CHIEDILO AL PROF SALESIANO
La recente tragedia di Crans-Montana ci impone di rallentare la corsa al giudizio facile. È rassicurante puntare il dito contro il presunto «narcisismo digitale» di chi filma invece di fuggire, ma è una forma di cecità. È più comodo guardare a chi, sentendosi al sicuro, pensa: “Ora interverrà qualcuno, ora qualche responsabile ci dirà cosa fare…”.
Il vero dramma non si consuma sugli schermi dei ragazzi, ma nel vuoto lasciato dal mondo adulto. La disorganizzazione che osserviamo nei giovani è il riflesso speculare del disorientamento degli adulti. In una società ossessionata dalla performance e dal consumo dell’esperienza, abbiamo smesso di essere argine e bussola. Pretendiamo maturità dai giovani, mentre nell’emergenza educativa cerchiamo colpevoli invece di costruire alleanze. Vivere, allora, significa riappropriarsi del coraggio di essere adulti: tornare a incarnare quel limite che protegge e quella presenza che rassicura, affinché nessuno debba più guardare la vita attraverso uno schermo per non esserne travolto.
A OCCHI E MENTE APERTI
Adolescence1 è una serie TV così “vera” e disturbante che, anche se non l’avete vista, probabilmente ne avete sentito parlare: ha generato incontri, tavole rotonde, dibattiti e persino un evento dedicato al Meeting di Rimini.
Se siete genitori o educatori, quella visione vi avrà forse lasciato un retrogusto amaro, un misto di incredulità e inquietudine. La narrazione cruda ha avuto l’effetto di un “pugno nello stomaco” per il mondo adulto, catturato e spaventato da una realtà che faticava a immaginare così complessa. Ci siamo scoperti analfabeti e ignari delle dinamiche relazionali che credevamo tranquille e sicure, protette dalle “mura domestiche”.
La serie di puntate in tv ci ha sbattuto in faccia una verità scomoda: genitori spesso ben intenzionati ma tragicamente goffi, oscillanti tra il tentativo fallimentare di fare gli “amici” dei figli e reazioni di giudizio rabbioso. Abbiamo visto tensioni sotterranee e silenziose richieste di aiuto mascherate da provocazioni estreme. Adolescence ci ha costretto a fare i conti con il fatto che, spesso, navighiamo a vista in un mare in tempesta, usando mappe che non corrispondono più al territorio.
È proprio da questo senso di smarrimento, da questa “sberla” mediatica, che ho riletto la richiesta di aiuto di vecchi amici di famiglia: “Don, tu che sei dentro la scuola, nostro figlio all’improvviso non vuole più andarci. Sospettiamo un caso di bullismo: ci racconta situazioni tese, un professore minimizza, un altro si dice preoccupato che la preside non sia ancora intervenuta”.
Aiutarli a condividere con chiarezza gli elementi importanti con la preside – e non gli umori del momento – distinguendo il dato oggettivo, la richiesta di aiuto e il disagio, ha permesso di fare luce e di presentare alla preside una domanda di aiuto della famiglia in modo efficace, riallacciando l’alleanza educativa tra scuola e famiglia.
QUESTA NUOVA RUBRICA
Da queste provocazioni nasce la proposta di questa nuova rubrica sulla rivista: “Chiedilo al Prof Salesiano”.
Voglio chiarirlo subito: non aspettatevi una cattedra da cui calano verità precostituite per “aggiustare” gli adolescenti in crisi visti in TV. Immaginate, piuttosto, questa pagina come una panchina nel cortile. Virtuale, sì, ma un cortile vero, proprio come piaceva a Don Bosco: un luogo dove l’educatore è presenza viva, attenta, capace di camminare accanto. La serie ha mostrato quanto i ragazzi abbiano bisogno di adulti che “ci siano”, capaci di reggere l’urto delle loro emozioni senza sgretolarsi e senza condannare immediatamente. Perché un “Prof Salesiano” di fronte a queste sfide? Perché la nostra bussola rimane il Sistema Preventivo: uno stile di vita, un metodo educativo e una scuola spirituale di sorprendente modernità. Si fonda su tre pilastri, antidoto esatto alle dinamiche tossiche che spesso vediamo rappresentate:
1. La Ragionevolezza: l’antidoto all’emotività impulsiva. Significa non rispondere a un urlo con un urlo più forte, ma fermarsi e cercare di capire cosa c’è dietro quel comportamento. Significa spiegare i “perché”, non solo imporre regole.
2. La Religione: non moralismo bigotto, ma apertura alla ricerca del senso. In un mondo appiattito sull’immediato, offrire un orizzonte più ampio è un atto rivoluzionario.
3. L’Amorevolezza: la capacità, difficile ma decisiva, di far sentire all’altro che il suo bene ci sta a cuore. È la traduzione concreta dell’intuizione di Don Bosco: in ogni giovane, anche il più apparentemente perduto – come alcuni protagonisti di Adolescence – c’è un punto accessibile al bene su cui far leva con pazienza infinita.
LA NECESSITÀ DI NON ESSERE SOLI
C’è però un punto cruciale, emerso con forza dalle riflessioni su questi temi, e che sarà il cuore della nostra rubrica: la necessità di non essere soli. La solitudine è il peggior nemico dell’educatore moderno. Di fronte a sfide così grandi, nessun genitore o insegnante può farcela da solo. Abbiamo bisogno di una “compagnia”, di un’alleanza tra adulti che condividano la stessa passione educativa e che abbiano il coraggio di mettersi in discussione per primi, prima ancora di interrogare i ragazzi.
Ecco perché questa rubrica non può essere un monologo. Una panchina non è una sedia. Questo spazio, come un’agorà, sarà un piccolo cortile di confronto che costruiremo insieme, numero dopo numero, grazie alle vostre domande e alle vostre condivisioni, e con il contributo di qualche ospite che passerà a donare i suoi pensieri su questa panchina affacciata sul cortile.
Ho bisogno di voi. Ho bisogno delle vostre ansie, dei vostri dubbi, delle vostre piccole vittorie quotidiane. Quali sono le domande spiazzanti che i vostri figli vi pongono a cena? Quali i comportamenti che non riuscite a decifrare?
Don Alessandro Curotti, salesiano
[Don Alessandro Curotti è nato a Codogno (Lodi) nel 1983. Salesiano dal 2007 e prete dal 2015, attualmente è docente ed educatore presso l’Istituto Salesiano Sant’Ambrogio di Milano e incaricato della comunicazione sociale per i Salesiani dell’Ispettoria ILE]
Immagine di copertina: foto di Emanuele Pierro.




