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Il Santo del giorno

 

Settembre 2022
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2 Agosto

Nome: AUGUSTO

BEATO AUGUSTO CZARTORYSKI (1858-1893)

 

Di nobile stirpe
Augusto Czartoryski nacque a Parigi il 2 agosto 1858, in esilio, dal principe polacco Ladislao e dalla principessa Maria Amparo, figlia della regina di Spagna. Da circa trent'anni la sua nobile stirpe, legata agli interessi dinastici della Polonia, era emigrata in Francia. Dall'esilio il principe Ladislao cercava di restaurare l'unità della patria smembrata nel 1795.
Mai attratto dalla vita di corte
A sei anni Augusto perse la madre. Prese il suo posto Margherita d'Orléans, figlia del conte di Parigi, pretendente al trono di Francia. Fin da piccolo, Augusto si mostrò un ragazzo buono e riflessivo. Sebbene legatissimo alla sua amata Polonia, non fu mai attratto dalla vita di corte. L'azione della grazia nella sua anima lo portò al distacco dai beni terreni e a una seria vita spirituale.
Incontro con Kalinowski
Tra i 10 e i 17 anni studiò a Parigi e a Cracovia, ma la sua cagionevole salute lo costrinse a interrompere gli studi e a spostarsi di frequente nel Sud dell'Europa in cerca di un clima migliore. In quegli anni la Provvidenza gli mise accanto il precettore Giuseppe Kalinowski, che lo guidò con prudenza non solo negli studi, ma soprattutto nella vita spirituale. In seguito Kalinowski divenne carmelitano. Oggi la Chiesa lo venera come santo.
Il precettore descrive il suo allievo come un ragazzo dall'umore stabile, di grande bontà d'animo, di perfetta cortesia, sincero, intelligente e molto religioso, ma in semplicità di cuore.
Incontro con Don Bosco
Nel maggio del 1883 don Bosco si trova in Francia. Viene invitato a Palazzo Lambert dalla principessa Margherita d'Orléans. Augusto gli serve la Messa, e il santo gli dice: "È da molto che desidero fare la sua conoscenza!" Il principe rimane folgorato dall'incontro. In seguito si reca varie volte a Torino a incontrare don Bosco. Gli chiede con insistenza di entrare a far parte dei Salesiani, ma il Fondatore non è convinto.
Augusto parla col Papa Leone XIII, che invita don Bosco ad accettare il principe. Nel luglio del 1887, dopo aver rinunciato ai beni e alla possibilità del trono, entra in noviziato contro il parere della famiglia. Ha 29 anni. Si sforza di adeguarsi agli orari e allo stile di vita, diventa il più umile dei novizi. Don Bosco, quasi morente, gli benedice l'abito talare.
Beltrami
Inizia gli studi di filosofia. Presto ricade nel male, la tubercolosi. Nella casa di Valsalice, a Torino, incontra il ven. Andrea Beltrami. I due sviluppano una profondissima amicizia spirituale, mentre Andrea accudisce Augusto nella sua malattia. Intanto don Rua gli fa studiare la teologia e lo ammette agli Ordini sacri. Quando viene ordinato sacerdote a San Remo, il 2 aprile 1892, la sua famiglia è volontariamente assente: aveva tentato in tutti i modi di farlo uscire dalla Congregazione.
L'ultimo sacrificio
Augusto incarnò pienamente la spiritualità salesiana, in particolar modo l'aspetto del sacrificio e l'offerta della propria vita e della propria sofferenza per il bene dei giovani e della Congregazione: pure don Bosco soffrì molto, anche se non lo dava a vedere. Don Augusto morì ad Alassio l'8 Aprile 1893, sabato nell'ottava di Pasqua: "Che bella Pasqua!" aveva detto. Aveva 35 anni. Giovanni Paolo II, il papa polacco, ebbe la gioia di beatificarlo il 25 aprile 2004. La sua salma è venerata a Przemysl (Polonia).
Venerabile il 1 dicembre 1978; beatificato il 25 aprile 2004 da Giovanni Paolo II

2 Agosto

Nome: EUSEBIO

S. EUSEBIO (di VERCELLI)
Vescovo (283-371)

 

Eusebio era nato in Sardegna, attorno al 283 quando erano ancora diffuse le persecuzioni dell’impero romano contro il Cristianesimo. Emigrato a Roma aveva ricevuto il battesimo dal Papa S. Eusebio (309-310) assumendone anche il nome. Diventato prete e dopo aver esercitato il suo ministero per qualche tempo a Roma, nel 345, fu mandato Vescovo a Vercelli, dove cessate le persecuzioni imperiali era ancora assai diffuso il paganesimo. A Vercelli, Eusebio consacrò la prima cattedrale, curò particolarmente la Liturgia, si dedicò alla formazione, nella sua casa, dei suoi sacerdoti, introducendo la vita comune tra gli aspiranti al presbiterato, con una regola fondamentale che comprendeva preghiera, studio e penitenza. Era un abbozzo di seminario, che fu ripreso da altri Vescovi. Alla celebrazione del Concilio di Nicea (325) per opera del Papa S. Silvestro I, che condannava l’eresia di Ario e ribadiva la divinità di Gesù Cristo, Eusebio si fece, prima a Roma, poi a Vercelli e in tutto il nord Italia, difensore della vera dottrina della Chiesa e apostolo intrepido e invincibile del Cristo Uomo-Dio.
Grazie a lui, la vera fede si diffuse in Piemonte, di cui di fatto egli era il “primate”. Nel 355, rifiutò di cedere all’imperatore Costanzo che favoriva gli ariani: per questo fu mandato in esilio in Palestina, chiuso in una gabbia come un animale feroce. Per sei anni, visse a Scitopoli, continuando, per quanto gli era possibile, a provvedere al suo popolo con lettere piene di dottrina e di coraggio. Finalmente liberato dall’esilio, rientrò a Vercelli e lì prese a collaborare con indomito coraggio con S. Ilario di Poitiers, per la restaurazione della fede del nord Italia. Morì il 1 agosto 371 e fu sepolto nella sua cattedrale a Vercelli. Per le persecuzioni subite è stato annoverato tra i martiri ed è considerato “il S. Ambrogio” del Piemonte, di cui, dal 1962, è stato nominato patrono e protettore.

2 Agosto

Nome: ASSISI

IL PERDONO DI ASSISI

 

Una notte dell’anno 1216 S. Francesco, mentre era in preghiera e contemplazione nella chiesetta della Porziuncola presso Assisi, vide sull’altare Cristo e sua Madre Santissima circondati da una moltitudine di Angeli. Gli chiesero che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. Rispose subito Francesco: “Santissimo Padre, benché io sia misero peccatore, ti chiedo che a quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, si conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. Il Signore gli rispose: “Quello che tu chiedi, frate Francesco, è grande, ma sei degno di maggiori cose e tu le avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma tu domanda al mio Vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.
Francesco si presentò al Pontefice Onorio III che si trovava in quel momento a Perugia, e gli raccontò la visione avuta. Il Papa dette la sua approvazione; poi disse: “Per quanti anni vuoi questa indulgenza?”. Francesco pronto rispose: “Santo Padre, non domando anni, ma anime!”. Qualche giorno dopo, con i Vescovi dell’Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse fra le lacrime: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.
L’indulgenza si può dunque acquisire, una sola volta per sé o per un defunto, dalle 12 del 1 agosto alla mezzanotte del 2, visitando una chiesa pubblica. La Chiesa in seguito ha benevolmente esteso questa indulgenza della Porziuncola alle chiese parrocchiali e alle chiese francescane, a queste condizioni: Confessione e Comunione (entro quindici giorni precedenti o seguenti), un Padre Nostro, il Credo (come professione di fede), pregare secondo le intenzioni del Papa con un Padre Nostro, Ave Maria, Gloria.