Il sacerdote Giovanni Bosco

Così lo presentava il card. Anastasio A. Ballestrero, Arcivescovo di Torino, nel 1988

San Giovanni Bosco si identifica in maniera perentoria e perfetta con la figura del sacerdote di Cristo e questa identificazione matura nel corso della sua esistenza con una progressiva penetrazione del mistero e del ministero sacerdotale a cui il Santo, fin da fanciullo, si è sentito attratto da una vocazione tanto vivida e tanto sicura.

In Don Bosco tutto questo fu ulteriormente caratterizzato da una singolare vita interiore, da una donazione senza riserve al suo ministero, dall’attenzione preferenziale per i giovani e per il popolo, da una dolcezza di tratto amabile e accattivante, da fantasia e intraprendenza pastorale, dalla capacità di discernere i segni dei tempi e di intuire i bisogni del momento e i futuri sviluppi.

Egli ebbe una profonda vita interiore ed insieme fu intraprendente, coraggioso, ottimista, capace di contagiare e di coinvolgere tanti nella sua opera educativa e pastorale. Si può sottolineare il suo ardimento, la sua intraprendenza, la sua fantasia ispiratrice di soluzioni, ma non si possono mai staccare queste qualità così appariscenti dell’uomo don Bosco da quella ricchezza interiore sostanziata di vigorosa e rigorosa ascesi, di profondo senso di fede e anche di continua dedizione al ministero nella Chiesa.

Questa armonia tra le doti umane e le risorse misteriose della fede e della grazia, ha caratterizzato il suo sacerdozio e lo ha reso così splendente e così fecondo perché continuamente nutrito e sostanziato dalla forza derivante dalla preghiera, dall’Eucaristia che lo rendeva infaticabile.

In un tempo di gravi rivolgimenti politici e ideologici il sacerdote Giovanni Bosco era semplicemente sacerdote; dedito al Vangelo, alla missione della Chiesa, all’amore e al rispetto del Papa. Questo prete così concreto, così incisivo nella storia della sua gente, è sempre rimasto essenzialmente un prete di Gesù Cristo, illuminando con la sua presenza tempi non facili neppure per la Chiesa e, in particolare, per il clero. Ha incarnato un esemplare amore alla Chiesa e al Papa, rendendoli ideali programmatici della propria vita.

Aprì le porte della sua casa prima a gruppi di chierici dispersi, poi accanto ai laboratori artigianali – iniziò a Valdocco le scuole ginnasiali. L’intento esplicito era quello di accogliere e favorire tutti quei giovani ben dotati e sinceramente motivati nella loro vocazione, che diversamente non avrebbero potuto seguire la chiamata del Signore. Prestò loro, insieme all’indispensabile aiuto economico, soprattutto un sostanzioso servizio di formazione umana e spirituale.

Ma ciò che soprattutto ha caratterizzato questo sacerdozio di Don Bosco è stata la sua dedizione alla gioventù. Questa dedizione ai giovani, vissuta in maniera impareggiabile, che ha voluto diventasse missione specifica e dominante della sua famiglia religiosa, la famiglia salesiana, Don Bosco l’ha vissuta prima di tutto all’interno della sua Chiesa, nella quale era nato, della quale era sacerdote, nella comunità cristiana dove per tanti anni ha operato in nome del suo vescovo, anche in favore dei giovani.

Ha saputo creare intorno alle esigenze dei suoi ideali apostolici l’interesse, la dedizione, la collaborazione e il servizio dei laici coinvolti nella missione indivisibile di Cristo Signore. Il comportamento di san Giovanni Bosco rimane esemplare: nessuno lo ha mai reso reticente di fronte al Vangelo e nessuno gli ha mai impedito di essere uomo di pace, di concordia, di promozione umana di fronte a chiunque e in tutte le situazioni concrete. San Giovanni Bosco è stato un uomo così, un prete così: un prete per il suo tempo e per ogni tempo.

Orfano di padre da bambino il Signore gli ha lasciato vicino per tanto tempo un’ammirabile mamma, mamma Margherita, ma gli ha concesso anche una intuizione inesauribile di grazia sulla presenza di Maria nella vita della Chiesa. La basilica che il santo ha voluto dedicata all’Ausiliatrice, non sta soltanto a testimoniare una devozione fatta grande come il suo cuore trasfigurato dalla carità, ma anche a ricordarci che ogni itinerario cristiano è aiutato da questa Madre, è sollecitato da questa presenza ed è trasfigurato da questa soavissima maternità.

Card. Anastasio Ballestrero (omelia del 1988)

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