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Il nostro Santuario: L'arte come Contemplazione.

di Daniela Dal Monte

 La vetrata rotonda del Sacro Cuore che si trova nella Cripta del nostro santuario.
È molto particolare per il volto giovanile che l’artista ha dato a Gesù.
Non abbiamo documenti d’archivio che provino che l’autore è Antonio Maria Nardi, ma poiché la maggioranza delle vetrate è stata fatta da lui riteniamo che sia plausibile attribuirgliela.

Dal crollo della cupola, in soli 5 anni,  Don Antonio Gavinelli riuscì a ricostruire il Santuario del Sacro Cuore, arricchendolo di meravigliose vetrate.


Il 10  maggio 1935 tutta la città, guidata dal Card. Nasalli Rocca, si riversò alla Bolognina per .la consacrazione del Tempio.
Tra i presenti c’era anche Antonio Maria Nardi, l’autore della maggioranza delle 134 vetrate del nostro Santuario, che ci ha lasciato questa meravigliosa pagina sulla efficacia spirituale dell’arte:

«Per chi prova la dolcezza della preghiera e l’infinito bene della Fede, suppongo non possa esistere felicità più grande di quella di potersi esprimere con un linguaggio che gli riesca facile e personale, quando ringrazia il Signore per l’assistenza ricevuta e questa domanda ancora per l’avvenire.
I Santi hanno il loro amore sovrumano che suggerisce le parole ed i pensieri che ci stupiscono e ci commuovono, ma agli artisti sono concesse le espressioni meno consuete che possono parlare alla massa dei devoti in modo più primitivo, alle volte più efficace, attraverso i sensi.

La pagina che un Santo ha lasciato scritta, spesso appare in tutta la sua bellezza prodigiosa solo a pochi eletti, a quelli che posseggono più grande ardore mistico e più profonda dottrina, ed occorre che per la folla sia diluita in spiegazioni e in espressioni più comuni.

La struttura architettonica di un tempio, un brano di musica, la visione di un dipinto possono ridestare la meraviglia del più umile devoto e, senza che neppure possa rendersene conto, trasportarlo col cuore gonfio di fervore verso l’Onnipotente e i Santi del Paradiso.

La predica più infiammata, travolgente e trascinatrice non potrà che farci seriamente riflettere sulle nostre manchevolezze e ci chiuderà in noi stessi, il cuore tremante, le labbra mormoranti la contrizione, il pentimento, i propositi virtuosi, ma forse mai accadrà di vedere la folla stipata, interminabile, di domenica 10 maggio, impaziente di entrare nel Tempio risorto del Sacro Cuore, uscirne con gli occhi brillanti di emozione, il viso rivolto all’alto, il sorriso, la gioia impressi nel volto, nei gesti, nella voce.
Tanta gente, tanta folla pregava, lodava, benediceva, invocava, ringraziava nella vera letizia, col cuore traboccante di felicità, stupiva e affermava il miracolo; in ognuno, certo ogni pensiero, ogni sensibilità doveva gridare evviva a San Giovanni Bosco che per mano dei suoi Figli aveva compiuto l’opera prodigiosa, e a Gesù, grande amore di ogni creatura, che ha la bontà di scendere fino a noi per darci il tesoro della Sua certezza ed appaga quelli che vogliono con prepotente amore.

Gli interminabili pilastri, i poderosi archi, le leggere volte, le masse forti e semplici del Tempio, la leggiadria delle bifore, la levigatezza dei marmi, la semplicità di ogni parte, l’armonia dell’insieme aggiunta all’idea che nella distruzione era rifiorita ogni cosa più bella di prima, deve certo aver potentemente detto ad ognuno quanto grande possa essere la misericordia del Signore; la meraviglia e l’ammirazione saranno state per il Cuore di Gesù la preghiera più schietta e sincera che una folla potesse tributargli». (Prof. Antonio Maria Nardi)