155 spedizioni missionarie
e più di 10 mila salesiani inviati
Riproponiamo l’articolo, pubblicato a gennaio 2025 su “Sacro Cuore – Vivere” sulla ricorrenza del 150esimo dalla prima spedizione missionaria salesiana, avvenuta nel 1875.
PREMESSA
Nel 2025 si celebrano i 150 anni della prima spedizione missionaria salesiana, lanciata da don Bosco l’11 novembre 1875 e composta da 10 missionari. A quella prima spedizione ne sono seguite altre 155; l’esempio di quei primi 10 missionari è stato seguito da altri 10.000; alla prima terra raggiunta allora, l’Argentina, ha fatto seguito la presenza, oggi, di salesiani in 137 paesi. Essi hanno preso alla lettera la parola di Gesù: “Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo… Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 16-20). L’hanno intesa in senso geografico e sono andati proprio alla fine del mondo, nella Terra del Fuoco. È dunque l’occasione quest’anno di “fare memoria” di come quel dinamismo missionario delle origini abbia portato frutto in tutti i continenti. Ovviamente si è trattato di “missioni” secondo l’accezione dell’epoca e non secondo il Concilio Vaticano II e papa Francesco che hanno decisamente arricchito l’area semantica del termine, coinvolgendo nuovi soggetti ecclesiali, ossia tutti noi.
LA SVOLTA MISSIONARIA DI DON BOSCO
Le missioni non rientravano fra le finalità della Congregazione salesiana indicate dalle Costituzioni approvate dalla Santa Sede nel 1874. Come mai l’anno dopo (1875) don Bosco inviò dieci missionari in Argentina, uscendo così per la prima volta dai confini d’Italia? Un fulmine a ciel sereno? No. La svolta missionaria di don Bosco era il frutto maturo di un’ampia gestazione che vogliamo qui indicare. Ovviamente si trattava di missioni così come si intendevano ancora un secolo e mezzo fa: “andare nei paesi lontani” a portare il vangelo e allo stesso tempo contribuire al loro sviluppo economico, sanitario, culturale…
L’OTTOCENTO: UNA “CHIESA IN USCITA”
Il secolo XIX è stato chiamato il secolo delle missioni. In effetti la Chiesa cattolica conobbe uno slancio missionario senza precedenti. Le missioni, che avevano subito un notevole arresto nel periodo dell’illuminismo, della rivoluzione francese e del periodo napoleonico, presero un forte dinamismo.
A Lione nel 1822 la laica Paolina Jaricot fondava l’Opera della Propagazione della Fede, che convogliava risorse economiche a favore dei missionari e attraverso la rivista Gli Annali della Propagazione della Fede dava una buona informazione sul mondo missionario. Don Bosco seminarista la leggeva a Torino.
Lungo il secolo i pontefici fecero la loro parte. Pio VII diede slancio ad un organismo pontificio appositamente costituito per la diffusione della fede (Propaganda Fide). Gregorio XVI eresse molte nuove diocesi in terre missionarie (Vicariati, Prefetture) e in America Latina riuscì a stabilire buoni rapporti con le nuove repubbliche. Con Pio IX il movimento missionario diede i suoi frutti migliori suscitando grande entusiasmo con l’erezione di oltre 50 nuove province ecclesiastiche in terre lontane, ma non più sconosciute grazie alla facilità di viaggiare offerte dai nuovi mezzi di navigazione. Leone XIII continuò poi sulla stessa linea: la perdita del potere temporale, ossia dello Stato Pontificio, assorbito dal Regno d’Italia nel 1870 aveva incentivato il potere spirituale del pontefice su tutti i popoli della terra: la Chiesa diventava veramente cattolica, ossia universale.
Ma furono soprattutto i nuovi istituti religiosi a lanciarsi nelle “avventure” missionarie; fra loro, novità assoluta, molti Istituti femminili. I vecchi Ordini poi ripresero il loro apostolato missionario. Don Bosco, anche per le sue pubblicazioni, non poté rimanere estraneo a tale movimento missionario nella Chiesa.
VOCAZIONE MISSIONARIA MANCATA?
Se l’opzione missionaria era una delle possibilità che si aprivano davanti ad ogni giovane sacerdote piemontese, è presumibile che pure don Bosco non abbia escluso tale possibilità al momento di lasciare il Convitto di Torino (1844), tanto più che il motto sacerdotale cui si ispirava era “dammi le anime: tieniti tutto il resto”. Alcuni biografi si spingono a sostenere che abbia studiato lingue straniere con l’intenzione di unirsi agli Oblati di Maria Vergine, a seguito della promozione di un Oblato a Vicario apostolico (1849). Sembra da escludersi, in quanto in tale data don Bosco da pochi anni aveva avviato l’Oratorio di Valdocco, aveva appena accettato quello di Vanchiglia, stava scrivendo libri, era impegnato nella predicazione al popolo, non godeva di grande salute ecc. Ovviamente è scontato che a sconsigliargli un’eventuale missione all’estero, possa essere stato il direttore spirituale don Cafasso. Per il momento la “missione” del giovane sacerdote Bosco erano i giovani a rischio di Torino.
CONTATTI CON VARI MISSIONARI E INVITI NON ACCOLTI
Nel 1857 il milanese don Verri si recò a Torino a consultare don Bosco in merito ad un’eventuale collaborazione con il genovese don Olivieri, fondatore di una “Pia Opera del riscatto delle fanciulle more dell’Africa”. A Torino e a Roma don Bosco incontrò più volte il missionario veronese don Comboni che proprio a Torino diede alle stampe il Piano di rigenerazione per l’Africa e che tentò, senza esito, di associare i salesiani al suo progetto. Nel biennio 18681869 don Bosco non accolse la proposta del missionario bresciano don Bettazzi che gli offriva la direzione di un erigendo istituto di arti e mestieri nella diocesi di Savannah (Georgia, USA) e pure quella di mons. Lavigerie che gli chiedeva di inviare salesiani in un orfanotrofio di Algeri. Se le varie richieste di inviare salesiani in missioni estere potevano essere appetibili, don Bosco al momento non era ancora pronto: pochi i salesiani, tutti giovanissimi, tutti super impegnati, molti in formazione…
UNA SPINTA NELLA GIUSTA DIREZIONE: IL CONCILIO VATICANO I
L’assise conciliare richiamò a Roma nel 1869 ben 180 vescovi di “terre di missione”. Don Bosco ebbe modo di incontrarne colà alcuni; altri invece ricevettero informazioni positive su di lui. Non meraviglia pertanto che già a fine 1869 si presentassero a Valdocco l’arcivescovo di Santiago del Cile e il vescovo di Concepción e che nel 1870 il piemontese mons. D. Barbero gli chiedesse delle suore per Hyderabad (India). Nel luglio dello stesso anno fu l’arcivescovo di San Francisco (USA) a strappargli la promessa di inviare Salesiani per un ospizio con scuola professionale. Nel 1873 infine fu la volta del milanese mons. T. Raimondi ad offrirgli la direzione di scuole cattoliche a Hong Kong. Fra tutte, don Bosco sembrò privilegiare le missioni in India e Australia, ma il tentativo di formare giovani missionari di lingua inglese non andò a buon fine.
IN ATTESA DI UN SEGNALE
Insomma fino a metà degli anni settanta don Bosco non era in condizione di poter accogliere proposte di inviare missionari all’estero, benché da una trentina d’anni respirasse atmosfera missionaria a pieni polmoni. Attendeva l’ora della Provvidenza… ed intanto con i salesiani era già “in missione” fra i suoi ragazzi “poveri ed abbandonati” di Valdocco; a quelli delle altre parti del mondo ci avrebbe pensato a suo tempo. Nel suo immaginario il missionario era “uno che partiva”, che lasciava il proprio paese per “convertire” altri popoli, per impiantare nuove chiese; ma ciò non escludeva una “missione” nell’Italia del secondo ‘800 che si stava secolarizzando. Oggi l’orizzonte missionario è cambiato, il termine “missione”, “missionario” ha acquisito una nuova valenza; la Chiesa, in una società globalizzata decisamente secolarizzata, post cristiana come si suole dire, ci insegna che ogni battezzato è chiamato ad essere missionario anche senza partire per terre lontane, “restando” cioè a casa propria, e testimoniando il Vangelo dove vive, studia, lavora… La figura del missionario oggi non è più legata al paradigma geografico di “terre lontane”, ma alla propria città, al proprio paese, al proprio ambiente di lavoro ed anche in casa propria.
Don Francesco Motto, già Dir. Ist. Storico Salesiano
Immagine di copertina: logo della ricorrenza



