Mandate il vostro racconto a redazione@sacrocuore-bologna.it: raccontate l’episodio che avete vissuto e diteci come avete letto, con gli occhi della fede, quella che potrebbe essere una semplice coincidenza oppure un piccolo (o grande) “segno del cielo”. Noi pubblicheremo i vostri racconti sulla rivista e/o sul sito nel segno dell’ascolto reciproco e della condivisione. Leggete, se volete, l’articolo di presentazione di questa ricerca sul “soprannaturale quotidiano”.
Ascoltiamo il racconto di Giuseppina che ci parla della sua faticosa e infruttuosa ricerca di un “padre spirituale” e di come una curiosa coincidenza durante una confessione abbia aperto la via per una positiva conclusione della sua ricerca.
La vita presenta generalmente periodi di serenità che si alternano ad altri costellati da grandi e piccole difficoltà; considero queste difficoltà come occasioni di crescita e maturazione. Dato che, come cristiana, sono seriamente intenzionata ad orientare la mia vita a Dio, per non perdere la bussola anche nei momenti più complicati e per non adagiarmi nella mia zona comfort nei periodi sereni, sin da ragazza ho cercato di avere un sacerdote che mi facesse da “padre spirituale”, un riferimento che mi indirizzasse e mi guidasse.
Nel tempo, per motivi contingenti di vario genere, queste figure si sono susseguite ma ci sono state fasi in cui, per amore o per forza, ho dovuto camminare da sola con le mie gambe. Nel 2020 venivo proprio da uno di questi lunghi periodi senza un direttore spirituale, sentivo fortemente la necessità di una guida ma non trovavo nessuno al quale riuscire ad affidarmi totalmente. Già in passato mi era capitato di andare a confessarmi al Santuario e nel confessionale di trovare Don Ferdinando e così ho pensato che la persona adatta potesse essere lui. Lui non mi conosceva personalmente, io comunque durante una confessione gli ho chiesto se poteva farmi da direttore spirituale, ma mi ha risposto di no, dicendomi che avrei potuto trovarlo al sabato mattina dopo la messa delle 8 per la confessione, ma niente di più.
Proseguiva, infruttuosamente, la mia ricerca. Dopo circa un anno ancora non avevo trovato nessuno che facesse al caso mio, così ho deciso di insistere, reiterando la mia domanda prima di confessarmi ancora da lui; la risposta è stata la stessa di un anno prima: potevo confessarmi da lui al sabato dopo la messa delle 8, ma al momento non era in grado di assumersi un simile impegno.
E’ iniziata quindi la confessione, in occasione della quale gli ho chiesto consiglio per costruire un rapporto più stretto con Maria, che io sentivo lontana, dalla quale mi sentivo distante. La sua risposta, considerando che lui non sapeva come mi chiamavo, fu per me stupefacente: “Poniamo che ci sia una donna – disse il confessore – di 54 anni, di nome Giuseppina, con un figlio adolescente che le dà qualche pensiero. Bene, io consiglierei a questa donna di chiedere a Maria: nel quotidiano, tu cosa faresti in questa situazione? In questo caso come ti comporteresti?”
Finita la confessione ero davvero spiazzata e ho detto a Don Ferdinando: “Questo glielo devo proprio dire: io mi chiamo proprio Giuseppina, ho proprio 54 anni e un figlio adolescente che sta attraversando un periodo abbastanza complicato.” Don Ferdinando è rimasto molto sorpreso. E nel pomeriggio di quel giorno, mi ha telefonato (aveva avuto il mio numero dal parroco) per dirmi che non usava mai il nome Giuseppina nei suoi esempi, che si era dunque stupito lui stesso di aver fatto proprio quell’esempio, che ci aveva pregato su ed era giunto alla conclusione che doveva accettare di farmi da “padre spirituale”.
Nei mesi seguenti il Don mi introduceva alla spiritualità della SS. Trinità Misericordia e nella primavera dell’anno successivo, nella Domenica della Misericordia, durante il pellegrinaggio al Santuario di Maccio, mi consacravo alla Santissima Trinità Misericordia infinita.
La Mamma celeste anche quando io la sentivo lontana era accanto a me e, come sempre fa Maria, mi conduceva verso suo Figlio.
Giuseppina
Immagine di copertina da una fotografia di Steffen Lemmerzahl su Unsplash


