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Il Santo del giorno

 

Settembre 2022
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26 Agosto

Nome: ZEFFERINO

BEATO ZEFFIRINO NAMUNCURÁ (1886-1905)

 

Nascita e scuola a Buenos Aires
Zeffirino Namuncurà nasce il 26 agosto 1886 a Chimpay, sulle rive del Rio Negro. Suo padre Manuel, ultimo grande cacico delle tribù indios araucane, aveva dovuto arrendersi tre anni prima alle truppe della Repubblica argentina. Dopo undici anni di libera vita agreste, Manuel Namuncurà invia Zeffirino a studiare a Buenos Aires, perché un domani possa difendere la sua razza. Il clima di famiglia che si respirava nel collegio salesiano lo fece innamorare di don Bosco.
Crescita spirituale
Crebbe in lui la dimensione spirituale e iniziò a desiderare di diventare salesiano sacerdote per evangelizzare la sua gente. Scelse Domenico Savio come modello, e durante cinque anni, attraverso lo sforzo straordinario per inserirsi in una cultura totalmente nuova, divenne egli stesso un altro Domenico Savio. Esemplare l'impegno nella pietà, nella carità, nei doveri quotidiani, nell'esercizio ascetico.
Aspirante salesiano
Questo ragazzo, che trovava difficile "mettersi in fila" o "obbedire alla campana", diventò pian piano un vero modello. Come voleva don Bosco, era esatto nell’adempimento dei suoi doveri di studio e di preghiera. Era l'arbitro nelle ricreazioni: la sua parola veniva accolta dai compagni in contesa. Impressionava la lentezza con cui faceva il segno della croce, come se meditasse ogni parola; col suo esempio correggeva i compagni insegnando loro a farlo adagio e con devozione. Nel l903 (ha sedici anni e mezzo, e suo padre è stato battezzato a ottant’anni), Mons. Cagliero lo accetta nel gruppo degli aspiranti a Viedma, capoluogo del Vicariato apostolico, per iniziare il latino.
Italia
A causa della sua scarsa salute, il vescovo salesiano decide di condurlo in Italia per fargli proseguire gli studi in modo più serio e in un clima che sembra più adatto. In Italia incontra don Rua e il Papa Pio X, che lo benedice con commozione. Frequenta la scuola a Torino e in seguito nel collegio salesiano di Villa Sora, a Frascati. Studia con tanto impegno da essere il secondo della classe.
La morte
Ma un male non diagnosticato a tempo, forse perché non si lamentava mai, lo minava: la tubercolosi. Il 28 marzo 1905 è trasportato all'ospedale Fatebenefratelli dell'Isola Tiberina a Roma. Troppo tardi. Vi muore serenamente l'11 maggio. Dal 1924 i suoi resti mortali riposano nella sua patria, a Fortín Mercedes, dove folle di pellegrini accorrono a venerarlo.
Venerabile il 22 giugno 1972; beatificato l'11 novembre 2007 sotto il pontificato di Benedetto XVI
Nascita e scuola a Buenos Aires
Zeffirino Namuncurà nasce il 26 agosto 1886 a Chimpay, sulle rive del Rio Negro. Suo padre Manuel, ultimo grande cacico delle tribù indios araucane, aveva dovuto arrendersi tre anni prima alle truppe della Repubblica argentina. Dopo undici anni di libera vita agreste, Manuel Namuncurà invia Zeffirino a studiare a Buenos Aires, perché un domani possa difendere la sua razza. Il clima di famiglia che si respirava nel collegio salesiano lo fece innamorare di don Bosco.
Crescita spirituale
Crebbe in lui la dimensione spirituale e iniziò a desiderare di diventare salesiano sacerdote per evangelizzare la sua gente. Scelse Domenico Savio come modello, e durante cinque anni, attraverso lo sforzo straordinario per inserirsi in una cultura totalmente nuova, divenne egli stesso un altro Domenico Savio. Esemplare l'impegno nella pietà, nella carità, nei doveri quotidiani, nell'esercizio ascetico.
Aspirante salesiano
Questo ragazzo, che trovava difficile "mettersi in fila" o "obbedire alla campana", diventò pian piano un vero modello. Come voleva don Bosco, era esatto nell’adempimento dei suoi doveri di studio e di preghiera. Era l'arbitro nelle ricreazioni: la sua parola veniva accolta dai compagni in contesa. Impressionava la lentezza con cui faceva il segno della croce, come se meditasse ogni parola; col suo esempio correggeva i compagni insegnando loro a farlo adagio e con devozione. Nel l903 (ha sedici anni e mezzo, e suo padre è stato battezzato a ottant’anni), Mons. Cagliero lo accetta nel gruppo degli aspiranti a Viedma, capoluogo del Vicariato apostolico, per iniziare il latino.
Italia
A causa della sua scarsa salute, il vescovo salesiano decide di condurlo in Italia per fargli proseguire gli studi in modo più serio e in un clima che sembra più adatto. In Italia incontra don Rua e il Papa Pio X, che lo benedice con commozione. Frequenta la scuola a Torino e in seguito nel collegio salesiano di Villa Sora, a Frascati. Studia con tanto impegno da essere il secondo della classe.
La morte
Ma un male non diagnosticato a tempo, forse perché non si lamentava mai, lo minava: la tubercolosi. Il 28 marzo 1905 è trasportato all'ospedale Fatebenefratelli dell'Isola Tiberina a Roma. Troppo tardi. Vi muore serenamente l'11 maggio. Dal 1924 i suoi resti mortali riposano nella sua patria, a Fortín Mercedes, dove folle di pellegrini accorrono a venerarlo.
Venerabile il 22 giugno 1972; beatificato l'11 novembre 2007 sotto il pontificato di Benedetto XVI

26 Agosto

Nome: ALESSANDRO

S. ALESSANDRO
Martire (III sec.)

 

Ai primi giorni d’autunno, l’esercito di Massimiano Cesare si trovava nelle valli svizzere, non lontano dal lago Lemano. Più che una guerra guerreggiata, lo aspettava una insidiosa guerriglia contro i fieri montanari del paese, sempre ribelli e costantemente inquieti. Le Alpi, tutt’intorno, erano già incappucciate di neve. Faceva freddo. I soldati della legione sognavano la calda sabbia della loro terra natale. Era, infatti, una legione di soldati egiziani, detta Legione Tebana, o Tebea, perché reclutata attorno alla città di Tebe. Ad Agaunia, il primicerius Maurizio ordinò l’alt ai suoi legionari. Fece disporre il campo, Massimiano Cesare ordinò che, in attesa di attaccar battaglia, si celebrasse un sacrificio agli dei. I soldati cristiani della Legione Tebana si rifiutarono di eseguire l’ordine sacrilego. Massimiano minacciò rappresaglie, ma nessuno cedette. Giunse allora un reparto di littori per le misure disciplinari. Un soldato su ogni dieci della Legione Tebana cadde sotto la spada. Ma i superstiti non si lasciarono intimorire, e si fecero vicendevolmente animo, spronati dal primicerius Maurizio. A Massimiano, mandarono a dire che la loro fedeltà agli insegnamenti del Signore era la più sicura garanzia della lealtà verso l’Imperatore. Seguì una seconda decimazione; poi una terza, finché tutti i legionari della legione cristiana furono giustiziati, ad Agaunia, in quell’autunno della fine del III secolo.
Il Sant'Alessandro ricordato il 26 agosto, viene detto soldato della Legione Tebana, come molti altri Santi venerati nell’Italia settentrionale; l’aver appartenuto alla legione dei Martiri, per un cristiano e un soldato, appariva come il maggior titolo di nobiltà e di eroismo. Alessandro sarebbe stato uno di quei pochi legionari, i quali, trovandosi momentaneamente distaccati in altre località, sfuggirono all’eccidio di Agaunia, per subire poi il martirio in altri luoghi dove fiorì la loro devozione. Sant'Alessandro, per esempio, è l’amatissimo Patrono della città di Bergamo: perciò la leggenda lo fa morire a Bergamo, dopo essere sfuggito due volte al carcere e avere infranto gli idoli davanti al suo comandante e persecutore, Massimiano Cesare. A lui, primo Martire e Patrono di Bergamo, è dedicata la Cattedrale della città.