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Il Santo del giorno

 

Luglio 2018
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12 Luglio

Nome: GIOVANNI

S. GIOVANNI GUALBERTO Abate († 1073)

 

A Firenze, fuori di Porta San Miniato, s’incontra il ta-bernacolo di S. Giovanni Gualberto. E mentre l’incontro di oggi, con la pittura commemorativa, avviene nella idillica pace della collina, quello d’allora avvenne invece nella truce violenza dell’odio. Un figlio del nobile Gualberto de’ Visdomini era caduto trafitto da una spada. Suo fratello Giovanni aveva giurato vendetta, e ora cercava l’uccisore, per ucciderlo o esserne ucciso. L’incontrò per l’erta salita, inerme, e subito gli fu sopra con la spada sguainata. All’assalito non restò che appoggiarsi al muro, con le braccia stese, offrendo alla lama il petto indifeso. Quel gesto di rassegnata fierezza disegnò contro il muro la figura di un crocifisso, dinanzi al quale Giovanni non ebbe la forza d’infierire. Gettò la spada, rinunziando alla vendetta, e sconvolto salì verso la chiesa di San Miniato. Dentro, un’altra figura apriva le braccia: la figura d’un crocifisso dipinto, dinanzi al quale Giovanni s’inginocchiò. Il crocifisso inclinò la testa, in segno d’approvazione. Giovanni restò tra i monaci Benedettini, aggiungendo al suo nome quello del proprio padre, “Gualberto”. Egli aveva perdonato al suo personale nemico e ne aveva ricevuto da Gesù la miracolosa approvazione. Imperversavano in quel tempo i cosiddetti “simoniaci” cioè coloro che, nell’interno del tempio, facevano mercato di cose sacre e di ecclesiastiche dignità. Simoniaco si dimostrava l’Abate del monastero e lo stesso Vescovo di Firenze. Contro costoro, Giovanni Gualberto iniziò la sua lotta, per la purezza dei costumi cristiani. Costretto a fuggire, e s’inselvò tra i faggi di Vallombrosa.
Di lassù incitò i suoi concittadini nella resistenza contro il Vescovo simoniaco; il monaco, macerato dalla penitenza e fortificato dalla preghiera guidò i religiosi sulla via della perfezione, fino alla morte (1073). E quando, nel Palazzo del Popolo, s’insediarono nel governo della città i Priori con i rappresentanti del popolo, fecero vita comune con i figli spirituali di Gualberto, i cosiddetti monaci Vallombrosani. S. Giovanni fu il Patrono della Repubblica fiorentina, fondata nel rispetto della persona umana. Oggi è il patrono dei forestali, per i boschi che i monaci Vallombrosani coltivarono sulle pendici del Pratomagno.