Icona di Monte Sole: nella luce della Risurrezione

LA BEATIFICAZIONE DEI PRETI MARTIRI

L’icona, scritta per mano di Giancarlo Pellegrini e suor Lucia Orrico, iconografi, si trova all’interno del Parco storico di Monte Sole dedicato alla memoria degli eccidi nazifascisti del settembreottobre 1944, nell’oratorio di Santa Maria Annunziata in Casaglia di Monte Sole.

Questa icona, eseguita secondo i canoni classici, rappresenta la Discesa di Gesù agli Inferi. L’icona della anástasis (cioè della risurrezione di Cristo dai morti) è in Oriente uno dei segni caratteristici della Pasqua. La tradizione rappresenta la Pasqua di risurrezione soprattutto attraverso il tema della discesa di Cristo agli inferi: è il cuore del messaggio pasquale, il Cristo non si limita a risorgere, ma scende nel regno delle tenebre e nell’abisso della morte per liberare dalla morte tutta l’umanità.

Nella scena centrale il Cristo vittorioso in vesti bianche calpesta le porte dell’inferno e afferra per i polsi Adamo ed Eva, sollevandoli e liberandoli dal peccato e dalla morte. Salvando Adamo ed Eva trascina fuori dal regno della morte tutta l’umanità e la conduce nel suo regno di vita. È la vittoria di Gesù sulla morte, il segno che la vita rinasce dove tutto sembra perduto: l’intera storia della salvezza raggiunta dal trionfo di Cristo. Sotto i piedi del Cristo ci sono le porte infernali, divelte e rovesciate a forma di croce: la croce da simbolo di morte adesso diventa il simbolo della vittoria. Tutto attorno chiodi, cardini, catene, pezzi di ferraglia: Cristo ha veramente sconquassato l’inferno, ha abbattuto le sue porte e sotto le porte distrutte si vede l’abisso oscuro in cui giace il maligno, reso ormai impotente. L’umanità intera rappresentata da Adamo ed Eva viene presa per mano per essere tratta fuori e liberata dalla morte: il regno della morte è finito perché è stato raggiunto dalla luce vera, dal sole di giustizia che illumina “quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte” (Lc 1,79).

Tutta l’umanità è condotta dal Cristo risorto nel suo regno di vita.

Nella parte sinistra dell’icona una piccola folla di re, profeti e giusti della Prima Alleanza: Abele con l’agnello, Abramo con il bastone, Sara e altre donne dell’Antico Testamento, Davide con la corona e la cetra, Salomone con la corona regale, Mosè con le tavole della legge, Giovanni Battista che alla destra di Gesù lo sta indicando con una mano, ultimo dei profeti antichi e precursore del Signore. Nella parte destra dell’icona è rappresentata l’umile gente di Monte Sole, un popolo pacifico e mite coinvolto negli eccidi nazifascisti del ’44, un’intera comunità di persone inermi, donne, bambini e anziani insieme ai loro pastori e alle suore che scelgono di rimanere fino alla fine tra la propria gente.

Il beato don Ubaldo Marchioni, martire, parroco di san Martino di Caprara e di Santa Maria Assunta di Casaglia, il buon pastore di Monte Sole, con in mano la pisside trafitta, segno dell’amore del Signore più forte dell’odio.

Don Ferdinando Casagrande, parroco di san Nicolò di Gugliara, un amico e un fratello per tutti.

Suor Maria Fiori, detta suor Ciclamino, delle Maestre Pie dell’Addolorata, uccisa nella strage della concimaia a San Giovanni di Sotto insieme ai bambini che aveva preparato alla Prima Comunione.

Il beato don Giovanni Fornasini, martire, parroco a Sperticano, chiamato l’Angelo di Marzabotto per la carità evangelica verso tutti.

I Beati don Elia Comini, salesiano, e padre Martino Capelli, dehoniano, martiri, uccisi insieme alla Botte di Pioppe di Salvaro, nell’esercizio di una carità sacerdotale estesa a tutti fino alla fine.

Antonietta Benni, maestra della Compagnia di sant’Orsola, unica superstite adulta della strage di Cerpiano, che nel dopoguerra sceglie di tornare nei luoghi dell’eccidio, tra la sua gente, trovando la forza per vincere il male con il bene.

Con loro le donne, i bambini, gli anziani delle comunità di Monte Sole, vittime inermi delle violenze e degli eccidi del ’44, ma anche le“querce”di Monte Sole per la forza nella debolezza, la resistenza morale nell’oppressione, la testimonianza di tesori di umanità e spazi di luce nel momento del terrore o nella sofferenza del dopo.

A Monte Sole sono proprio loro ad accoglierci, loro che vivono in Dio della vita che non finisce. Da quelle macerie e dalla testimonianza di intere comunità è rinata una vita: come in tutti gli eccidi che continuano ad accadere nel mondo, con i morti in guerra, in mare, per fame, non è l’ultima parola la morte, la violenza, l’ingiustizia, le stragi.

A Monte Sole non ha vinto la morte, questa terra nasconde il segreto di una vita più forte della morte: “La risurrezione dei martiri di Monte Sole oggi comincia già sulla nostra terra” (GB).

L’icona della risurrezione a Monte Sole ci ricorda la vittoria della Croce e la beatitudine dei piccoli e dei poveri. Sapremo come Chiesa cogliere la grazia che ci è offerta dalla testimonianza mite e forte di questi nostri fratelli e sorelle all’ombra delle querce di Monte Sole?

Suor Giuseppina Pioli, suora della “Piccola Famiglia dell’Annunziata”

Immagine di copertina: l’icona di Monte Sole.

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