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La voce dei lettori

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Perché affrontare il problema ambientale in chiesa?

Distinti Rifiuti a cura di Vito Mauro Prefazione di Tommaso Romano con la partecipazione dei ragazzi del servizio civile anno 2005/2006 - comune di Ciminna

Il problema ecologico affonda le radici nel modo di concepire l’uomo e il suo compito nell’universo: un uomo deformato, assetato di potere e di dominio che per questo sfrutta in modo irresponsabile le risorse della natura.
Se interroghiamo la Bibbia per ricercare il progetto originario della Creazione, scopriamo che Dio ha voluto il mondo e l’uomo in perfetta armonia fin dall’inizio.
In Genesi (capitoli 1-3) la Terra e il Cosmo non sono presentati come realtà separate e indipendenti dall’uomo, quasi fossero oggetti che egli può usare e sfruttare a piacere. L’essere umano, infatti, è “tratto” dalla terra, appartiene a essa e con essa intrattiene un’intima familiarità; vi ritornerà al termine della vita biologica.
Creato a immagine e somiglianza di Dio, Adamo non è il padrone assoluto del creato, ma il suo custode e coltivatore. Dio benedice la prima coppia e dice loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente...” (Genesi 1,28).
I termini “soggiogare” e “dominare” non significano “spadroneggiare”, ma indicano invece che la terra e gli esseri viventi sono affidati da Dio all’uomo perché se ne prenda cura amorevolmente, come si fa con i doni preziosi che si sono ricevuti da Dio.Infatti, si legge anche: “Il Signore Dio prese, l’uomo e lo pose nei giardini dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15).
La lusinga con la quale il serpente tentatore induce Adamo ed Eva alla disobbedienza è “Sarete come Dio”(Genesi 3,5); essi peccano perché da creature, custodi della terra e di ogni suo bene, vogliono diventarne padroni assoluti e arbitrari.Il risultato è che l’uomo peccatore non vive più in armonia né con Dio, né con gli altri suoi simili, né con le cose. Il suo compito nell’universo diventa difficile, arduo e doloroso.
Il progetto divino permane valido, ma la “via” dell’uomo è contrassegnata da un’infinità di ostacoli.Questa situazione è sanata da Gesù Cristo, che con il suo sacrificio ha salvato l’uomo dal peccato eha stabilito un rapporto di armonia in tutta la Creazione.
Solidale con la natura, e con essa in cammino verso il compimento della redenzione, il cristiano è dunque impegnato a coltivare e a custodire la creazione, perché anch’essa partecipa alla gloria di Dio. In essa, infatti, nella sua bellezza e vitalità, si manifesta la grandezza e l’onnipotenza di Dio che prima l’ha creata e poi salvata, mediante il sacrificio di Cristo.
Come in un’opera d’arte è impressa e manifestata l’abilità del suo autore, così nel mondo creato rifulge la Gloria di Dio.
Magnifico esempio dell’armonia che Dio ha voluto creare tra l’uomo e il mondo è la poesia che apre la storia alla letteratura italiana, il Cantico di frate Sole di Francesco D’Assisi (di recente eletto patrono degli ecologisti). Basta ricordarne una strofa per comprendere che il poeta loda Dio per la natura da lui creata a beneficio degli uomini.

“Laudato sii, mi Signore, per sora nostra matre terra la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba”.

La Terra è una madre che dà sostentamento al corpo (i frutti) e allo spirito (la bellezza dei fiori): per questo l’uomo è in rapporto di fraternità con la terra, come con il sole, le stelle, l’acqua e le nubi.
A un certo punto della storia, collocabile nel XVIII secolo, le cose sono cominciate a cambiare. L’uomo ha posto in cima ai propri pensieri e aspirazioni il profitto economico, da ottenere ad ogni costo; da qui il suo sfruttamento intensivo delle risorse naturali, destinato a danneggiare non soltanto se stesso ma anche i suoi simili.
Nell’epoca del “consumismo sfrenato” poi, qual è quella attuale, si cerca di riempire il senso vuotodella vita creando una religione fondata su beatitudini diverse da quelle evangeliche: “Beato colui
che possiede”, e si promette una felicità legata, appunto, al consumo di prodotti. Così i bisogni primari e materiali della sussistenza sono ingranditi e moltiplicati creando anche bisogni indotti, cioè falsi bisogni, che non servono tanto alla felicità dell’uomo, quanto al consumo. I bisogni più profondi, invece, (quali il bisogno di Dio, di senso della vita, di libertà, di gratuità) restano trascurati e insoddisfatti. Per questo si crea nell’uomo uno squilibrio, che lo porta a chiedere sempre di più (più beni da consumare, salari più alti per comprarne sempre di più, e perciò più beni…) e che non gli consente di trovare ciò che cerca veramente. Da qui le ben note e nefaste conseguenze per il mondo e per il suo equilibrio ecologico, che in una visione cristiana non potrà essere validamente difeso se non rimettendo al centro i valori alti della spiritualità e del rapporto con Dio.
D’altronde in tutte le Sacre Scritture si parla di ambiente, di natura e di terra.
La natura parla di Dio e dunque diventa necessario rispettarla e proteggerla; in uno dei suoi ultimi messaggi, papa Giovanni XXIII disse:

“la crisi ecologica è un problema morale, c’è urgente bisogno di educare alla responsabilità ecologica e ciò presuppone un’autentica conversione nel modo di pensare e nel comportamento…gli attentati alla natura sono attentati alla vita e assumono dimensioni dolorose”.

 

Si può richiedere la pubblicazione dell'opuscolo completo rivolgendosi a vitomauro55@gmail.com