Qual è il segreto della felicità?

IN FAMIGLIA

Schopenhauer e il dilemma del porcospino

In una classe delle elementari, un’insegnante aveva chiesto ai piccoli allievi: «Di cosa ha bisogno una persona se vuol essere felice?». Piovsero risposte di vario tipo: un bell’appartamento, delle buone pietanze, i soldi, non provare dolore… L’insegnante li aiutò: c’è anche il lavoro, l’approvazione degli altri, la benedizione di Dio… Tutto fu scritto ben ordinato sulla lavagna. «Abbiamo dimenticato qualcosa?», chiese l’insegnante. Una bambina alzò la mano e disse: «Sì, una persona». La pensa così anche il nostro Creatore. Nel primo libro della Bibbia, la Genesi, Dio dice: «Non è bene che l’uomo sia solo».

CAREZZE E ACULEI

Da sempre gli esseri umani si chiedono: «Qual è il principale indicatore della felicità in assoluto?» Ci provano anche gli scienziati. Questa domanda è alla base di un imponente lavoro di ricerca e raccolta dati che ormai dura da quasi un secolo. Infatti, fu negli anni Trenta che alcuni ricercatori di Harvard avviarono un ambizioso studio a lungo termine, che continua ancora oggi, dopo decenni di lavoro e dopo aver raccolto milioni di dati, in cerca del fattore più importante per una vita felice. Cosa hanno scoperto? Non è il denaro, non sono i riconoscimenti, né il successo materiale o il prestigio. Secondo questa ricerca, l’indicatore numero uno della felicità sono le relazioni e, più precisamente, i legami profondi e di supporto.

Sembrerebbe tutto facile. Invece…

Nel 1851 il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer utilizzò una metafora – meglio nota come «il dilemma del porcospino» – per descrivere e riflettere su due importanti questioni: qual è la giusta distanza da osservare affinché sia possibile vivere all’interno di una società senza ferirsi, e quale sia il grado di intimità ideale da osservare nel rapporto con gli altri.

«Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinse vicina, vicina, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderata. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione».

Come un riccio che affronta il freddo, l’essere umano, quando è solo, sente un irresistibile bisogno di avvicinarsi agli altri, perché la solitudine è una sofferenza. Cerca quindi il conforto della vicinanza, desiderando ardentemente il calore umano e i legami sociali.

Ma questa vicinanza non è sempre sinonimo di felicità. A volte porta sofferenza: incomprensioni, conflitti, pressioni, delusioni. Un’eccessiva vicinanza può diventare fonte di dolore sia per chi la vive sia per gli altri.

La saggezza ci insegna quindi che è essenziale trovare il giusto equilibrio: né una gelida solitudine che ci isola, né una fusione soffocante che ci consuma. Le relazioni più appaganti e durature sono quelle costruite sul rispetto reciproco, in cui ciascuno sa preservare questo delicato equilibrio tra intimità e spazio personale.

ECCO ALCUNE SEMPLICI STRATEGIE ANTI-ACULEI:

Il rispetto dei limiti: Contrariamente a quanto si crede comunemente, amare non significa invadere. Una persona che tiene veramente a te rispetta i tuoi tempi. Sa ascoltare quando l’altro ha bisogno di spazio e non trasforma ogni silenzio in un conflitto.

Coltivate l’empatia: Spegnete i social media e uscite di casa per incontrare gli altri «di persona». È solo interagendo con le altre persone – che siano i nostri cari o degli sconosciuti appena incontrati – che sviluppiamo l’empatia, la gentilezza e la compassione, e che sperimentiamo livelli più elevati di benessere fisico e mentale. Diventiamo così più etici e più generosi, più in salute e più felici.

Risolvete sempre i conflitti: Ascoltate, mettete da parte le vostre opinioni e i vostri preconcetti per qualche minuto o per qualche ora e cercate di ascoltare con la mente aperta quello che l’altro vi sta dicendo. Resistete all’impulso di distrarvi dalla conversazione o di interrompere l’altro per dare la vostra versione della storia, e non sminuite le preoccupazioni che il partner sta esprimendo.

Trovate un modo per dire di sì: Lo psicologo John Gottman dimostra chiaramente che le conversazioni rispettose e positive sono alla base del successo coniugale. Dobbiamo sforzarci di dire «Sì, ottima idea» oppure «Sì, forse hai ragione, non avevo mai visto la cosa da questa prospettiva». La relazione di una coppia problematica, invece, è piena di modi per dire di no. Gottman procede dimostrando che le relazioni migliori sono caratterizzate da un rapporto di positività di 5:1, vale a dire che per ogni disaccordo, conflitto, litigio o delusione avvengono almeno cinque eventi positivi (un complimento, un messaggio amorevole, un sorriso, un abbraccio o un bacio, una passeggiata romantica sulla spiaggia o una cena romantica). Perciò, sebbene i conflitti siano inevitabili, devono sempre essere controbilanciati da un numero molto più elevato di esperienze positive.

Siate gentili: Essere gentili è uno dei modi migliori per aumentare il rapporto di positività nella nostra relazione. Le relazioni si nutrono più che mai di cortesia e rispetto, eppure molti si prendono la libertà di essere scortesi o ostili verso le persone più vicine. Questo è ingiusto e dannoso per la relazione. Sforzatevi sempre di essere gentili con loro, anche nel bel mezzo di un diverbio, perché a volte basta un piccolo gesto di gentilezza per allentare la tensione e farsi strada verso la risoluzione del conflitto.

Prendetevi cura di voi stessi: Chi sta bene con se stesso è probabile che abbia anche più pazienza con i propri cari e con i figli. Allo stesso modo, meditando e trovando momenti di quiete, si diventa più aperti, più generosi e più gentili con le persone care e, di conseguenza, le relazioni migliorano. Il lavoro inizia da se stessi e solo dopo si espande verso l’esterno.

Don Bruno Ferrero, Direttore del Bollettino salesiano

Immagine di copertina generata artificialmente

Gli algoritmi del porcospino

Le persone sono spesso irrazionali, illogiche ed egocentriche.
In ogni caso, perdonale…
Se sei gentile, gli altri possono accusarti di avere motivi egoistici ulteriori;
In ogni caso sii gentile…
Se hai successo, otterrai qualche falso amico e altri veri nemici.
Di qualunque tipo sia il successo…
Se sarai onesto e franco, le persone cercheranno di ingannarti.
In ogni caso sii onesto e franco…
Quello che hai impiegato anni a costruire, qualcuno lo può distruggere in una notte.
In ogni caso, costruisci…
Se hai ottenuto serenità e felicità, sveglierai gelosie e invidie.
In ogni caso sii felice…
Il bene che oggi fai, le persone lo dimenticheranno presto, anche già domani.
In ogni caso fai il bene…
Offri agli altri il meglio di te, anche se può non bastare.
In ogni caso dà al mondo il meglio di te…
Poiché nella resa dei conti finale, ti renderai conto che il rapporto è solo tra te e il tuo Creatore, che ti ha voluto e messo lì dove sei.

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