Don Emidio Farlolfi (1884-1970)
Cari lettori, proseguendo nella serie di interventi riguardanti il Santuario-Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù di Bologna, vorrei far conoscere alcuni personaggi significativi che hanno lasciato un segno importante nella storia del Santuario stesso. La prima figura che intendo presentare è quella di Don Emidio Farolfi, che fu viceparroco per diversi anni, alcuni di questi assai difficili.
LE ORIGINI, LA FORMAZIONE
Don Emidio nacque a Fognano di Brisighella (Ravenna) il 7 novembre 1884, terzo di sei figli. La sua famiglia era profondamente cristiana e unita: il padre, uomo semplice e di grande rettitudine, trasmetteva ai figli la fede più con l’esempio che con le parole; la madre, sensibile e attenta alla vita domestica, li educava alla preghiera, al senso del dovere e alla generosità verso i poveri. Un ruolo importante ebbe anche lo zio, arciprete del paese, che seguì da vicino la loro formazione religiosa e li introdusse al servizio dell’altare e alla vita associativa cattolica.
Dopo le scuole elementari, Emidio entrò nel Seminario di Faenza, dove trovò un ambiente spiritualmente vivace, segnato dalla figura di Mons. Paolo Taroni. Gli anni del seminario furono decisivi: oltre allo studio, imparò a vivere la disciplina, la vita comunitaria e il servizio. Durante gli studi teologici fu nominato prefetto, incarico che svolse con equilibrio, riservatezza e capacità di ascolto, qualità che gli valsero la stima dei compagni e dei superiori. Era un giovane serio, affidabile, capace di creare armonia attorno a sé.
Ordinato sacerdote nel 1909, chiese di iniziare il ministero accanto allo zio Giuseppe, come coadiutore nella parrocchia di Fognano. Gli furono affidati il ricreatorio maschile e il Circolo Cattolico, che riorganizzò con entusiasmo e visione educativa. Il suo programma era chiaro: offrire ai giovani un ambiente sicuro, ricco di attività formative e ricreative, capace di sottrarli ai pericoli della strada e di accompagnarli nella crescita umana e spirituale. Avviò corsi serali, musica, ginnastica, giochi, sport e si impegnò per aprire uno dei primi cinematografi della zona, intuendone il potenziale educativo e sociale. La comunità apprezzò subito la sua energia e la sua capacità di coinvolgere i ragazzi.
UNA PARENTESI FORZATA
Parallelamente completò la formazione civile: nel 1911 ottenne la licenza della Scuola Normale e nel 1913 il diploma di maestro elementare. La Prima guerra mondiale interruppe il suo lavoro pastorale: dal 1916 al 1918 servì prima nella sanità militare, poi come ufficiale mitragliere e cappellano al fronte. Visse da vicino le sofferenze dei soldati e si fece apprezzare per la sua presenza discreta e coraggiosa. Fu congedato nel 1919 con il grado di tenente e con lode per disciplina, spirito di sacrificio e attenzione verso i commilitoni. L’esperienza della guerra lo segnò profondamente, rendendolo ancora più attento alle fragilità umane1.
Terminato il conflitto, riprese gli studi: nel 1923 conseguì a Bologna il diploma universitario di perfezionamento e superò a Roma l’esame per direttore didattico. Dopo aver sistemato la famiglia e superato alcuni problemi di salute, nel 1927 decise di entrare nella Congregazione Salesiana, scelta che considerava la sua vera vocazione. Da tempo desiderava dedicarsi in modo totale ai giovani e nutriva anche il sogno delle missioni. Il suo direttore spirituale, Mons. Taroni, lo sostenne in questo cammino, maturato anche grazie alla conoscenza delle opere salesiane diffuse nel seminario faentino. La famiglia, pur con naturale dispiacere, accolse con generosità la sua decisione.
LA SUA “VERA VOCAZIONE”: SACERDOTE SALESIANO
Accolto tra i Salesiani, fu inviato a Milano Sant’Ambrogio come confessore e insegnante, poi iniziò il noviziato. Partecipò alla traslazione della salma di Don Bosco da Valsalice a Torino, un’esperienza che lo segnò profondamente, e ricevette la benedizione di Papa Pio XI. Dopo un anno di insegnamento a Treviglio, nel 1930 fu destinato a Parma e nel 1938 a Bologna, come viceparroco di Don Antonio Gavinelli nel SantuarioParrocchia del Sacro Cuore. L’indicazione ricevuta dal superiore – «faccia tutto ciò che dice il parroco» – divenne per lui una regola di vita, vissuta con obbedienza e dedizione per oltre trent’anni. La collaborazione con Don Gavinelli fu intensa e feconda: due caratteri diversi, ma complementari.
A Bologna gli furono affidate le associazioni cattoliche, la visita agli ammalati e ai poveri, e il servizio liturgico. Nel confessionale era ricercato per la chiarezza, la bontà e la capacità di orientare anche nei casi più complessi. Il suo sorriso paterno e la sua disponibilità lasciavano un segno in chiunque lo incontrasse, e molti fedeli continuarono a cercarlo negli anni per la sua guida spirituale semplice e concreta. Era un sacerdote che sapeva ascoltare, rassicurare, accompagnare.
UN PERIODO ARDUO E DIFFICILE
La prova più dura arrivò con la Seconda guerra mondiale. Tra il 1943 e il 1945, mentre Don Gavinelli era imprigionato e poi confinato, Don Emidio rimase a reggere la parrocchia in uno dei periodi più tragici per il quartiere. I bombardamenti del 25 settembre e del 5 ottobre 1943 devastarono il Santuario, l’Oratorio, gli uffici, la tipografia e gran parte dell’Istituto.
Nonostante i pericoli, Don Emidio rimase sul posto per assistere i parrocchiani rimasti, portare conforto ai feriti, benedire i morti estratti dalle macerie e soccorrere chiunque avesse bisogno. Più volte sfiorato dalla morte, rispondeva con un sorriso a chi gli chiedeva prudenza, affidandosi totalmente alla Provvidenza. La sua presenza fu per molti un punto di riferimento in mezzo al caos.
L’ULTIMA FASE
Senza attendere il ritorno del parroco, iniziò subito i lavori di messa in sicurezza e recupero di ciò che era rimasto: coperture provvisorie, chiusura delle brecce, recupero del materiale salvabile. Con il rientro di Don Gavinelli riprese il suo ruolo di collaboratore fedele, sostenendolo anche nei periodi di malattia e continuando a essere un punto di riferimento silenzioso ma costante per la comunità.
Negli anni successivi si dedicò soprattutto al ministero della confessione e all’accompagnamento spirituale, vivendo l’obbedienza nelle piccole cose come offerta quotidiana a Dio. Rimase un sacerdote mite, instancabile e totalmente donato alla sua missione, fino alla morte, avvenuta l’11 febbraio 1970.
don Piergiorgio Placci, salesiano
1 Nel luglio 2025 è stato pubblicato il libro “Monte Pasubio 1917/18. La guerra di Emidio Farolfi, un prete soldato in prima linea”. L’autore è il Prof. Andrea Cammelli. Il libro si trova in varie librerie, e anche online.
Immagine di copertina: don Emidio Farolfi e il libro sulla sua esperienza in guerra di Andrea Cammelli.



