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02/04/2013Cristianesimo povero

Giovanni Ambrogio Colombo - Milano

            Quanto può durare l' orgasmo spirituale, il gaudium magnum?

Da una settimana continuo a ridere per un nonnulla, esco di casa, assaporo la  gioia, compero il giornale, assaporo la gioia, prendo il metro, assaporo  la gioia...finalmente è arrivato colui che più volte invocai... 

E' bastato un "buonasera" e la Chiesa è tornata a colori: si è chiusa  di colpo l'era costantiniana,  è iniziata la fase francescana.   Il nuovo Vescovo di Roma ha già detto cosa vuole: una chiesa povera per i poveri, che vive di tenerezza (su questo tema trovate sotto  la  pagina che ho scritto in "Lombardia Libera").   

Chissà cosa riuscirà a cambiare, specie nel rapporto con le donne, le grandi assenti nel Conclave. Riuscirà a recuperare la loro fiducia, interrompendo la fuga delle quarantenni?

Il papa sa che Francesco  d'Assisi non poté evitare l'incontro con una donna amante. Il suo nome dice chi sia, e cosa dia: Chiara...chiarore, chiarezza,  chiaroveggenza...  Vedremo.

Ma, Dio, com'è invogliante questa primavera! Tutto è in  movimento. Tutto è a riposo.  Saluti sensuali come un tango argentino

Giovanni Ambrogio

 

  Il cristianesimo del futuro o sarà povero o non sarà.
Le Chiese  lombarde che per secoli hanno celebrato il culto della pietra, con tanti  preti geometri dediti alle costruzioni, possono finalmente rilassarsi.  Ormai è definitivamente assodato che  il mezzo condiziona il messaggio e  che soltanto il modo povero si addice alla buona notizia, altrimenti la  si travisa.

Si ritorna alle istruzioni date duemila anni fa e poi dimenticate. Gesù ha comandato agli apostoli di non portare niente con  sé: “né bastoni, né bisaccia, né pane, né argento”; se non ti  accettano, invece di alzare la voce, vattene altrove.   

Il cristianesimo del futuro sarà povero di soldi e di tutto ciò che i  soldi comportano: alleanze coi prìncipi, concordati, endorsement  politici. 

Povero – e qui il discorso si fa più arduo – di certezze, di sicurezze, di garanzie. 

La fede e la speranza cristiane non sono polizze sottoscritte con una divina compagnia di assicurazione, come  troppo spesso si continua a pensare. Povero anche  nel campo della  verità.

Spesso la verità si è fatta – e si fa – presuntuosa, prepotente, colonizzatrice. Conviene, invece, tornare a una verità modesta, che si propone, ma non pretende di conquistare, che si offre come dono (“grazia”), ma non si mette a contare il numero di quanti hanno accettato, che non eleva muri né chiude recinti, ma apre porte e finestre. Il cristianesimo del futuro sarà povero di parole.

È inutile che la Chiesa dica la sua su tutto e tutti. Meglio il silenzio, aperto all’ascolto dell’altro, alla preghiera. Meglio diminuire i punti esclamativi, la punteggiatura preferita da una certa predicazione trionfalistica, e aumentare i punti interrogativi, secondo la grande tradizione ebraica. Ogni affermazione si trasformi in una domanda. 

Il cristianesimo del futuro sarà anche un cristianesimo apofatico (= che procede per negazioni), che  esalta quel negativo che fa parte della grande tradizione mistica, dalla  notte di Betlemme a Meister Eckart a Giovanni della Croce. Sa quello che Dio  non è,  più di quello che è.  In questa faticosa ricerca del  “non” incontrerà il filone più interessante della cultura  contemporanea. (Lombardia libera, pag. 89)   

"Lombardia libera - Il crollo del Celeste, l'ombra del Cardinale, il  ritorno di Ambrogio", ed. Il Margine, vi aspetta nelle principali  librerie.

Potete richiederlo direttamente a editrice@il-margine.it

      Giovanni Ambrogio Colombo  Milano