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Il Santo del giorno

 

Settembre 2020
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5 Agosto

Nome: EMIDIO

S. EMIDIO
Martire († 303)

 

Nato a Treviri, abbandonò, dopo il Battesimo, la patria per sottrarsi alla persecuzione dei genitori. Giunto a Milano fu ordinato sacerdote dal vescovo s. Materno. Mosse quindi per Roma, dove ricevette la consacrazione episcopale dal Papa che lo inviò ad Ascoli. Convertiti molti pagani, tra cui Polisia, figlia del prefetto della città, fu decapitato nel 303. Questo, in brevissima sintesi, è quanto racconta la sua passio, composta nel sec.XI o nel XII da uno che si spacciò per discepolo del santo. Di S. Emidio, sconosciuto nell’antichità, si cominciano ad avere notizie nel sec.XI. Leone IX, in un diploma del 1° luglio 1052 accenna alla cattedrale di Ascoli, forse in occasione del ritrovamento delle ossa di un S. Emidio, creduto protovescovo della diocesi. Negli Statuti, redatti nel 1377 e stampati in volgare nel 1496, s i dà un accurato schema delle solennità da celebrarsi in onore del santo.
Pio II ricorda il grande concorso di forestieri a detta festa, sia per la profonda devozione al santo sia per i numerosi e quasi quotidiani miracoli che si verificavano sulla sua tomba. Dopo lo spaventoso terremoto del 1703, in cui Ascoli rimase illesa, si cercò, anche coll’autorità dell’arcivescovo di Treviri, di estendere il culto di S. Emidio alla Chiesa universale. Il tentativo non riuscì, ma spontaneamente moltissime città dell’Italia centro-meridionale introdussero la festa del santo nella loro diocesi e lo elessero compatrono. In questo tempo si diffuse la nuova iconografia, che lo rappresenta in atto di sostenere un muro barcollante sotto l’impeto di scosse telluriche (tela di P. Tedeschi nella chiesa di S. Francesca Romana a Roma). Il santo riposa oggi nella cripta della cattedrale di Ascoli, entro un’urna romana, su cui furono incise le parole: “Cum sociis aliis Emindius hic requiescit”. La sua festa si celebra in Ascoli il 5 agosto.

5 Agosto

Nome: MARIA

SANTA MARIA MAGGIORE (Roma)

 

Secondo la tradizione, la notte fra il 4 e il 5 agosto del 352, Papa Liberio (352-366) e il patrizio Giovanni con la moglie videro in sogno il monte Esquilino coperto di neve e sentirono l’invito a costruirvi una basilica in onore di Maria SS.ma. La mattina trovarono con meraviglia sull’Esquilino tracciata con neve la forma d’un tempio. Papa Liberio segnò il perimetro della nuova chiesa seguendo le tracce della neve intatta al sole d’agosto; e i due patrizi l’eressero col loro patrimonio.
Il venerando santuario è il più grande dei templi dedicati alla Madonna in Roma, donde il titolo di Santa Maria Maggiore. In una Cappella della Vergine, che è fra le più belle e più ricche di Roma, fastosa di statue e bassorilievi, si venera una immagine della Madonna, assai somigliante a quella del Santuario di San Luca a Bologna: sarebbe anch’essa dipinta dall’evangelista (in realtà pare del XIII secolo).
Molte altre insigni opere d’arte fanno del tempio forse il più insigne monumento della devozione dei Papi alla Madonna. Ma, più che l’arte, dà importanza alla veneranda Basilica la tradizione delle molte grazie e dei mirabili prodigi elargiti al popolo dalla Vergine, che viene invocata: “Salus Populi Romani”, Salvezza del Popolo Romano.
In questo giorno le Figlie di Maria Ausiliatrice rinnovano la loro Professione.

5 Agosto

Nome: SISTO

S. SISTO II, Papa e COMPAGNI
Martiri (III sec.)

 

Si sa come San Damaso, detto il “Papa delle Catacombe”, componesse numerose iscrizioni in onore e memoria dei cristiani caduti Martiri. In una di queste si leggeva: “Al tempo in cui la spada dilaniava il santo seno della madre (cioè della Chiesa), io, pastore qui sepolto, insegnavo la via del cielo. Vennero improvvisamente; mi colpirono sulla mia cattedra. Erano soldati inviati, e il popolo cristiano tese il collo alla spada. Ma il vecchio volle ricevere lui per tutti la palma del martirio. Offrì la propria testa per placare il furore dei soldati. Il Cristo, che dona in ricompensa la vita eterna, manifesta i meriti del pastore e prende cura egli stesso del gregge dei fedeli”. Il 2 agosto 257, l’Imperatore Valeriano pubblicò un editto contro i cristiani. Faceva obbligo ai Vescovi, a tutti i preti e a tutti i diaconi, di sacrificare al Dio dell’Imperatore, sotto pena di essere esiliati. Ventotto giorni dopo, un prete definito da San Cipriano “buono e pacifico”, fu eletto Papa con il nome di Sisto II. L’Imperatore Valeriano di lì a poco emanò un secondo editto, ancora più severo. I Vescovi, i preti e i diaconi sarebbero stati giustiziati senza bisogno di processo, se riconosciuti membri della gerarchia ecclesiastica. I fedeli laici, se confessi, avrebbero subìto la confisca dei beni. I funzionari dell’Impero, se scoperti, sarebbero stati condannati ai lavori forzati. L’editto non mancò di dare i suoi tristi frutti, e in una lettera di San Cipriano si può leggere: “Sisto è stato ucciso nel cimitero il 6 agosto, e quattro diaconi sono stati uccisi con lui”. Sisto II, quel giorno, aveva riunito i fedeli nelle Catacombe officiava attorniato da quattro diaconi, quando irruppero i soldati dell’Imperatore. L’editto era chiaro: Sisto II cadeva in cattedra, e i quattro diaconi gli facevano corona. Egli offrì il collo alla spada, dando esempio d’intrepida fede. Quattro diaconi furono uccisi dopo di lui. Per lungo tempo, nelle Catacombe di San Callisto, fu indicata e venerata una sedia sulla quale si diceva che il Papa martire fosse stato decapitato, davanti al tacito gregge dei suoi fedeli.