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Il Santo del giorno

 

Settembre 2022
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14 Agosto

Nome: ALFREDO

S. ALFREDO
Vescovo (IX sec.)

 

Di Santi con il nome Alfredo ce n’è soltanto uno, di limitata celebrità. Non figura nel Calendario della Chiesa universale, e neanche nel Martirologio Romano, ma soltanto nei calendari particolari della diocesi di Hildesheim, in Germania. La sua festa cadrebbe il 15 agosto: viene abitualmente celebrata un giorno prima, perché non coincida con la ricorrenza dell’Assunta. La città di Hildesheim, in Germania, è celebre nella storia dell’arte per la sua cattedrale in primitive forme romaniche, costruita tra il X e l’XI secolo, e soprattutto per i rilievi in bronzo che adornano le sue porte. Sopra il coro della cattedrale fiorisce ancora la cosiddetta “rosa dei mille anni”: una pianta che, se non proprio mille, ha probabilmente cinquecento anni di vita. Alla rosa di Hildesheim si collegano le leggende sulla fondazione della città e la sua designazione quale sede episcopale da parte di Ludovico il Pio, figlio dell’Imperatore Carlomagno. Ciò avveniva nell’anno 815. Trentasei anni dopo, il monaco benedettino Alfredo, o Altfrido, diventava quarto Vescovo della città, e primo di una serie di grandi prelati che avrebbero illustrato la storia della diocesi, come San Bernardo e San Gottardo. L’episcopato di Alfredo accrebbe il prestigio della nuova città e dei suoi Vescovi. Amico di Luigi il Germanico, Alfredo svolse infatti diverse missioni importanti che gli valsero fama di saggezza e di prudenza, oltre che di santa vita, secondo lo spirito della Regola benedettina. Tra l’altro, il Vescovo di Hildesheim di adoperò per mantenere la pace tra i vari discendenti dell’Impero Carolingio, cosa non troppo facile osservano gli storici, per le rivalità, spesso sanguinose, che dividevano quei personaggi nonostante i vincoli di parentela. Fu lui, il Vescovo Alfredo, a iniziare la costruzione di una nuova Cattedrale, che dedicò alla mistica rosa, la Vergine Maria. Egli, morto due anni dopo, nell’874, non la vide completa, né poté prevederne la splendida fioritura nell’arte e nella devozione. Ma, oltre ai meriti spirituali, possiamo attribuirgli anche la benemerenza di questo primo contributo a uno dei luoghi più suggestivi dell’arte e della fede dell’Europa medievale.

14 Agosto

Nome: MASSIMILIANO

S. MASSIMILIANO KOLBE
Sacerdote e martire (1894-1941)

 

Nato presso Lodz, in Polonia, l’8 gennaio 1894, era un ragazzo piuttosto vivace. Un giorno, la mamma, preoccupata, gli domandò: “Che ne faremo di te?”. In lacrime, il piccolo si rifugiò presso un’immagine dell’Immacolata a sfogare il suo dispiacere e a pregare. La Madonna gli apparve mostrandogli due corone, una bianca e una rossa: “Quale vuoi?”. Le rispose: “Tutte e due”. “Le avrai”, confermò Maria SS.ma. Nel 1907, entrò tra i Francescani conventuali a Leopoli. Mandato a completare gli studi teologici a Roma, vi fu ordinato sacerdote nel 1918. L’anno prima, nel 1917, fra Massimiliano, mentre la massoneria scatenava i suoi affronti alla Chiesa, aveva fondato “La Milizia dell’Immacolata”, con l’intento di “pregare, impegnarsi, diffondere la buona stampa, essere apostoli per diffondere il regno di Cristo e di Maria nel mondo”. Ritornato in Polonia, vi fondò nel 1927 “la città dell’Immacolata” (Niepokalanow), i cui “cittadini” si dedicavano in primo luogo all’apostolato della stampa, dando vita, con il “Cavaliere dell’Immacolata” a una catena di riviste e di pubblicazioni, un vero “boom” editoriale e apostolico per il trionfo di Maria.
Nel 1930, Padre Kolbe si recò missionario in Giappone a fondarvi un’altra “città dell’Immacolata” con frutti grandissimi di bene. Al suo ritorno in Polonia, poco prima della 2° guerra mondiale, riprese un apostolato intenso per far conoscere Maria, certo che dove arriva Maria, lì regna Gesù Cristo. Il 18 settembre 1939, fu arrestato una prima volta dalla Gestapo; ma per l’8 dicembre poté rientrare a Niepokalanow. Di nuovo arrestato, fu rinchiuso nel lager di Auschwitz, dove trasformò il carcere in luogo di preghiera. Durante una terribile decimazione, offrì la sua vita per salvare un padre di famiglia, accettando di morire di fame in una cella della morte. Lì, il 14 agosto 1941, fu finito con un’iniezione di acido fenico. Martire della verità e della carità. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II, il 10 ottobre 1982.