IN FAMIGLIA
Semplici strategie per far parlare di più i papà che parlano poco (e magari anche scoprire quanto sia bello).
Un professore alla fine dei corsi aveva l’abitudine di dare agli allievi un braccialetto viola sul quale si poteva leggere impresso in lettere dorate: «Quello che sono fa la differenza». In quell’occasione diceva a ogni studente perché lo apprezzava e perché il corso era stato differente grazie a lui.
Un giorno pensò di studiare l’effetto di questo processo sulla comunità. Diede a ogni studente due braccialetti, uno da dare alla persona che loro ritenevano “fare la differenza” e l’altro sempre alla medesima persona chiedendole di fare lo stesso a sua volta. Il professore attese i risultati.
Uno degli studenti andò dal suo datore di lavoro, dove aveva un impiego parttime, un uomo grintoso che apprezzava. «La ammiro molto per tutto quello che fa; per me lei è un vero genio creativo e un uomo giusto. Vorrebbe accettare questo braccialetto viola come testimonianza della mia riconoscenza?»
L’uomo restò sorpreso e accettò. Il ragazzo allora continuò: «Accetterebbe quest’altro braccialetto viola da dare a qualcuno che fa la differenza per lei, come io ho appena fatto? È per una ricerca che stiamo facendo all’università».
L’uomo accettò e, tornato a casa, salutò il figlio di quattordici anni e gli raccontò quello che gli era accaduto. Gli disse che per lui esisteva una sola persona degna del braccialetto viola e che “faceva la differenza per lui”. Ammise di sgridarlo molto perché la sua camera era sempre in disordine, perché non studiava abbastanza e usciva troppo con i suoi amici.
Poi aggiunse: «Questa sera voglio dirti che tu sei molto importante per me; tu e tua madre siete le persone che fanno la differenza per me e vorrei che tu accettassi questo braccialetto viola come segno del mio amore. Non te lo dico abbastanza ma tu sei un ragazzo meraviglioso».
Appena finito di parlare, il figlio si mise a piangere disperato e a singhiozzare. Il padre lo strinse tra le braccia e gli chiese se avesse detto qualcosa che lo avesse ferito.
Il ragazzo gli rispose che aveva deciso di scappare da casa il giorno dopo perché credeva che il padre non lo amasse, nonostante tutti i suoi sforzi per piacergli. Ora tutto era cambiato.
UOMINI DI POCHE PAROLE
Uno strano maleficio qualche volta ci blocca e ci impedisce di pronunciare le parole che farebbero la felicità nostra e di quelli che ci stanno accanto. Sono parole semplici, come «Ti amo», «Sei veramente in gamba», «Sono così felice di starti accanto», «Grazie perché ci sei».
Se un padre è un uomo di poche parole, probabilmente il silenzio non significa necessariamente distanza. I papà sono più propensi delle mamme a dire che comunicano con i loro figli meno di quanto vorrebbero, e molti giovani adulti sentono lo stesso desiderio di connettersi di più con i loro padri.
“Quando voglio qualcosa, basta che lo dica al mio babbo e lui subito me la compra perché è ricco. Però con mio padre io non parlo quasi mai perché lui è sempre occupato a guadagnare soldi. Preferirei avere meno doni e più babbo”. (Un bambino di nove anni) Alcuni uomini sono stati educati ad amare in presenza, non sui social, dice una signora il cui padre si è sempre mostrato forte, ma silenzioso. Ricorda che lui la confortava nei momenti difficili della vita con una pacca sulla schiena o una mano sul suo ginocchio.
«Era tutto ciò di cui avevo bisogno, perché diceva molto» dice. «Parliamo anche quando non parliamo». Esistono tuttavia semplici strategie di “sintonizzazione” con un padre silenzioso.
INCONTRALO DOVE SI TROVA
Alcuni papà sono persone che fanno bene e amano tenere le mani occupate. Ecco perché è una buona idea incontrarli dove si trovano, nella cantina che stanno imbiancando o accanto a loro quando lavano l’auto.
«Forse mi chiedeva di porgergli qualche attrezzo, ma intanto stavamo parlando di scuola, o mi dava consigli» dice un giovane. Che cosa sta facendo tuo padre in questo momento? È lì dove devi incontrarlo.
SIEDITI ACCANTO A LUI, NON DAVANTI A LUI
«Il contatto visivo può far sembrare una conversazione un’intervista o un esame, quindi prova a sederti accanto a tuo padre» suggerisce la figlia di un padre silenzioso. Invitatelo a un evento come una partita di calcio, che richiede che entrambi guardiate dritto davanti a sé, oppure fate la spesa insieme.
“Se mi siedo davanti a mio padre e gli chiedo di condividere qualcosa, lui risponde solo: ‘Oh, non adesso dice’”. “Ma se state facendo qualcosa insieme, anche solo andare al supermercato, potete prendere una scatola di cereali e dire: ‘Ce l’avevi quando eri bambino? Cosa mangiavi a colazione quando eri piccolo?’” La prossima volta sentirai raccontare dell’uovo sodo che mangiava ogni mattina e di come ai suoi tempi non esistevano i fiocchi d’avena.
FATTI RACCONTARE LA SUA STORIA
La nostalgia è la migliore amica di un papà silenzioso. Apri una conversazione chiedendogli di condividere una delle storie semplici che ama raccontare più e più volte, ma questa volta, chiedi più dettagli. I sentimenti sono all’interno della storia stessa, quindi anche se tuo padre potrebbe non rendersi conto di condividere certe emozioni, tu riuscirai a notarle e apprezzarle. I papà amano dire: «Era il 1962, e facevo il portiere della squadra di calcio del Millefonti». Se ascolti davvero la storia, vedrai il papà condividere quando era preoccupato, in difficoltà o entusiasta. Magari non etichetta i sentimenti, ma condividendo i ricordi fatti ti fa sapere cosa conta per lui.
«Quali sono stati i momenti più difficili della tua vita?» Si può davvero imparare vedendo come qualcuno ha affrontato un ostacolo o un’avversità, e poi come ne è uscito. Tua madre o tuo padre potrebbero essere più resilienti di quanto pensassi, il che potrebbe ispirarti per anni a venire.
«Com’era la tua famiglia?» Scoprire che tipo di dinamica familiare hanno avuto i tuoi genitori può fare una luce sorprendente sulla tua educazione. Si può proseguire con domande come: «C’erano emozioni che non erano ben accettate in casa tua? Cosa succedeva se ti arrabbiavi o avevi bisogno di conforto? Esistevano regole non dette?» Potresti scoprire che tua madre non poteva mai ribattere a quello che diceva tuo nonno, e papà avrebbe avuto problemi se piangeva.
«Che cosa hai pensato appena mi hai visto?» o «Che cosa sogni per me?»
PROVA ALTRI TIPI DI COMUNICAZIONE
Se hai difficoltà a comunicare in una conversazione faccia a faccia, considera altri modi per connetterti. Potresti scrivere una lettera a tuo padre, per esempio, o prendere l’abitudine di scambiarvi email nel weekend o un messaggio appena svegli.
Parlare di argomenti importanti può essere opprimente per i papà stanchi di una lunga giornata. Smorza quell’intensità con l’umorismo. Condividi la tua battuta preferita, mostragli un video divertente sul telefono o presentagli l’ultimo meme che circola su internet.
Se la porta d’ingresso non funziona per farlo aprire, prova una finestra, prova il garage, prova un altro modo per entrare.
«Sono stato veramente contento ieri sera: per la prima volta sono uscito con mio padre. Mi ha presentato agli amici ed ha detto di me che ero un bravo figliolo» (Andrea, anni 17).
Soprattutto ricordati di incominciare tu, una signora confidò: «È qualche anno che è morto mio padre e ancora sento fortemente il rimorso di non avergli mai detto: “Papà, ti voglio bene”».
don Bruno Ferrero, Direttore del Bollettino Salesiano




