Fulvio Colucci, 16 anni di vita vera

Fulvio Colucci, giovane casertano, affronta con serenità e fede un tumore cerebrale che lo rende tetraplegico. Fin da piccolo dimostra una profonda sensibilità spirituale e una straordinaria capacità di consolare chi soffre, vivendo con gioia e dedizione la sua esperienza scolastica salesiana. Anche durante le cure, mantiene uno sguardo luminoso e una forza interiore alimentata da una preghiera che si fa sempre più intensa. Muore il 22 febbraio 2020, lasciando una testimonianza di luce che ispira la nascita dell’associazione “Sui passi di Fulvio Colucci”.

La dottoressa Michela Quarantiello è un’esperta neurologa. In anni di esercizio della professione, però, non ha mai assistito a una scena come quella che ha davanti agli occhi: un ragazzo, poco più che adolescente, bloccato a letto per un tumore che non gli dà scampo e l’ha reso tetraplegico, ma con uno sguardo sereno. La madre di Fulvio, questo il nome del giovanissimo paziente, sconvolta dal dolore, l’aveva contattata un paio di mesi prima. La serenità di Fulvio conduce la neurologa ad esclamare: «Che faccia da bravo ragazzo che hai!». Quasi timidamente, ma sorridendo, lui risponde: «Cerco di esserlo». Nel decorso della malattia, la dottoressa riscontra segnali sorprendenti: ad esempio, dato che il tumore è al cervello, il ragazzo dovrebbe essere soggetto ad andare spesso in collera. Invece, non perde la calma e nemmeno la luce negli occhi.

«Siamo nel Cuore di Gesù»

Fulvio nasce a Santa Maria Capua Vetere, Caserta, il 21 ottobre 2003, da Alfredo Colucci, medico, e Angelina Cimmino, insegnante delle superiori. Tre anni dopo la sua nascita, i genitori si separano: Fulvio rimane con la mamma, la nonna Rosetta, la tata Tonia e le sorelle Francesca e Chiara. Il dolore è grande, ma gli permette ugualmente di essere consapevole delle sofferenze di chi gli sta accanto. Un giorno, Fulvio trova la madre in bagno: lei osserva il posto lasciato vuoto dall’accappatoio del marito e piange. Serenamente, il figlio le chiede di non piangere, poi le porge il proprio accappatoio, mettendolo al posto di quello del padre. Anche con la nonna si comporta alla stessa maniera, invitandola, quando la vede triste, ad avere pazienza. Spesso lei e la mamma lo sentono commentare: «Nulla dobbiamo temere, siamo nel Cuore di Gesù». Le sorelle, più grandi di lui, si accorgono della sua serietà, ma anche dell’ironia con cui stempera le situazioni più difficili.
Fulvio e la sua famiglia vivono per sei anni a Roma. Al ritorno a Caserta, per lui è già il tempo di prepararsi alla Prima Comunione. Il giorno in cui la riceve, il 18 maggio 2014, la sua commozione si esprime attraverso un pianto silenzioso e una prolungata preghiera di ringraziamento a Gesù.

«Io sono un vero salesiano!»

Per le scuole medie, Fulvio viene iscritto all’Istituto Cuore Immacolato di Maria di Caserta, dove studiano anche le sorelle. Quell’ambiente educativo, gestito dai Salesiani, fa proprio per lui: alla scuola di don Bosco comprende che la santità consiste “nell’essere allegri e nel compiere esattamente i propri doveri”. Lo vive inserendosi subito nella classe: è uno studente attento, preciso, capace di aggregare attorno a sé ragazzi diversissimi. Con loro organizza feste, uscite, ma soprattutto partite con i videogiochi, di cui è grande appassionato. Con tutti è amichevole e pronto all’aiuto, tanto da prendere a volte le difese di chi è più debole. Come quando viene mandato fuori dalla classe, accusato di una marachella, che non ha commesso. Pur potendo presentare le prove della sua innocenza, accetta la punizione per proteggere un compagno molto fragile, il vero responsabile. Arrivato in terza media, è indeciso se scegliere il liceo classico, dato che è portato per le materie letterarie, o lo scientifico, così da seguire la passione per l’informatica. Di una cosa è certo: vuole continuare a essere allievo dei Salesiani. «Io sono un vero salesiano!», dichiara alla madre. Anche gli insegnanti la pensano così, osservandolo con ammirazione.

«Vivi! E questo è importante!»

Il 15 novembre 2016, mentre mangia una pizzetta a scuola, Fulvio viene colto da paralisi e da fortissimi mal di testa. La sorella Chiara accorre subito, mentre viene avvisata anche la madre. D’urgenza, il ragazzo è portato all’ospedale pediatrico Santobono Pausilipon di Napoli, dove, con i familiari, ascolta l’esito della Tac a cui è stato sottoposto: c’è un medulloblastoma metastatico nella seconda fossa superiore, un tumore molto aggressivo. Fulvio affronta la notizia e le seguenti cure con totale serenità: nessuno della sua famiglia o del personale medico lo sente mai lamentarsi. Per fargli spazio in reparto, gli infermieri spostano Salvatore, un bambino malato dalla nascita. Col tempo diventa amico di quel piccolo e di suo padre Salvatore: con gentilezza, li aiuta a capire che Dio non abbandona nessuno, soprattutto chi soffre. I medici tentano tutte le vie possibili per migliorare le sue condizioni: lo inviano per un consulto all’ospedale Roussy di Parigi, specializzato nei tumori pediatrici, e all’Istituto dei Tumori di Milano. Non lontano da lì c’è CasAmica, struttura che accoglie i bambini e i ragazzi che arrivano da luoghi lontani per essere curati: anche con queste persone Fulvio riesce a stringere legami significativi. Mentre altri ragazzi ospiti si lasciano schiacciare dal fatto di non avere un futuro, lui continua a sognare e a progettare: sostiene l’esame di terza media e, dopo il primo anno di liceo scientifico a Milano, torna a Caserta per continuare gli studi dai Salesiani, accolto con gioia dai compagni e dai professori. Con questa determinazione rende concreto quanto ha dichiarato in TV durante un servizio su CasAmica andato in onda sulle reti Mediaset: «La prima conseguenza della malattia è l’abbattimento, la tristezza, la disperazione. La perdita di tutti i tuoi amici. Ma appena entri in questa struttura, in questa casa, ti sembra di conoscere tutti. Vivi e continui a vivere. Continui a vivere anche con la chemio. Vivi e questo è importante».

«Sono pronto, ci siamo»

Nel corso delle cure, anche il modo di pregare di Fulvio diventa più intenso. Inizialmente si appoggia alle preghiere vocali e alle formule tradizionali. Col tempo, pur non abbandonandole, impara a preferire la preghiera silenziosa, del cuore. La vive in ospedale, a casa e in luoghi particolarmente significativi anzitutto nel santuario di Santa Lucia e della Divina Misericordia a Caserta, dove partecipa alla Messa con la madre. I suoi viaggi per le cure diventano quasi dei pellegrinaggi: a Parigi sosta a lungo nel santuario della Medaglia Miracolosa a Rue du Bac, dove sperimenta una forte intimità spirituale con la Madonna, mentre a Milano, il Venerdì Santo del 2019, chiede di essere portato nella chiesa dei Santi Nereo e Achilleo, vicina a CasAmica, per pregare ai piedi del Crocifisso. Nell’estate dello stesso anno, quando la malattia sembra dargli tregua, visita con i suoi cari, Assisi e il Santuario di Collevalenza. Anche nei luoghi di san Francesco, davanti a san Carlo Acutis o sulla tomba della Beata madre Speranza, la sua unione con Dio è quasi tangibile. In effetti, Fulvio pensava e lo affermava che «siamo uniti in un unico respiro alla Trinità» e che questa unione avviene «nel buio del nostro essere», cioè nelle profondità dell’anima. Il 2 gennaio 2020 è di nuovo ricoverato al Santobono: ha dovuto lasciare definitivamente la scuola perché il tumore si è esteso. Il giorno dopo è praticamente sedato, ma riesce a parlare con Domenico e Salvatore: «Ecco io sono pronto, ci siamo».
Muore quasi un mese dopo, il 22 febbraio 2020. La comunità salesiana lo accompagna anche nella Messa del funerale, celebrata nel santuario del Cuore Immacolato di Maria a Caserta, annesso all’Istituto. Col passare del tempo molti riconoscono in Fulvio qualcosa che rimandava a Dio. Per questa ragione, il 17 maggio 2023, è nata l’associazione di volontariato «Sui passi di Fulvio Colucci»: promuove iniziative di carità e di volontariato per i ragazzi e i giovani, ma presenta anche la testimonianza di Fulvio e garantisce, nella cappella dell’episcopio di Caserta, lo stesso incontro silenzioso con Gesù che alimentava la sua vita e il suo coraggio.

Emilia Flocchini

Immagine di copertina: si ringrazia l’associazione “Sui passi di Fulvio Colucci”.

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