Padre Martino Capelli: il martirio non si improvvisa

LA BEATIFICAZIONE DEI PRETI MARTIRI

“E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi” (Ap. 21, 4)

12 dicembre 1931. Martino Capelli scrive la sua domanda del martirio rivolta alla Madonna di Guadalupe: «Festa di Guadalupe. 12.XII.1931. Oh! Vergine, regina dei martiri messicani, concedimi che un giorno anch’io possa essere martire di Cristo Re e di Te, Vergine Immacolata. Oh Mamma, ti scrivo ancora commosso dalla conferenza dell’altro giorno sul martirio in Messico. Sono sicuro che, per intercessione dei tuoi martiri, me lo concederai. Tuo figlio. FR. MARTINO CAPELLI».

Per comprendere questa preghiera occorre leggere un estratto della cronaca della Scuola Apostolica di Albino del 10 dicembre 1931: “[…] una conferenza missionaria sul martoriato Messico. Il conferenziere è un sacerdote italiano e… messicano: il professor [Luigi] Ziliani, nato in Italia ma vissuto in Messico ove anch’egli, entusiasta dei martiri messicani, ebbe tre volte la prigione per la regalità di Cristo e l’onore di essere cercato (lo è tuttora) a morte. […]. Fece inoltre passare al nostro sguardo le condizioni della Chiesa messicana, costretta a ritirarsi, come già la Chiesa di Roma, nel silenzio, nella penombra e nel mistero”.

La “Domanda del Martirio” riassume la vita e la spiritualità di padre Martino Capelli: una vita vissuta e donata per gli altri seguendo le orme dello stesso Gesù, fino ad offrire la propria vita per amore dei fratelli, con un abbandono totale e definitivo. Non è una domanda scaturita dal fervore di un momento. È una vocazione al martirio maturata nel corso degli anni: frutto della perseveranza nell’impegno quotidiano, verso quei valori e doveri a cui ci si dedica ogni giorno. Negli Scritti Spirituali di padre Martino Capelli ritroviamo un filo conduttore, che non solo attraversa i suoi scritti, bensì si fa presenza vitale: il martirio appare come un elemento fondante e centrale nella sua vita spirituale. La vocazione al martirio è, dall’inizio alla fine dei suoi scritti, il fulcro della sua vita spirituale, vissuta nella donazione generosa e totale di sé.

Nella prima consacrazione alla Madonna, nella festa dell’Immacolata dell’8 dicembre 1931, riconosciamo che la sua donazione come servo, ha lo scopo di imparare da Maria chi è Gesù: «Vittima. Sacerdote. Mediatore. Salvatore». Il suo ideale è quello di essere «Santo Sacerdote, Santo Missionario e Martire del suo Divin Cuore».

È bene sottolineare come questo momento rappresenti il primo emergere del martirio nel suo cammino di fede.

I suoi scritti testimoniano che il martirio non è stato un semplice ideale iniziale a cui tendere, ma una costante offerta di sé, in attesa che Dio concedesse la grazia di attuarlo; si tratta di un’allusione costante, che permea non soltanto i suoi Scritti Spirituali, ma la sua intera esistenza, che sarà oblazione gradita a Dio e consegna senza limiti agli altri. Il martirio, possiamo dire, è qualcosa che lo abita profondamente e appare come riflesso in quello che scrive.

Così egli si affida all’Addolorata: «Per amor vostro accetto tutto ciò che piacerà a Gesù e a Voi, anche la morte, quando, dove, come la volete Gesù e Voi». (15.12.1931).

Infine, capitò, che rivolgendosi alla Madonna disse: «Un giorno, o Mamma, ci rivedremo sul letto di morte del mio martirio». (1932). Il letto del martirio sarà il luogo dove verrà ucciso brutalmente: la cosiddetta “Botte” di Pioppe di Salvaro, dove si offrirà come supremo olocausto, con le braccia aperte, le benedizioni sugli innocenti colpiti dall’odio, come il pastore che abbraccia le sue miti pecorelle dissanguate.

Il martirio è una grazia concessa da Dio stesso; è una risposta a una richiesta costante, vissuta, pregata e maturata in segreto, nell’anima del suo cuore ogni giorno, come la più profonda delle vocazioni. Martino non improvvisa; chiede, si consacra, vive, prega e infine si offre come oblazione fino alla fine. Il suo martirio non è stato un evento casuale; lui l’ha interiorizzato come un dono e grazia di Dio; non nel giorno del suo martirio, ma in tutta la sua esistenza.

Una tale radicalità, vissuta con passione e generosa dedizione, ci svela come il suo martirio non sia stato un evento fortuito, ma il frutto maturo di tutta una vita. 

Essere tutto di Gesù per Maria

«D’ora innanzi, o Madre, è mio proposito di far tutto per Voi, con Voi, in Voi, affinché tutto sia meglio fatto per Gesù, con Gesù e in Gesù. Mi unirò in tutto a Voi per andare, per mezzo vostro, a Gesù» (Consacrazione di Martino Capelli nella festa dell’Immacolata Concezione, 8.12.1931).

«Maria sis mihi propitia». (Maria, abbi pietà di me). Per due volte, Martino Capelli scrive queste parole in latino nei suoi scritti spirituali. È significativo. Lui ha una forte devozione alla Madonna e questo si rispecchia nei suoi appunti spirituali dove incontriamo ben otto formule di consacrazione dirette a Maria, nell’invocazione della Maddonna Addolorata, della Vergine Immacolata o della Madonna di Gudaplupe.

Nembro custodisce un santuario mariano, detto dello “Zuccarello”, dedicato all’Addolorata, che costituisce un centro importante di devozione e di consolazione per tutti i parrocchiani. La famiglia Capelli già da varie generazioni era custode di questo luogo e testimone della tradizione eremitica di questo Santuario antico.

Martino ne ha assimilato il messaggio, vivendolo nella sua carne fino a chiedere all’Addolorata il carisma del martirio: «Un giorno o Mamma ci rivedremo sul letto del mio martirio. Si! Saro sempre tuo, tutto tuo».

La devozione a Maria Addolorata nasce già all’interno del contesto famigliare e Capelli fin da piccolo si rivolge alla sua Madre Celeste. Questa devozione è rimasta tanto nel profondo del giovane Martino che quando perde sua madre, il 7 ottobre 1931 scrive: «Ora, o Maria, fammi anche da Mamma materiale».

Anzitutto Maria: almeno dal 1931, egli si consacra totalmente alla Madonna. Di fatto, Martino era e restava innamorato della Madonna: ogni anno si consacrava a lei e metteva per iscritto i suoi impegni. Egli approfondisce sempre più la propria fiducia e dedizione a Maria per meglio conformarsi a Cristo.

Padre Martino Capelli ha dunque condotto il proprio itinerario di donazione totale, sacrificio e offerta di sé sempre più profondo nel suo dialogo con Maria – la Vergine Immacolata, la Madre Addolorata. Maria, dunque, non è “solo” Madre di Dio, da sentire mamma anche per sé e a cui rivolgersi con abbandono confidente: è sperimentata proprio come Madre di Gesù, che tutto orienta al Figlio.

Maria diventa così quella Madre che, portandolo a Gesù, gli permette di vivere in crescente intimità con il Figlio.

Martino Capelli appartiene a Gesù attraverso Maria. “Ad Iesum per Mariam”, essere di Gesù per Maria, è l’espressione radicale della sua volontà. Egli consacra quindi tutto il suo essere al Cuore di Gesù «per le mani purissime della Vergine Addolorata».

Otto volte ripete la sua consacrazione alla «Mamma», che può difenderlo e proteggerlo sotto il suo manto. Ma la Vergine Maria non è il fine del suo itinerario: «Con te, per te, in te devo andare a Gesù, per il quale solo devo vivere, agire, soffrire e morire».

Nella sua dedizione senza riserve impara da Maria chi è Gesù come «Vittima, Sacerdote, Mediatore e Salvatore». Il suo fine è quello di essere «santo Sacerdote, santo Missionario e Martire del suo Divino Cuore».

Appartenere a Gesù attraverso Maria esprime il desiderio di un’unione che nasce dalla consapevolezza di padre Martino che tutto in lui passerà attraverso Gesù: la sua vita futura, l’accettazione di tutto ciò che è per il suo bene spirituale, il suo futuro apostolato missionario. È il frutto di un amore traboccante che lo spinge alla consacrazione assoluta per rispondere alla vocazione alla quale si sente chiamato: conoscere Gesù intimamente, amarlo profondamente, imitarlo perfettamente. Per amore, padre Martino si conferma disposto ad accettare tutto ciò che è gradito a Gesù e a Maria, anche la morte, quando, dove e come essi desiderano e assume il proposito con una volontà ferma e incrollabile: «essere tutto di Gesù per Maria».

A Gesù attraverso Maria. Essere di Gesù per Maria. È questa la via sulla quale riconosciamo la presenza e l’opera di un vero testimone come Martino Capelli. 

Padre Ramón Domîguez Fraile, Postulatore generale scj

Immagine di copertina: la “domanda di martirio” scritta alla Madonna di Guadalupe da Padre Martino nel 1931. Nel testo: foto di padre Martino restaurate o colorizzate con IA. E inoltre immagine della Madonna Addolorata venerata nel Santuario dello Zucarello a Nembro (BG). L’affresco raffigura la Pietà del 1533 (autore sconosciuto). Questa immagine era molto cara a Padre Martino, che nella maggior parte dei suoi scritti spirituali si riferisce a questa Madonna.

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