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Il Santo del giorno

 

Dicembre 2022

4 Settembre

Nome: ROSA

S.ta ROSA DA VITERBO
Monaca (1233-1251)

 

Nata a Viterbo nel 1233 da una povera famiglia, trascorse la maggior parte dei suoi diciotto anni di vita nel nascondimento della sua famiglia. A otto anni di età ebbe una visione della Madonna e a dodici anni incominciò a predicare per le strade della sua città. La Madonna le ordinò, a dieci anni, di prendere l’abito del Terz’ordine francescano. A quell’età, Rosa intraprese la sua prima missione contro l’Imperatore eretico Federico II, nemico del Papa, e illecitamente occupante la città. La bambina predicava per le vie e sulle piazze di Viterbo, operando miracoli strepitosi. Nessuno ardiva toccare quella missionaria minorenne, che doveva salire su qualche pietra, per farsi scorgere dagli uditori. A 15 anni, considerata elemento pericoloso per l’ordine pubblico, venne bandita dalla città. Si recò a Soriano, dove continuò la sua crociata contro l’Imperatore.
Una mattina, dopo aver pregato in chiesa, annunziò che Federico II era morto, e soltanto qualche giorno dopo la notizia fu confermata dai messaggeri. Da Soriano, Rosa passò a Vitorchiano, dove un uomo, dicendosi mago, teneva in soggezione tutto il popolo. La giovinetta fece accendere sulla piazza del paese una catasta di legna, e salì sul rogo, dove restò per tre ore tra le fiamme. Quando ne discese illesa il presunto mago le si gettò ai piedi. Tornata a Viterbo, ormai di sedici anni, avrebbe voluto entrare in convento, per passare in preghiera il resto della vita. Ma non venne accettata dalle monache di Santa Maria delle Rose, sconcertate da quell’adolescente terribile nella sua clamorosa santità. Rosa accettò il rifiuto con pazienza. “Non vi è piaciuto ricevermi da viva - disse sorridendo - ma forse mi accoglierete più volentieri da morta”. Continuò per due anni il suo apostolato come semplice terziaria francescana, bruciando tutte le sue giovani energie nell’esercizio della più ardente carità. Morì nel 1253, a 18 anni e, come aveva predetto, fu il Papa Alessandro IV - il quale, trovandosi a Viterbo, ebbe per tre volte la visione della fanciulla morta - che volle portare il suo corpo, nel 1258, dentro la chiesa di Santa Maria delle Rose. E’ festeggiata il 4 settembre.

4 Settembre

Nome: ROSALIA

S.ta ROSALIA
Vergine (XII sec.)

 

Per rintracciare la storia di Santa Rosalia, occorre procedere a ritroso, cominciando cioè da quando, nel 1624, si ritrovarono le sue reliquie in una grotta sul Monte Pellegrino, poi trasportate a Palermo. In città infuriava una terribile peste. L’epidemia cessò appena i resti della santa fanciulla giunsero nella città, per essere riposti nella cattedrale, dove tuttora si trovano. Poche settimane dopo, in un’altra grotta poco fuori Palermo, fu rinvenuta un’iscrizione latina, incisa sulla roccia e ritenuta di mano della Santa stessa, che così si firmava: Ego Rosalia Sinibaldi. Rosalia era la bellissima e virtuosa figlia del principe Sinibaldo, cugino del Re Guglielmo I, vissuto nel XII secolo.
Fanciulla di altissima virtù, si era votata segretamente a Gesù, e quando il padre ne annunciò il fidanzamento con un personaggio di conveniente condizione, Rosalia decise in cuor suo di non accettare mai quel matrimonio. Sparisce infatti dalla casa paterna proprio il giorno dell’ “appuntamento”, cioè del primo incontro ufficiale dei fidanzati, e si rifugia tra le selvose e selvagge montagne della Quisquina, sfuggendo alle ricerche del padre e dello sposo promesso. Passa poi a Lercara, a Prizzi, poi ancora a Rocca Busambra, infine si cela nella solitudine impervia del Monte Pellegrino, sopra il mare di Palermo. Qui vive per pochi anni, confortata dalle più dolci visioni e talvolta anche squassata dalle più insidiose tentazioni. Prima di morire, il 4 settembre, forse del 1160, desidera ardentemente i Sacramenti. E un monaco, Cirillo, avvertito da una visione, sale l’impervio monte, trova la spelonca, e amministra alla fanciulla morente la comunione. Oggi verso la grotta del monte Pellegrino, salgono i pellegrini non soltanto di Palermo e della Sicilia, per rendere omaggio alla santa fanciulla che si macerò nella più penosa solitudine da viva e, dopo la morte, fu miracolosa soccorritrice contro la peste.