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Il Santo del giorno

 

Aprile 2021
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31 Marzo

Nome: BENIAMINO

S.BENIAMINO
Martire (V sec.)

 

Beniamino è nome che ci giunge dritto dritto dalla Bibbia, insieme con la storia dei dodici figli di Giacobbe, capostipiti delle dodici tribù di Israele. Il nome di Beniamino è diventato, da nome proprio, nome comune, nel senso di figlio o persona prediletta, e si dice comunemente, per esempio, “tu sei il mio beniamino”, cioè il mio preferito. Il Beniamino della Bibbia è distinto, naturalmente, dal Santo cristiano oggi ricordato sotto tale nome. Questi visse in Persia, verso il 400, e fu un diacono, incarcerato per due anni dal Re Isdegerde, persecutore dei cristiani. Il diacono Beniamino dovette essere un personaggio di una certa importanza. Infatti, l’ambasciatore dell’Imperatore romano Teodosio, che negoziava un trattato di pace con il sovrano persiano, pose tra le condizioni anche quella di liberare l’eminente prigioniero. Come controproposta, il re promise di liberare Beniamino se questi si fosse impegnato a cessare la sua opera di apostolato in mezzo ai Persiani. Il diacono rispose al sovrano di non poter accettare la condizione, ricordandogli, e ricordando a se stesso, i castighi riserbati, nella parabola evangelica, a coloro che tengono nascosti i talenti del loro signore. Fu scarcerato lo stesso, dietro le pressioni dell’ambasciatore romano. Ma Beniamino continuò a istruire e a convertire gli adoratori del fuoco e del sole. Libero dalla parola data, Isdegerde poté arrestarlo di nuovo, imponendogli di rinnegare la fede e sacrificare al simulacro del sole. Il Santo si rifiutò e non mutò sentimento sotto le più efferate torture. Il supplizio finale fu di atrocità raffinata, degno della crudele fantasia orientale. Beniamino infatti fu ucciso lentissimamente, con il corpo trafitto da spilloni. Fino all’ultimo, si narra, non uscirono dalla sua bocca che parole di lode al Signore. I calendari riportano altri tre martiri chiamati Beniamino, uno dei quali è ricordato a Brescia, il 7 gennaio; San Beniamino monaco in Arabia, festeggiato il 14 gennaio, e San Beniamino eremita in Egitto, di cui si fa memoria il 25 giugno.

31 Marzo

Nome: GUIDO

S.GUIDO di POMPOSA Abate (XI sec.)

 

Una delle più antiche e delle più belle abbazie benedettine della pianura padana è quella di Pomposa. I monaci si erano stabiliti fin dal VI o dal VII secolo nella pianura bassa e invasa dalle acque, presso Codigoro, nel delta del Po. Ora et labora, dice il motto. E per pregare essi costruirono la primitiva chiesa, dedicata a Santa Maria, più volte ingrandita. Con il lavoro poi, i monaci prosciugarono e bonificarono la terra acquitrinosa. Attorno all’abbazia si raccolsero agricoltori e operai, artigiani e mandriani. Per la preghiera e per il lavoro crebbe poi, sul terreno umido di Pomposa, il più bel campanile del Medioevo italiano. Di lassù, la voce delle campane si spandeva sulla campagna bassa e piana, come richiamo alla preghiera, ma anche al lavoro, di cui scandiva le ore e regolava la giornata. Proprio a Pomposa, per esempio, fu monaco Guido d’Arezzo, il quale, all’ombra del sonoro campanile, realizzò la scala musicale di sette note. Un altro Guido è anche il Santo festeggiato il 31 marzo, detto di “Pomposa” quasi per riflettere la fama del luogo in cui fu monaco. Era nato però a Casamari, presso Ravenna. Giovane studioso ma anche mondano, dopo un viaggio a Roma decise di cambiare vita, e si presentò all’Abate di Pomposa, il venerabile Martino, il quale viveva in una capanna tra i canneti, come un eremita. Il giovane Guido si pose sotto la sua guida e dopo vari anni di vita solitaria, indossò l’abito benedettino. Più tardi Guido venne eletto Abate proprio nel tempo in cui l’architetto Deusdedit costruiva il bellissimo campanile. Come il campanile fu il coronamento architettonico dell’Abbazia così San Guido ne fu il coronamento nella santità. Le sue doti di Abate saggio e di uomo Santo brillarono quando anch’egli si ridusse eremita in una capanna di canne, governando l’Abbazia per interposta persona. L’Imperatore Enrico III, colpito dalla sua fama lo volle inviare a Piacenza e San Guido obbedì, ma allontanandosi da Pomposa dopo 50 anni di permanenza venne colto dal male e morì a metà strada, a Borgo San Donnino, nel 1046.