniugale non è stimata e coltivata, neppure sono riconosciuti i valori della verginità. Nel cristianesimo invece, uno dei frutti più belli di una famiglia è la verginità per il Regno. Dall'amore e dalla vita coniugale sboccia così il più bel fiore della vita e dell'amore: Cristo e Maria sono stati il miglior dono che una famiglia abbia potuto fare all'umanità. E d'altra parte, dalla vita consacrata deriva alla famiglia una speciale capacità di essere cristiana, di superare le tentazioni contro l'amore e di affrontare le difficoltà quotidiane. E deriva alla comunità una presenza nuova di persone che vivono non solo per sé e per la famiglia ma anche per gli altri. La vocazione è un dono di Dio e Mamma e Papà vedono in questa luce la propria storia. In una lettera si legge: " Dio ha elargito grandi doni alla nostra famiglia. Tante volte anchi'o penso a questo, ma poi dico tra me: i vostri genitori non hanno desiderato nulla a questo mondo, solo di dare a Dio i loro figli e darli dove e come Egli vuole, senza il desiderio di serbarne uno. Tutte le nostre gemme preziose sono per Lui. Ora spetta a voi farvi onore davanti a Dio: piuttosto la morte che mancare a un dovere così grave " (25-11-1946). La famiglia cristiana quale " chiesa domestica " è anche la culla delle vocazioni consacrate per il Regno.
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Novizia canossiana
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Ottenuto dai genitori il consenso di seguire la sua vocazione, Dina entra in convento e si mette al lavoro con la serietà e la fermezza che la caratterizzano. Comprende fin dai primi giorni che la vita religiosa è vita di perfezione, e decide di tendere alla santità ad ogni costo. " Non voglio essere una suora tiepida - dice -; preferirei allora essere una buona secolare ". Se talvolta le sembra che l'esito non corrisponde ai suoi sforzi, un velo di mestizia offusca quella serenità che tanto rallegra le sue consorelle. Avvertita però che tale tristezza è una debolezza si riprende con energia. " Entrata in convento a 18 anni si mise con più ardore a servire il suo sposo. Non ha fatto niente di straordinario ma è stata umile, se aveva delle virtù cercava di nasconderle e se aveva dei difetti li faceva vedere. Nelle sue lettere diceva di servire il Signore con generosità e sacrificio, non solo lo diceva, ma lei stessa ha dato la sua vita per un'altra vita " (13-9-1939). Dina infatti scrive a Papà e Mamma in preparazione alla professione: " Carissimi genitori, sono lietissima che domani giorno 6 entro nei S. Esercizi per poter così prepararmi nel silenzio e nella preghiera al solenne giorno della mia consacrazione a Gesù che sarà il 15 settembre, festa di Maria SS. Addolorata. Non vi so esprimere la gioia grande che sento nel mio cuore pensando a questo grande dono che Gesù mi fa consacrandomi sua sposa, specialmente ripensando alla mia indegnità e poca corrispondenza alla sua grazia. Quanto è grande la bontà di Dio per me " (5-9-1935). E' interessante notare quanto essa apprezzi più l'atto di Gesù che la consacra, che il suo gesto di consacrarsi. Pronuncia i voti a 21 anni, il 15 settembre 1935, festa della Addolorata. Durante gli Esercizi spirituali che precedono l'avvenimento è così assorta in Dio che, confessa la sua Madre Maestra, " durante la lezione spirituale essa parlava dalla pienezza del suo cuore, tanto che io rimanevo imparadisata ". E la Mamma scriverà ai suoi figli: " La nostra cara Dina ha pronunciato i voti con ardor di serafino, ed ha fatto il proposito di diventare santa e presto santa " (30-8-1939). " Che amore grande aveva per il Signore; tutti quelli che l'hanno avvicinata non possono fare a meno di dirlo " (5-9-1941). Suor Dina scrive un mese dopo la professione: " Sono molto allegra e dopo che ho fatto i santi voti gusto nel mio cuore una grande pace unita a Gesù. E' proprio vero che il mondo non può capire queste gioie perché troppo ama le cose materiali. Io non invidio nessun altro stato che questo, di essere tutta e sempre di Gesù nel tempo e nell'eternità " (8-10-1935).
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"Non poteva più vivere lontano dal suo Signore"
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Passano pochi mesi. Improvvisamente, dopo la partenza delle Assistenti Generali venute a Gravedona (Como) per la visita canonica, suor Dina, sempre florida di salute, accusa un forte malessere. Le suore, allarmate dalla gravítà del caso, chiedono un consulto il cui esito fa cadere ogni speranza di salvarla: meningite fulminante. Eppure Iddio misericordioso ha i suoi disegni: vuole che la giovane religiosa abitualmente chiusa in umile riserbo, riveli sia nel delirio sia coscientemente, i tesori di cui sovrabbonda, dando così a conoscere a quale profondità ha spinto le sue meditazioni, quale spirito di sacrificio porta nei suoi impieghi e quale amore infine la consuma per il Signore. La Mamma dice: " Aveva fatto l'offerta a Dio della sua vita (per la Madre generale) e Dio l'ha accettata subito " (29-11-1940). "Quando era ammalata diceva che il Signore le aveva fatto una grande grazia perché così aveva tempo di prepararsi e ringraziarlo prima e dopo la comunione " (29-11-1940). Nel giorno dell'Immacolata riceve la santa Eucaristia e poi, per espresso suo desiderio, il sacramento degli infermi. Nel pomeriggio rinnova la sua consacrazione raccogliendo tutte le forze per ben ripetere la formula. Vuole anche che la si aiuti a tradurre in parole l'offerta ch'ella fa della sua vita per il ristabilimento della salute della Madre Generale. " Oh, per il mio impiego - dice - tutte lo sapranno fare, ma quello della reverenda Madre! E' necessaria all'Istituto in questo momento della sua sistemazione, e chissà come soffre nel veder ritardato il suo disegno! ". Scrive la Mamma: " Tutte le Suore facevano a gara per andarla a trovare e sentire quelle belle parole tutto amore e generosità verso il suo sposo Gesù. Io sono stata al suo letto quattro giorni; ti dico la verità, cbe ho passato quattro giorni di paradiso (malgrado la perdita d'una figlia di ventun anni); ancora dopo la sua morte non posso pensare a leí e trovarmi dispiaciuta, non so come, mi cadono le lacrime ma il cuore è pieno di gioia " (29-11-1940).
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"Papà… dammi la tua benedizione".
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Sempre unita con Dio, prega fervorosamente, risponde con pensieri di cielo alle domande delle consorelle che la visitano ringrazia continuamente e si meraviglia di attirarsi tante cure di cui si crede indegna. Mai un lamento, una pretesa, un rimpianto della vita. Nel delirio ammonisce spesso le piccole a lei affidate, e le corregge con dolcezza, mostrando loro la bellezza della virtù e inducendole a detestare le offese arrecate a Dio. Al Papà, venuto a trovarla in quei giorni di agonia, dice: " Papà, dammi la benedizione ". Imbarazzato per la insolita proposta e abituato a ricevere, non a dare benedizioni, questo modesto operaio si china sulla figlia morente e si fa il segno di croce. Suor Dina allunga la mano, lo prende al colletto, dolcemente lo attira a sé e gli dà un bacio. In famiglia i baci non sono mai stati una merce abbondante; è l'ultimo saluto della figlia che muore. La Mamma, che sostituisce a tratti Papà al capezzale, scrive a distanza di anni: " Non puoi immaginare con quale entusiasmo recitava le parole dell'offerta; io ero presente con tutta la comunità; ha voluto cbe in quel giorno le dessero l'olio santo, e poi ha rinnovato i voti; ti dico la verità, quel giorno per me è stato un giorno di cielo; le Madri hanno voluto cbe facessi la comunione accanto al suo letto " (l-12-1942). " Prima di morire ha detto: 'Vado in paradiso per meglio aiutare i miei fratelli a divenire santi sacerdoti' " (27-4-1945). Questa giovane religiosa, privilegiata forse anche con celesti visioni, esclama ad un tratto in uno degli ultimi giorni: " O Madre che sole, che bel sole io vedo! " e fuori nevicava. " Sorella Dina - le dicono - lo vede proprio Gesù? ". Ed ella con dolcezza: " Non lo vedo proprio realmente, ma lo sento: mi sento tutta pervasa da Lui ". " Se alle volte col gran male che aveva le usciva la parola 'Ahi', faceva subito un atto di umiltà: No, no, Gesù, non voglio lamentarmi, voglio soffrire tutto per vostro amore, voglio essere vittima pei peccatori " (dai "Ricordi della Mamma").
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L'offerta
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La santa Vergine, cui suor Dina si era abbandonata nel giorno della Immacolata Concezione con l'offerta della vita, ha voluto cogliere lei stessa questo bel fiore, impreziosito da una settimana di spasimi. Il sabato, penultimo giorno dell'ottava, peggiora sensibilmente. Poco prima di perdere la conoscenza, le chiedono ancora se fa volentieri il sacrificio della vita per la Madre Generale: " O Madre, con grande gioia! ". E all'imbrunire del giorno della Madonna chiude la sua vita terrena; è il 14 dicembre 1935. Il cappellano allontanandosi commosso da quella camera dice con profonda convinzione: "E' un'altra santa Teresina! Era un'anima in cui la grazia sovrabbondava tanto da spanderla a profusione a gloria di Dio ". Consiglia di raccogliere con cura i ricordi per farli conoscere a comune edificazione. La Provinciale delle Canossiane, dando alle Superiore di Roma l'annuncio della morte usa queste espressioni: " La Madonna SS. a corona del suo eterno trionfo ha voluto scegliere tra noi, per presentarlo al Divin Re della gloria, un bianchissimo fiore, la giovane professa di 21 anni Madre Dina ". La Mamma invece scriverà più tardi ai figli: " La cosa cbe più manifestava era un grande amore a Dio; non poteva più vivere senza vederlo realmente, perché ogni tanto diceva: sì, sì, vengo o Gesù, vengo " (l-12-1942); " Non poteva più vivere lontano dal suo Signore " (29-12-1940).
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" Non per vanagloria ma per imitarla "
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Col passare degli anni non si affievolisce ín famiglia il ricordo di suor Dina. I brani di lettera della Mamma, qui citati, dicono quanto vivo esso sia non solo nelle conversazioni ma nella soluzione dei problemi familiari di ogni giorno. Papà resta più riservato, ma condivide. " Dal cielo ci protegge, io sento la sua protezione, tante volte mi pare di averla al fianco a parlarmi come quando era a casa. Quando ho bísogno di qualche grazia, non le dico: fammi questa grazia, ma: voglio la grazia, e se non me la fai, vedrai. E così la ottengo, sempre però quelle dell'anima perché quelle del corpo sa solo Dio se sono necessarie per il nostro meglio " (8-12-1938). " Bisogna andare a Gravedona per sentire; la Madre maestra ha detto che per tre mesi dopo la sua morte non hai mai preso un libro in mano per fare la meditazione alle sue novizie, l'ha sempre fatta sopra di lei; la tengono la protettrice delle novizie " (29-11-1940). " Se gli altri miei figli non mi danno più nessuna soddisfazione ne ho abbastanza perchè lei è stata proprio una vera consolazione e un bell'angelo in paradiso " (29-11-1940). " Siamo sicuri cbe è in paradiso, io almeno sono convinta, anzi se un angelo mi dicesse che non è in paradiso non ci crederei " (27-4-1945). " Tre date da non dimenticare mai: la nascita di Dina, l'8 settembre, giorno in cui è nata la Madonna; la professione, 15 settembre, giorno dell'Addolorata; la sua preziosa e santa morte, giorno dell'ottava dell'Immacolata " (5-9-1941). " Queste cose che ti dico della Dina sono intime tra me e te… Papà e Maria dicono che non sono da scriverti. Noi però ci intendiamo; io non te le scrivo per vanagloria ma per imitarla e ricordarla sempre… Noi siamo contentissimi che è in paradiso e che è morta in concetto di santità, anche se non sarà all'onore degli altari " (13-12-1945).
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" Torna dai tuoi figli "
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Il ricordo di suor Dina è legato a episodi che affiorano a distanza di anni. Il protagonista di un doloroso episodio, dopo averlo tenuto segreto per venti anni, me lo ha raccontato così: " Una rottura tra giovani sposi può turbare a tal punto da far commettere pazzie; più forte è l'amore più profondo è il turbamento. Dopo una conversazione che avrebbe dovuto essere una chiarificazione tra me e mia moglie scoppiò l'imprevisto. Irritato e sconvolto, ho preso il fucile e sono salito nel bosco fino ad una baita solitaria, deciso a tutto ". Anche la moglie ricorda il terrore di quella decisione improvvisa, la paura di un gesto di follia del marito e la disperazione da cui si sentiva presa. " Avvertire qualcuno? Come? Cosa dirà la gente? E le bimbe in tenera età cosa diranno un giorno della loro mamma e del loro papà? Oh Madonna del Rosario, aiutami ". All'improvviso le viene in mente la conversazione avuta con Mamma Maria Enrichetta e come si era parlato di suor Dina, che lei ben conosceva: " Sono certa che Dina è in paradiso: quando cbiedo grazie al Signore per sua intercessione, grazie spirituali si capisce, le fisso la scadenza, anche l'ora... ". La giovane sposa si raccomanda allora alla sua cara amica con la forza della disperazione e supplica: " Fammi tornare mio marito. Se lui non torna la nostra famiglia resta rovinata. Fammelo tornare prima che venga l'alba… ". E tutta la notte essa veglia e prega. Nella baita intanto il giovane passa una notte agitata, combattuto tra il desiderio di farla finita e l'amore per chi resta: ira e risentimento si mescolano a sentimenti di tenerezza e di amore. In questa lunga e combattuta alternativa alla fìne compare una luce, ma non è l'alba. Guarda meglio e si trova davanti una giovane suora sconosciuta che lo chiama per nome e sorridendo gli dice: " Toma a casa... torna dai tuoi figli... ". Sono le 6.45 del 13 ottobre 1956. La moglie vede rientrare a casa il marito: è cambiato. L'episodio muore lì e nessuno di loro ne parla. Solo venti anni dopo, in un incontro con don Angelo, presente la moglie, il marito racconta i particolari inediti dell'accaduto e dice: " Quella era suor Dina: l'ho poi riconosciuta dalle fotografie che mia moglie conserva ".
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