La ricostruzione
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Il nuovo lavoro
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La salute è un grande dono che va custodito con cura. Il lavoro notturno durato ininterrottamente per tanti anni ha profondamente affaticato il fisico di Papà Francesco ormai sessantatreenne con bronchite, tosse, asma. Il cambio di lavoro giunge quindi opportuno: finalmente nel 1940 viene assegnato ai magazzini con il turno di giorno. La notizia arriva ai figli con la solita corrispondenza: " Il papà lavora di giorno; dopo trentadue anni di lavoro di notte, finalmente può avere il diritto di riposare e dormire la notte. Sarebbe ormai ora di riposare del tutto, ma questo lo sarà solo in paradiso: lassù si riposerà per tutta un'eternità " (23-4-1940). La Mamma ricorda ai figli quanto Papà ha lavorato per loro e con quale spirito di sacrificio: " Il papà ha fatto 32 anni continui, sempre di notte, grazie a Dio senza perdere una giornata. Ammira la virtù del tuo papà: ii 32 anni quasi cbe ci siamo sposati (il mese di giugno del '41 è l'anniversario) non l'ho mai sentito lamentarsi neanche in mezzo alle croci e alle disgrazie; la parola che usciva dalla sua bocca era "sia fatta la volontà di Dio" " (13-11-1940). Il cambio di lavoro gli consente un nuovo ritmo di vita, ed anche il fisico riprende. Intanto cominciano a parlare di pensione: " Hanno detto che tutti quelli oltre 65 anni li avrebbero mandati in pensione. Papà è contento e dice sempre "quello che Dio vuole è mai troppo" " (Pasqua 1946). Poi la salute torna a preoccupare, ma lui mantiene la sua serenità e conserva il posto di lavoro che per la famiglia non è solo stipendio ma anche ragione per conservare la residenza nelle case operaie. Occorre durare nel lavoro fino alla pensione sulla quale ora i politici sembrano prendere decisioni definitive.
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Attesa trepida
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A guerra finita riprendono le comunicazioni con l'America e si apre in casa una vivissima attesa per la prima Messa di Egidio. " Ha scritto Egidio - annuncia la Mamma ai fratelli -. Siamo rimasti contentissimi, benché portava la data dell'ottobre 1944. Possiamo essere sicuri cbe l'anno venturo dirà la prima e santa messa. Non sarà con noi certamente, ma l'accompagneremo in spirito. Ancbe per lui la lontananza sarà un sacrificio di più offerto a Dio affincbé sia proprio un vero e santo sacerdote figlio di San Giovanni Bosco " (27-4-1945). I mesi successivi sono pieni di progetti. In casa immaginano cosa avverrà il giorno in cui don Egidio tornerà: come sarà la prima Messa in Parrocchia! - Me ne starò all'ultimo posto - dice Papà. - Ed io al primo - ribatte la Mamma -. Se fosse il matrimonio di uno dei tuoi figli dove ti metteresti? " Ieri, giorno dell'ascensione, ha celebrato la prima Messa a Sondrio don Piero (Viganò). Che bella festa; il più che ci è piaciuto è stato il discorso di ringraziamento… Che belle parole, non alte, ma sgorgavano dal cuore buono, semplice, di buona volontà, in una parola di un santo. Sarei felice se voi seguiste la vera via che segue lui e la gran volontà di fare il proprio dovere... Tu capirai cosa vorrei dire e che non so spiegarmi " (giugno 1945). Intanto la data si avvicina e alla vigilia la Mamma intensifica la preghiera per il figlio che a Santiago nel Cile si prepara al sacerdozio: " Egidio il 21 e il 24 gennaio darà gli esami di tutta la teologia; passa i giorni rinchiuso in una stanza, con la testa pesante, gli occbi arrossati, il caldo soffocante, respirando l'aria viziata, ma lo spirito è sollevato perché approfondito nei misteri più sublimi, la Trinità, l'Eucaristia, tutto ciò che la Chiesa ha di più bello " (31-12-1946). " Manifestandoci la sua indegnità e ricordando la sua fanciullezza ecco cosa dice Egidio: … quante disobbedienze, quanti fastidi, cbe brutte inclinazioni, che poca voglia di correggermi… Eppure sono alla soglia dell'altare. L'artista che sa fare un capolavoro con uno strumento rotto o inservibile dimostra chiaramente la sua geniale capacítà e intelligenza, e così anche il Signore " (8-3-1947).
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"Egidio sacerdote benedice"
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Il telegramma che annuncia l'avvenuta ordinazione giunge a Sondrio da Santiago lo stesso giorno 31 maggio 1947. E' festa in casa ed è festa nella contrada. " Non potete immaginare la gioia che ci ha dato leggendo quella parola 'sacerdote': abbiamo pianto di consolazione " scrive la Mamma, e aggiunge: " Ecco l'esito della giornata del 31 maggio. Tutti i ragazzi di Gòmbaro, compreso le ragazze, si sono accostati alla comunione; erano tra tutti 25. Alla sera li abbiamo fatti venire in casa nostra; il papà ha voluto distribuire i biscottí e vino moscato bianco; poi hanno cantato una lode a Maria Ausiliatrice, hanno pregato, e poi sono andati a casa tutti contenti; sono stati nel corridoio perché in casa nostra non ci stavano. Il papà si è vestito del più bel vestito, è andato a fare la comunione, compreso noi… Adesso che abbiamo un figlio sacerdote che offre quotidianamente alla Trinità la vittima mediatrice per gli uomini, non si soffre più, non ci si stanca più, Dio non può fare un regalo più bello ad una creatura quaggiù " (4-6-1947). Appena l'occasione lo consente, la famiglia invia in dono i quattro volumi del breviario. La Mamma scrive: " Il breviario: è proprio magnifico, tutto in pelle e labbro d'oro; scriveremo due parole anche noi: voi figli sulla primavera, Maria su l'estate, io l'autunno, papà l'inverno " (Natale 1947). Due lettere di don Egidio, scritte il 14 maggio, giungono qualche tempo dopo e riempiono di felicità Papà e Mamma. Eccone uno stralcio: " Caro Papà, presto il tuo Egidio sarà sacerdote dell'Altissimo: mediatore con Cristo per tutti gli uomini. Un tuo atto d'amore prolungato nella sua esistenza ridonderà in bene di tutta l'Umanità. Il mio essere è una continuazione del tuo, la mia fisionomia un'immagine della tua, la mia vita un regalo a Dio confezionato da te. Se tu non avessi voluto, io non esisterei. Se non mi avessi amato, avresti potuto stroncare all'aurora la mia vita. Se non avessi adorato Iddio, m'avresti sbarrato la strada che conduce all'altare. Ma no; io vivo e sarò prete! La tua esistenza lascia nella storia quasi una scia luminosa, un inno di amore che si eleva dalla terra al cielo come un esile stelo d'un fiore che cresce ardito per sbocciare in paradiso…: e nella sua corolla si legge il tuo nome!!! " (Santiago 14-5-1947). " Cara Mamma, all'accelerare l'impeto del tuo amore mentre t'avvicini alla Vita, ripensa con grato animo alla dignità di cui ti ha voluto rivestita quel Dio per il quale si sta disfacendo ora ad ora questa nostra esistenza terrena. La pietra scagliata dall'alto più s'avvicina alla terra, píù aumenta la sua velocità. La nostra vita lanciata verso l'alto deve aumentare con ritmo più intenso la sua carità mentre si avvicina a Dio. Ecco l'augurio di tuo figlio sacerdote! " (Santiago 14-5-1947).
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Tramonto
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La notizia tanto desiderata della pensione giunge gradita a Papà il quale, ormai settantenne, pur con rincrescimento di lasciare il lavoro, ha proprio bisogno di riposo. Scrive la Mamma: " Da domenica 2 febbraio il papà è in pensione definitiva; non solo lui: tutti gli uomini cbe hanno passato i 65 anni e le donne che hanno passato i 60 " ( l-2-1948). Ora non pare vero a quest'uomo che non ha mai potuto disporre del suo tempo, di doversi organizzare in altro modo la giornata. Ma non manca di iniziativa: " Papà sta molto meglio ora che è a casa, non l'abbiamo mai visto con tanto appetito. Il suo lavoro è di curare le galline, lavorare l'orto e fare delle passeggiatine. Al mattino va a messa poi arriva all'ora del pranzo; alla domenica poi va a messa delle 9, alle 10 a S. Rocco, alle 11 ritorna in Parroccbia " (28-5-1948). Non aveva mai avuto molta possibilità durante l'attività lavorativa di accostarsi all'Eucaristia. Ma don Egidio gli ha scritto: " Caro papà, quando il sole si tuffa nel mare, il panorama è abbellito da mille colori cbe sorridono alla più bella ora del giorno: il tramonto. Quando l'età declina, l'uomo tramonta. La tua vita s'avvicina ormai al mare. Se vuoi che abbellisca con più colori il paesaggio cbe lascia, illuminala con quell'Eucaristia alla quale hai dedicato eternamente il tuo Egidio. Il tramonto sarà l'ora più bella della tua vita, e il mare cbe t'accoglierà sarà l'Amore di cui ti nutristi " (Santiago 14-5-1947). Anche la Mamma scrive a don Angelo: " Ricordaci sempre nelle tue preghiere: noi siamo sul tramonto, abbiamo bisogno di aiuto e di conforto, perciò speriamo molto nei nostri figli " (27-2-1948). Ora possono entrambi dedicare maggior tempo anche alla preghiera. " Abbiamo ricevuto la tua lettera con il rosario. Non puoi immaginare come è stato contento papà: sta pur sicuro che prega e pregherà per voi. Sai, lui è come S. Giuseppe: gli piace vivere nascosto; ora che siamo in quaresima fa delle belle mortificazioni, non lascia passar giorno senza fare la via crucis; poi internamente non sappiamo; io e Maria alle volte gli diciamo: sei come un ebreo e lui ride; se soffre qualche cosa non c'è pericolo che si lamenta. In tutte le cose dice: laséc fà al Signur (lasciate fare al Signore) " (20-3-1947). " Quanto alla corona, papà ha detto: il Rosario da voi regalato avrà più indulgenza che il suo di corda " (25-3-1947). Non manca la serenità: " Ogni tanto facciamo qualcbe partita a scopa e a marianna. E cerca di ímbrogliarmi ". " Caro Francesco - aggiunge Papà con umorismo ín una lettera - oggi ho bevuto un po' di 'grazia di Dio', e per obbedienza ho bevuto anche la tua parte. Ringraziamenti... " (Natale 1947). Negli immancabili momenti di tensione, quando Maria o Mamma alzano la voce, lui sta a sentire in silenzio, poi alla fine si accosta alla finestra, guarda il cielo sereno ed esclama con serietà: " Il temporale è passato ". E tutto finisce lì.
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