Educare alla fede, oggi

Alcune frasi dei giovani: «Dico sempre che in qualcosa credo, ma non so esprimerlo in modo concreto». «Un mondo senza Dio mi sembra atroce, ma, se esiste, perché non ha creato un mondo giusto?». «Mia mamma crede e mi porta in Chiesa con lei, io la rispetto e la seguo, ma non ho le idee chiare». «Ho capito che la fede è soprattutto agire in aiuto a chi ha bisogno, ma poi ci sono i comandamenti che sono troppo esigenti e le preghiere che non sento mie». «Con i miei compagni che credono mi sento un leone, ma le prese in giro mi portano spesso a mimetizzarmi».

Dobbiamo partire da situazioni confuse, ma con la fiducia perché il Signore è sempre partito dalla fragilità umana per creare capolavori di santità.

Accompagnare i giovani verso un autentico cammino di Fede è divenuta una sfida più che mai urgente. All’elezione di Papa Leone XIV c’erano tanti giovani, ma nelle Chiese raramente si incontrano giovani. Alle Giornate Mondiali della Gioventù sono milioni che partecipano e vivono con viva partecipazione quell’esperienza religiosa… come dare continuità? I vostri figli si trovano a vivere in un mondo in cui le “grandi narrazioni” che in un passato erano uniformemente condivise, si sono indebolite, la dimensione spirituale viene spesso ridotta a un fatto privato e l’esperienza della comunità ecclesiale non è più scontata come lo era un tempo.

Aiutarli ad intraprendere un cammino di fede non può consistere nell’inventare nuovi contenuti, come se la fede cristiana dovesse adattarsi ai tempi rinunciando alla propria verità. Si tratta di annunciare gli stessi contenuti della Tradizione viva della Chiesa, ma con esperienze vissute, un linguaggio e una narrazione che siano comprensibili e significativi per i giovani di oggi. Non si tratta, pertanto, di rinnovare il contenuto, ma di trovare nuove modalità per trasmetterlo.

LA FEDE È INCONTRO CON LA PERSONA DI GESÙ

Nei nostri ambienti cerchiamo di aiutare tutti i giovani che ci vengono affidati a fare un’esperienza personale dell’incontro con Gesù. Non ci si può più accontentare di un’istruzione religiosa fondata solo su nozioni, per quanto corrette e necessarie.

Non si tratta, infatti, solo di insegnare una Dottrina – aspetto pur sempre rilevante – ma di creare contesti, relazioni, linguaggi che facilitino l’apertura del cuore alla presenza viva del Risorto nella vita quotidiana. Come ha sottolineato Benedetto XVI, il cuore della Fede cristiana non è un insieme di norme morali o una visione del mondo, ma una Persona viva: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, ma l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva.” (Benedetto XVI, Enciclica Deus Caritas Est, n. 1)

Come educatori e accompagnatori, è fondamentale rinnovare la certezza che il Signore Gesù continua a parlare al cuore dei giovani, e che Egli stesso suscita la fede. Tuttavia, questo non ci esime dal cercare con creatività, intelligenza e passione apostolica quelle vie che possano favorire tale incontro. L’educatore diventa allora colui che prepara il terreno, che crea le condizioni affinché la Parola possa germogliare, che coltiva con pazienza e fiducia il dialogo tra Dio e l’uomo nel segreto del cuore.

FACCIAMO NOSTRE LE INTUIZIONI DI DON BOSCO

Don Bosco ci ha lasciato un’intuizione pedagogica e pastorale di straordinaria attualità. Egli non ha mai separato l’educazione umana da quella cristiana. Il suo metodo non si fondava su una distinzione tra tempo dell’istruzione e tempo della catechesi, tra cortile e chiesa, tra formazione culturale e preghiera, ma in un’unica esperienza educativa integrale, in cui il Vangelo orientava tutta la vita. Questa unità tra Educazione ed Evangelizzazione è forse una delle sfide più urgenti oggi, in un tempo in cui si tende a compartimentare la vita, relegando la Fede a un ambito privato o a momenti isolati nella giornata. L’Evangelizzazione nasce e si alimenta nell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana, dalla quale sgorga la necessità di pregare incessantemente e di vivere ogni cosa alla presenza di Dio.

Un processo di Evangelizzazione fecondo passa, quindi, per la capacità di aiutare i giovani a riconoscere che Dio li attende anche nella concretezza delle loro giornate: nello studio, nel lavoro, nello sport, nelle relazioni familiari e di amicizia, nella malattia. Educare alla Fede, oggi, significa condurre i ragazzi a una progressiva consapevolezza della presenza viva di Gesù nella loro storia, e della possibilità di lasciarLo agire dentro di loro, nei piccoli gesti e nelle grandi scelte.

“PER CRESCERE UN BAMBINO CI VUOLE UN INTERO VILLAGGIO”

Questo antico proverbio africano ci fa consapevoli che tra la vita in famiglia, le attività libere, il mondo degli amici e ambiente educativo ci dev’essere sinergia e leale collaborazione perché l’annuncio del Vangelo, passa innanzitutto attraverso la testimonianza vostra e nostra. Rimane di grande attualità l’intuizione di San Paolo VI: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, e se ascolta i maestri, lo fa perché sono dei testimoni.” (Evangelii Nuntiandi, n. 41) Ma la testimonianza, da sola, non basta. Essa deve farsi accompagnamento. Don Bosco ne è stato un esempio luminoso: con il suo stile educativo fatto di presenza, amorevolezza, capacità di ascolto, è stato capace di entrare nel cuore dei giovani e di guidarli nella crescita umana e cristiana. Oggi, come allora, servono educatori capaci di vivere questa prossimità, di non temere la profondità, di entrare nella vita dei ragazzi con rispetto e autenticità, per condurli verso una libertà abitata da Dio. La proposta della Spiritualità Giovanile Salesiana conserva intatta la sua attualità. Essa offre un percorso in cui Evangelizzazione ed Educazione non sono due realtà distinte, ma aspetti di un’unica crescita integrale della persona. Solo riscoprendo la Vita Spirituale – a livello personale e comunitario – potremo vivere un rinnovato entusiasmo nell’accompagnare i giovani verso l’incontro con Cristo.

“L’EDUCAZIONE COSA DEL CUORE, E SOLO DIO NE È PADRONE”.

Così diceva ed educava don Bosco. Così cerchiamo di fare anche oggi con la Spiritualità Giovanile Salesiana. Una spiritualità “a misura di giovane”, capace di parlare al cuore dei ragazzi, di accompagnarli progressivamente a scoprire la presenza e l’azione dello Spirito Santo nella loro vita. Una spiritualità del quotidiano in cui i giovani, se aiutati e accompagnati, possono scoprire che l’impegno richiesto dallo studio nelle scuole e nelle università può essere l’occasione di offrire le proprie fatiche al Padre per i propri amici, per le situazioni che stanno a cuore.

Una spiritualità dell’amicizia con Gesù: non di rado capita di vedere nelle nostre opere giovani che assiduamente si accostano al Sacramento della Confessione o che partecipano, alcuni quotidianamente, alla celebrazione dell’Eucaristia insieme ai propri compagni prima di iniziare la giornata scolastica.

Una spiritualità in cui la Vergine Maria viene vista davvero come compagna di viaggio nel cammino della vita ed è commovente e stimolante, anche per preti e consacrati, vedere non pochi giovani che affidano le proprie intenzioni, le proprie richieste di grazie a biglietti che poi vengono posti sotto la statua di Maria Ausiliatrice, fiduciosi che, quanto meno, quella intenzione non sarà perduta e dimenticata. Una spiritualità del servizio responsabile, dimostrata dal fatto che tanti giovani, proprio nel tempo estivo o in tante altre occasioni durante l’anno sanno spendere con gratuità la propria vita in favore dei propri compagni o dei più piccoli.

Di fronte ai tanti giovani che si impegnano realmente su una strada di santità giovanile, forse abbiamo davvero il compito di rinnovare la nostra fiducia nei confronti dei giovani, nella consapevolezza che Educare alla Fede oggi richiede il tempo della semina paziente, dell’accompagnamento personale, della testimonianza credibile, dell’ascolto profondo, in cui occorre tornare all’essenziale della Fede: l’incontro con Cristo vivente, che cambia la vita e la orienta al bene.

don Andrea Torresin, salesiano
(Delegato per l’Animazione Vocazionale dell’Ispettoria ILE)

Immagine di copertina: opera di Silvia Allocco

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