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Sul Sacro Monte di Varese, il piccolo Domenico Zamberletti affida a tre biglietti il desiderio di conoscere la volontà di Dio sulla sua vocazione. La scomparsa misteriosa dei foglietti lo porta a intuire un destino diverso: il Paradiso. Cresciuto tra il santuario, la musica e l’esempio dei santi, vive una fede limpida e ardente. Colpito da una grave leucemia a dodici anni, affronta la malattia con serenità e desiderio di santità, fino alla morte nel 1950, lasciando un ricordo indelebile.
Un pulmino si spegne a pochi metri da un distributore, senza più gasolio e senza possibilità di ripartire. Nel racconto della nostra lettrice, mentre cresce la preoccupazione, qualcuno propone di pregare. E così, nel mezzo della pozzanghera e dell’incertezza, arriva un aiuto inatteso: un uomo che “non sa perché” è tornato indietro e guarda caso ha con sè quanto serve per risolvere il problema.
Don Elia Bellebono visse esperienze mistiche fin da novizio: una visione del Sacro Cuore lo segnò profondamente e lo spinse a una vita di carità e missione. Calzolaio di umili origini, affrontò espulsioni, prove e calunnie, perdonando i suoi nemici. Dopo anni di itineranza e missioni di conversione, fu finalmente ordinato sacerdote a 65 anni. Promosse la costruzione del santuario del Sacro Cuore vicino ad Urbino, lasciando un’eredità di fede e devozione.

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