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V Domenica di Quaresima

di Antonio Rungi

Celebriamo oggi la quinta domenica di Quaresima e la parola di Dio ci porta già alla vigilia della passione di Cristo. Sono questi gli ultimi giorni della Quaresima durante la quale siamo stati invitati a percorrere lo stesso itinerario del Cristo, ritirato nel deserto, tentato e resistente ad ogni tentazione, capace di grandi gesti umani di rinuncia e di coraggio, uomo della penitenza, del silenzio e della preghiera.
A conclusione, la chiesa ci invita a concentrarci maggiormente sul mistero della Passione e morte di nostro Signore. E lo fa proponendoci un brano della Vangelo di Giovanni, nel quale si parla di Cristo quale chicco di grano, che per legge naturale se non muore, non dà frutto. Gesù morirà sulla croce e dalla sua morte nasce la vera vita per l’umanità.
La misericordia di Dio entra con la sua potenza nella storia dell’umanità. 

Chi comprende che in Gesù scopriamo il volto misericordioso di Dio capisce il senso più vero della Passione. Una Passione, quella del Cristo, che si presenta drammatica all’orizzonte fin da questo primo annuncio. E’ Gesù stesso che si rivolge al Padre chiedendo di salvarlo da quell’ora tremenda del dolore. Un grido di aiuto che spiega tutti le grida di aiuto che da ogni persona e da ogni parte del mondo si alzano a Dio, quando la sofferenza, più terribile e incomprensibile, soprattutto dei bambini innocenti, tocca persone di ogni ceto sociale e condizione minandone l’integrità fisica, ma soprattutto spirituale. Tutti vorrebbero rifuggire dal dolore, ma il dolore non sempre è rimovibile dalla vita dell’uomo. Un dolore che si comprende alla luce della croce, che è anche glorificazione e primariamente amore. 
Il dramma di Cristo sulla Croce è espresso in modo lapidario e con accenti forti nel breve brano della Lettera agli Ebrei. L’obbedienza di Cristo è modello di obbedienza alla volontà di Dio per tutti gli uomini, anche quando questa obbedienza ci invita a salire il Calvario e a metterci ai piedi del Crocifisso non solo per compiangere il suo soffrire, ma per completare quanto manca alla sua passione. 
E’ il profeta Geremia che nel brano della prima lettura che ci dà la chiave interpretativa di tutto ciò che la parola di oggi ci invita a meditare sulla speranza, sui tempi nuovi e messianici, in cui Dio stipulerà una nuova alleanza con il suo popolo. E’ l’alleanza del Monte Calvario, non più del monte Sinai. Il passaggio del Mar Rosso per il popolo di Israele è un lontano ricordo, in quanto un nuovo più importante passaggio l’umanità viene chiamata a compiere, quello dal peccato alla grazia, dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà. Cristo che muore e risorge come il chicco di grano è la grande speranza, anzi è la certezza che l’uomo non è abbandonato a se stesso, ma Dio è con lui e Dio e per lui. Un Dio che dona il suo Figlio sulla Croce, perché dalla Croce gli uomini riabbiano la gioia di una vita in Dio, nella sua amicizia e nell’amicizia con tutti i suoi fratelli. 
Nel Salmo responsoriale di oggi, tratto dal Salmo 50, c’è questa elevazione di preghiera a Dio per ottenere la sua misericordia davanti al peccato individuale e soggettivo e al peccato collettivo e oggettivo: “Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro”. 
Di fronte ad un mondo che ha perso il senso di Dio e di conseguenza anche la coscienza del peccato, delle proprie debolezze, il forte richiamo che ci viene dalla parola di Dio di oggi alla misericordia è un invito a ripartire da quella esperienza di fede che ci fa sperare nella salvezza, ma non ci fa abusare della misericordia di Dio. E’ tempo di conversione, è tempo di pentimento, è tempo, soprattutto, di iniziare una vita nuova vera in Cristo, che per noi ha accettato la Croce come autentica via di liberazione, in quanto via dell’amore e dell’oblazione. Il Signore ci illumini a prendere coscienza dei nostri peccati e per quanto è nelle nostre facoltà di togliere il peccato dalla nostra vita, per vivere nella grazia e nell’amicizia con Dio. 
Ecco perché possiamo doverosamente e legittimamente pregare così in questo giorno di festa e di speranza per tutti: Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi. Amen.

 Ascolta l'omelia di Don Ferdinando Colombo