Sintesi della spiritualità dei Tabernacoli Viventi
Questo testo dell’11 giugno 1968 è la migliore sintesi della spiritualità di Vera, come spiritualità eucaristica e mariana, sacerdotale e missionaria. È scritto per il Papa Paolo VI che, pochi giorni dopo, il 30 giugno, concluderà l’Anno della fede con il suo grande Credo del Popolo di Dio, dove svilupperà in modo particolare le verità di fede allora più contestate circa l’Eucaristia e il Sacerdozio, Maria e la Chiesa. Il testo di Vera è molto denso e continuo. La distinzione dei paragrafi è stata fatta per facilitare la lettura.
[1] Gesù si rivolge al nostro Sommo Pontefice Paolo VI. «Sono Gesù che viene a te nel suo grande Amore Eucaristico per offrirti la Misericordia del mio Cuore di Padre, di Sacerdote, di Amico, di Fratello. Essa è per l’umanità, per la salvezza dei popoli, delle nazioni. Scaturisce come una sorgente di acqua viva dal mio Cuore ferito, discende dai Cieli quale nuova e ultima Luce per illuminare le vie oscure del mondo, bagna la terra arida, rinnova le anime mie nel servizio dell’apostolato, raduna i chiamati a Me nell’esercito della salvezza.
Questa Luce, questa Acqua sono io: Gesù!
[2] Vengo a portare una “via” nuova d’Amore sulla terra, per gli uomini che mi aspettano e mi amano: via fondata sulla Verità, che è la mia Realtà divina e umana nella Presenza Eucaristica; via che porterà la vita di Grazia a tante anime da Me lontane. La mia Via sta nella Verità e dona la mia Vita.
Questa Via sono io: Gesù Eucaristia. Sì, sono Gesù fra gli uomini nelle Sacre Specie, ma solo per coloro che mi cercano, che mi amano. Io desidero ardentemente essere presente nella mia Realtà Divina e Umana, in tutti i luoghi della terra; desidero percorrere le vie del mondo, solcare i cieli e i mari e andare incontro agli uomini: verso coloro che non mi cercano, non mi amano, non mi conoscono.
[3] La Chiesa custodisce nel santo Tabernacolo le mie Specie Eucaristiche. Io abito in essa, abito nell’anima con la mia Grazia. Io dai Tabernacoli effondo il mio Spirito di Amore.
Ora ho scelto nuove chiese, nuovi Tabernacoli che mi custodiscano; Tabernacoli Viventi che mi portino per le vie del mondo, che mi conducano fra quella gente che non pensa a Me, che non mi cerca, che non mi ama.
Io, nell’anima da Me chiamata, a Me donata; io con essa, in essa, su se stessa, raggiungerò altre anime, vivrò vicino a queste, condividerò le fatiche del loro vivere; io le raggiungerò per mezzo dei miei Tabernacoli Viventi. Da questi effonderò, giorno per giorno, ora per ora, la mia Luce affinché imparino a riconoscere Dio. Verserò in larga misura la mia Grazia perché i peccatori diventino sensibili ai miei richiami. Io camminerò, come una volta nella terra di Palestina, arriverò fino all’estremo lembo della terra, e tutti visiterò, a tutti porgerò la mia Grazia, a tutti offrirò la Salvezza.
[4] Scopo: raggiungere tutte le anime, avvicinarle, toccarle, nell’intimo del loro cuore col mio amore di Padre.
Fine: preparare quaggiù infiniti e santi Tabernacoli Viventi che ricoprano la terra. Essi saranno quei “Calici” che saranno offerti a Dio Padre per la salvezza dell’umanità.
Io, Padre, io, nell’Amore del Figlio, io, nel Fuoco dello Spirito Santo, sarò in quei Calici sollevati verso il Cielo, il grido d’Amore per i miei Fratelli, l’Olocausto perenne gradito a Dio Padre. Io consumato nelle mie anime, io portato e racchiuso nel Tabernacolo Vivente… Quando discenderò dai Cieli nella mia Gloria, il Padre mio vedrà i miei Tabernacoli, e le anime attratte, salvate dalla mia divina Presenza per mezzo dei miei nuovi Tabernacoli.
Oh, coprite la terra di Tabernacoli Viventi: ricopritevi di Me!
[5] Programma: desidero che coloro che dovranno divenire Tabernacoli Viventi, siano “anime consacrate”. Siano Sacerdoti di fervente amore, di grande carità, di puro amore.
Nei padri Salesiani desidero che la mia Opera d’Amore nasca, si sviluppi e si diffonda, poiché la mia Mamma, Maria Ausiliatrice, sarà per ogni anima, per ogni Tabernacolo Vivente, guida e maestra. Ella insegnerà nell’intimo come amare, adorare, portare e dare Gesù. Ella sia proclamata Madre dell’Opera, madre di ogni anima, Madre della Vittoria perché con Lei ogni anima combatta e vinca; ogni Tabernacolo Vivente trionfi su se stesso, sulle insidie del nemico; Madre della Vittoria che precede il mio ritorno, il mio Trionfo, la mia venuta fra voi. I Tabernacoli Viventi siano preparati con umiltà estrema alla chiamata, mediante la rinuncia a se stessi, affinché io possa vivere e agire in loro. La loro meta sia quella di scomparire per far posto a Me che voglio operare nella loro anima e nelle altre anime per mezzo loro.
[6] Si scelgano i Tabernacoli Viventi anche fra i giovani, fra i laici, affinché io vada nelle scuole, nelle famiglie, e condivida la vita dell’umanità.
I chiamati alla mia Opera riceveranno un fervore particolare al mio Amore Eucaristico, che li caratterizzerà quali prediletti del mio Amore. Devono essere aperti i solchi per i quali io desidero andare: Torino, Roma, Firenze, Genova, Savona. Da qui, altri sentieri, altre mete, paesi, villaggi; altre nazioni, altri continenti…
Il Tabernacolo Vivente riceverà con Me il dono crescente del mio Amore, e, per molti, la ferita del mio Cuore. Egli troverà in Me, che con lui divido il Pane Divino, ogni conforto nella lotta, ogni distacco dal mondo, ogni completezza in Me.
[7] Al Tabernacolo Vivente schiuderò la via alla santità, e, nell’ascesa, egli sarà più che mai con Me. Il Tabernacolo Vivente non opererà mai senza di Me, ma a Me chiederà aiuto, lumi, consiglio, perché io sarò in lui e su lui per operare insieme, per agire insieme; noi andremo, parleremo, tratteremo con il prossimo. Io in lui per la santificazione della sua anima, io su di lui, per le altre anime. Sorgano così le anime a formare una Lega: “Lega di anime”, ove ciascuno in Me dà ciò che sa dare con povertà di spirito e profondissima umiltà. Io tutto unificherò, fonderò nel mio Cuore ardente. Io, Gesù, verrò per consolare chi soffre, andrò a visitare il malato nel cuore… Io dirò, anche in silenzioso linguaggio, che Dio è Amore, è perdono, è bontà per tutti.
Nasce dal mio Cuore ferito la mia Opera d’Amore per i peccatori, per coloro che non vedono Me, non mi vogliono, non mi aspettano. A loro io, Gesù, andrò per mezzo delle mie anime, delle anime sacerdotali, delle anime consacrate.
[8] L’Opera, quindi, deve svilupparsi fra i giovani, nelle Parrocchie, negli istituti, ma deve assumere ogni rispettoso silenzio, riserbo che sia il distintivo che caratterizza il Portatore di Me. Deve l’Opera investire la vita e l’attività salesiana, poiché dall’Opera di San Giovanni Bosco deve sbocciare la mia Opera d’Amore quale “continuazione” della prima.
I Sacerdoti si adoperino con fervente amore a preparare i chiamati alla mia Lega. I miei Sacerdoti mi diano la consolazione di farmi ritornare a rivivere in loro. In ogni Tabernacolo Vivente io, Gesù, porrò la mia “pietra”, e questa sarà la mia nuova Chiesa che va, che andrà, perché io andrò, io sarò ovunque.
[9] E tu, Paolo VI, tu che mi rappresenti nella Chiesa, quale mio Vicario ricevi con spirito profondo di fede le mie Parole. Io, Gesù, Maestro delle anime, ho donato il mio Pensiero al povero che nulla ha di sé, ma solo di Me. Ho rivelato il mio Messaggio d’Amore, l’ultimo mio Messaggio agli uomini, per mezzo di una creatura che è povertà, fragilità, nullità, che è… l’umanità povera, desolata, afflitta. Essa sarà per le anime piccole e generose, fiducia, esempio di fiducia in Me, confidenza, abbandono. Essa dirà nella sua povertà, nella sua miseria che io cerco anime piccole piccole, anime vittime in Me, nelle quali effondo i miei palpiti d’amore.
Unione e immolazione in Me, perché Sacerdote Eterno e anima piccola piccola, siano una cosa sola come il Vino, io, e l’acqua, l’anima, offerta al Padre in un solo olocausto.
[10] Tutto ciò che avrai legato sulla terra, sarà legato in Cielo. Tu, mio Vicario nella Chiesa, lega la mia Opera d’Amore nell’autorità della Chiesa; diffondila, emanala nel mondo intero.
Tu, mio primo Tabernacolo Vivente, che vai con Me a visitare le parti più lontane della Terra per donare Me, fa’ che aumentino, crescano i portatori di Me che, come te, sul tuo esempio segreto, raggiungano la terra, i mari e anche i cieli.
O Figlio mio dilettissimo, ascolta il mio Messaggio d’Amore!
A te, che soffri con Me il dolore dell’umanità, depongo nelle tue mani di Pontefice l’estremo palpito d’amore per gli uomini tutti. Nelle mie Parole c’è tutta la mia santa Grazia: c’è Me, c’è il fuoco purificatore dello Spirito Santo.
A te la “mia Voce”, attraverso un’immagine di quella umanità povera ma che aspetta sempre Me; a te la mia Voce fatta povera perché a te giunga dal povero che spera e crede in Me, a te la mia Parola umanizzata nelle anime piccole.
Accogli tutto in Me, Gesù, e racchiudi nel tuo cuore di primo Pastore la mia Voce. Fa’ che giunga alle mie pecorelle, ai miei agnelli poiché essi sapranno riconoscere la mia Voce. Essi la seguiranno se tu farai giungere loro la voce del loro Pastore divino.
[11] O anima mia che mi porti con umiltà e amore, tu mi conosci, tu senti i miei accenti di Padre, tu vedi quanto io sia nel mio messaggio Salvatore e Redentore. Tu “mi vedi”. Tu sai che sono io, Gesù!
Nella tua destra benedicente raduna i chiamati, traccia i solchi stabiliti, conferma le mie anime nell’ordine stabilito da Dio per tuo mezzo, effondi la grazia che per te, io, Gesù, donerò alle anime tutte.
Cerca Me nei miei Messaggi d’Amore; cerca la Via, la Verità, la Vita in quelle effusioni d’Amore che lo Spirito Santo ha donato al povero per tutti i poveri. Cercami nei Messaggi che a te perverranno, affinché tu, quale Vicario mio, mi doni all’umanità: al povero, al ricco, al forte, al debole. È scesa la “notte”, ma io veglio con te e su te.
[12] O Pietro, nocchiero della mia Barca, conduci a Me le mie anime, forma il mio Esercito che con te combatta e in Me trionfi. L’ora mia non è lontana nel tempo: io desidero essere con voi, io non voglio lasciarvi, io sarò con voi fino all’ultimo.
“Portami con te”, è la mia Voce d’Amore. “Voglio rimanere con te”, è il mio Cuore che te lo chiede. Io in te e su te, perché tu in Me, possa portare sempre grandi frutti. Io per te, mio Vicario, a tutti i Sacerdoti, ai Salesiani, alle anime mie, alle anime piccole, piccole e umili.
Io per te, a tutta l’umanità. Benedici e autorizza la mia Opera d’Amore, e raccogli ai tuoi piedi, davanti al Padre mio, le “mie anime” perché per tuo mezzo siano offerte in Me al Padre mio nell’Amore dello Spirito Santo.
Chiedi, chiedi ed io, Gesù, darò a te quei segni di grazia che renderanno testimonianza alla mia Parola. Essa è Verità, essa è mia. Scenda lo Spirito d’Amore nella sua pienezza nel mio Messaggio, affinché tu in Me accolga, benedica tutto quanto viene da Me.
[13] Sono Gesù, Via, Verità, Vita, a te, mio Vicario in Terra. A te, consumato nel mio amore come olocausto perenne davanti al Padre mio; a te, a cui i Cieli e la Terra si rivolgono perché tu dica loro: Sì, Padre! Si, figliuoli miei, vi dono Gesù così come egli desidera ardentemente venire a voi per la vostra santificazione e la salvezza delle altre anime.
Ed io, Gesù, potrò chiedere a tante, tante altre anime quanto ho chiesto ad una: “Portami, portami con te”.
Gesù in te, con te, su te, ti benedice, e nella ferita d’Amore che fa dei nostri cuori un Cuore solo, versa il suo Amore e il suo Dolore.
Gesù, Sommo ed Eterno Sacerdote, al Papa Paolo VI, per la Gloria sua e l’avvento del suo Regno d’Amore nelle anime». (pp. 219-223).




