Maria SS. ci ha detto: «Aiutatemi ad aiutarvi»

Intervista a Padre Livio Fanzaga

Padre Livio, ci parli anzitutto delle sue radici personali. Da che luoghi, da che famiglia viene, come ha passato infanzia e giovinezza, quali erano – e magari sono ancora – le cose che l’appassionavano?

Sono un bergamasco a tutti gli effetti e la mia lingua materna è il diletto bergamasco. Sono nato da famiglia operaia a Dalmine, famosa per le sue acciaierie, che durante la guerra venivano bombardate dagli aerei americani. Ricordo ancora le notti in cui correvo con mia madre e mia sorellina a rifugiarmi sotto i ponti dei fossi per trovare un riparo. Una volta mio padre rimase sepolto sotto le macerie dello stabilimento e mi risuona ancora nelle orecchie la sirena della croce rossa che lo portava a casa, annerito ma ancora vivo. Sono il primo di sei fratelli, che sono venuto uno dopo l’altro negli anni quaranta del secolo scorso. Ricordo la povertà, la fame e il freddo di quei tempi, ma anche l’allegria di una famiglia numerosa, la bellezza della fede e della preghiera e l’eroismo di due genitori meravigliosi, Maria e Pasquale, che si sacrificavano giorno e notte per il sostentamento della famiglia. Ricordo anche il mio parroco, Don Giacomo Piazzoli, il fondatore della Parrocchia di Brembo, una frazione del Comune di Dalmine, col quale costruimmo la Chiesa andando a raccogliere dei sassi particolari nel letto del fiume Brembo. La mia infanzia è stata segnata profondamente dalla fede, grazie agli esempi che ho avuto in casa, in Parrocchia e a scuola. Allora il mondo in cui un ragazzo cresceva era molto diverso da quello di oggi e la religione aveva un influsso formativo determinante.

Qual è stato il momento decisivo del suo incontro personale con Cristo? C’è un episodio che ha segnato la sua vita spirituale? Perché la scelta dei Padri scolopi?

L’episodio più importante della mia infanzia è stato senza dubbio la prima comunione. Da quel giorno io mi sono sempre intrattenuto a lungo a parlare con Gesù, anche quando la Messa era già finita e la Suora che ci assisteva ci invitava ad uscire dalla Chiesa. Questo fatto suscitava un po’ di meraviglia anche nel mio Parroco, perché ero un ragazzo vivacissimo che dava del filo da torcere ai proprio educatori. Un altro fatto importante che ha caratterizzato la mia infanzia è l’evento straordinario della apparizione della Madonna a Ghiaie di Bonate, una località al di là dal fiume Brembo, non molta lontano da casa mia. Mia madre mi condusse ad una di queste apparizioni che erano per me qualcosa di straordinario, per il fatto che una bambina, che si chiamava Adelaide, vedeva la Madonna e poteva parlare con Lei in dialetto bergamasco. Questa esperienza mi ha molto rafforzato nella fede e nella mia devozione alla Madonna. La svolta della mia vita è avvenuta a quattordici anni quando, terminato il triennio delle Scuole commerciali, i miei insegnanti mi chiesero che cosa volevo fare nella vita. Fu in quel momento che io dissi ciò che da tempo coltivavo nel cuore: Voglio fare il Missionario” dissi, lasciandoli sbigottiti. Infatti il mio parroco aveva un fratello missionario in Cina. Si chiamava Don Pietro ed era del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME). Una volta l’avevo incontrato in una sua visita alla mia parrocchia, e suscitò in me il desiderio di fare il missionario. Tuttavia alla fine la scelta si orientò verso i Padri Scolopi, un Ordine religioso dedito alla educazione della gioventù, dove si trovava già un mio cugino. Vi andai dopo che fui assicurato che anche lì potevo realizzare la mia vocazione missionaria, come poi è avvenuto.

Come è maturata la sua vocazione sacerdotale? Quali persone    o circostanze l’hanno accompagnata in questo cammino?

La mia vocazione sacerdotale è maturata nell’incontro con molti bravi sacerdoti in tutto il corso della mia infanzia e della mia giovinezza. Prima in Parrocchia, poi nella Casa dello Studente di Bergamo quando frequentavo le tre Commerciali, poi a Finale Ligure dove c’era il piccolo seminario dei Padri Scolopi. Nel 1957 andai a Roma, nel nostro Studentato, dove feci l’anno di noviziato, il Liceo classico, i due anni di filosofia e i quattro di teologia all’Università Gregoriana di Roma. Sono stati dieci anni fondamentali per la mia formazione spirituale e teologica, fortificati dall’incontro con personalità di grande prestigio, convenute a Roma per il Concilio Ecumenico Vaticano II. In quegli anni si respirava davvero la cattolicità della Chiesa, riunita a Roma da ogni parte del mondo. Per me fu una apertura della mente e del cuore che mi ha accompagnato per il resto della vita, in particolare nella diffusione di Radio Maria in ogni parte del mondo.

Che ruolo ha avuto nella sua formazione spirituale la devozione al Sacro Cuore di Gesù? Ha rappresentato un punto di riferimento, e in che modo?

La devozione ai Sacri Cuori di Gesù di Maria è una componente della pietà popolare che io ho appreso in modo particolare da mia nonna Lucia, che ne era molto devota. Tuttavia ho avuto la grazia di incrementare questa devozione facendo un pellegrinaggio nella località francese di Paray le Monial dove, alla fine del XVII secolo, hanno avuto luogo le tre apparizioni del Sacro Cuore di Gesù a Santa Margherita Mia Alcoque. Vi ero andato nel mese di Agosto e questa graziosa cittadina era diventata come una immensa Chiesa dove i fedeli camminavano a frotte, pregando, cantando e tenendo i bambini in braccio o per mano. Non avrei mai immaginato che il Sacro Cuore fosse così popolare. Eppure è la laica Francia che avrebbe costruito il grandioso tempio del Sacré Coer su una collina di Parigi, che io non ho mancato di visitare.

E che ruolo ha avuto invece nel suo percorso di fede la figura di Maria Santissima? E come è cresciuto nel tempo il suo rapporto con la Vergine Maria?

La risposta a questa domanda riempirebbe un libro, perché la presenza di Maria nella mia vita ha avuto un ruolo determinante in tutte le mie decisioni più importanti. Incomincio col dire che la devozione mariana mi è stata instillata nel cuore da mia madre Maria e che è andata crescendo in tutto il mio cammino sacerdotale, tanto da poter dire che parlo con la Madonna giorno e notte. A volte mi chiedo se Gesù non ne sia un po’ geloso, ma poi mi rassicuro velocemente. Vivo il mio Sacerdozio al servizio di Gesù facendomi tenere per mano da Maria. Le sono infinitamente grato per come mi ha sempre guidato proteggendomi dalle insidie del maligno e chiamandomi al suo servizio nella straordinaria mariofania di Medjugorje. Da quando ho avuto la grazia di andare in pellegrinaggio in questo paesino dell’Erzegovina, ho stretto con la Madonna un patto di fede e di amore che mi ha accompagnato per il resto della mia vita.

Quando ha capito che la sua missione sarebbe passata attraverso la radio? Cosa ha percepito come chiamata specifica all’evangelizzazione mediatica?

È stato il mio pellegrinaggio a Medjugorje nel marzo 1985 che mi ha fatto incontrare Radio Maria, un’emittente parrocchiale di Erba (CO), che trasmetteva i Messaggi della Regina della pace, che allora venivano dati ogni Giovedì. Fu per me un’occasione per fare alcune trasmissioni di spiritualità e di rendermi conto quale capacità abbia la Radio di intercettare le persone in casa, in macchina e ovunque si trovino, anche negli ospedali e nelle carceri. Successivamente, nel Gennaio 1987, si è formata l’Associazione Radio Maria, con un gruppo di persone devote della Regina della pace, che ha rilevato la Radio Parrocchiale con il pensiero di farne un’emittente mariana. Il Presidente dell’Associazione Radio Maria, Emanuele Ferrario un imprenditore di Varese, venne a parlarmi nella mia Parrocchia di San Giuseppe Calasanzio a Milano, invitandomi a partecipare all’impresa che aveva in mente. La proposta aveva il suo fascino ma anche le sue difficoltà. Io sentivo che la Madonna mi chiamava e alla fine ottenni il permesso dei miei Superiori, prima per un anno e poi rinnovato a tempo indeterminato, ad entrare nell’Associazione come Direttore della radio e come membro del Direttivo. Ci mettemmo subito al lavoro, il presidente Ferraio per il settore tecnicoamministrativo, il sottoscritto per la elaborazione dei programmi e la ricerca dei conduttori, una giovanissima Roberta come tutto fare in Regia e un gruppo di volontari che crescevano ogni giorno fino a riempire le 24 ore di trasmissione. In poco tempo abbiamo costruito un’emittente originale che stupiva e piaceva, fino a diventare un radio nazionale fra le più ascoltate. I pilastri del palinsesto erano già quelli di adesso: otto ore su 24 di preghiera – evangelizzazione – cultura cristianapromozione umana. Radio Maria si è subito distinta nel panorama radiofonico per la sua identità cattolica, il carattere popolare, la partecipazione del pubblico ai programmi e le dirette di preghiera con le parrocchie, i monasteri, le carceri ed altre realtà, mediante la folta rete degli studi mobili. Tuttavia ciò che la distingueva dalle altre emittenti del mondo cattolico era il suo rapporto con Medjugorje e la diffusione dei Messaggi della Regina della pace. Un tema questo al quale io mi sono molto applicato. Infine, una caratteristica che rende unica Radio Maria nel panorama del mass media, è il suo rifiuto della pubblicità per non disturbare la programmazione e l’ascolto, affidandosi alla generosità del pubblico per quanto riguarda il sostegno delle spese.

Come descriverebbe oggi la missione originaria di Radio Maria e come è cambiata nel tempo fino a diventare una realtà mondiale?

Radio Maria è nata dalle apparizioni e dai messaggi della Regina della pace a Medjugorje. Il gruppo di che ha formato l’Associazione fin dal principio erano pellegrini di Medjugorje e la struttura del palinsesto riflette questa fonte originaria. Radio Maria è uno strumento della Regina della pace per realizzare il suo piano di salvezza da Fatima a Medjugorje e per il trionfo finale del suo Cuore Immacolato. Per questo la Madonna ci ha aiutato a diffondere Radio Maria nei cinque continenti con 130 sedi trasmissione in 83 lingue, 730 milioni di persone e 1023 Diocesi raggiunte dal segnale di radiofrequenza di Radio Maria in tutto il mondo. Questa impostazione corrisponde al carisma originario di Radio Maria e che concretamente si estende a tutte le Radio Maria del mondo nell’impegno di trasmettere i Messaggi della Regina della pace ai propri ascoltatori. Nonostante questa straordinaria estensione e le caratteristiche di ogni popolo e nazione, tutte le Radio Maria del mondo sono molto unite, grazie a una organizzazione capillare, che consente quotidiani scambi di idee e di proposte e che fa capo alla “Famiglia mondiale di Radio Maria”, un’associazione con sede operativa a Erba e legale a Roma, che unisce tutte le Radio Maria del mondo e attualmente guidata dal Presidente Vittorio Viccardi.

Che valore ecclesiale ritiene che abbia Radio Maria e la sua significatività come presenza cristiana nel mondo della comunicazione?

Radio Maria ha come suo valore specifico uno stretto rapporto con la Chiesa cattolica e il Papa. Fin dall’inizio abbiamo istituito una Sede a Roma, proprio nei pressi di Piazza San Pietro, per avere un rapporto Diretto con la Santa Sede. Il Presidente Ferrario ed io siamo stati ricevuti più volte in Udienza dai vari Papi e una volta tutte le delegazioni di Radio Maria hanno incontrato in una Udienza particolare nella sala Clementina Papa Fancesco, che ci ha rivolto un bellissimo discorso. Tuttavia la presenza della Chiesa in Radio Maria è assicurata dal Direttore di ogni sede, che deve essere un Sacerdote proposto dal suo Vescovo o Superiore religioso. Questo punto del nostro regolamento crea uno stretto rapporto con la Chiesa gerarchica, che in pratica fa di Radio Maria un servizio ecclesiale, benché tutto il peso della organizzazione tecnica e amministrativa sia sulle spalle delle varie associazioni. Il nostro slogan fin dal principio è stato quello di andare ovunque la Chiesa ci chiami. Nel mondo della comunicazione Radio Maria rappresenta una novità positiva e ovunque bene accolta. Alla fine siamo presenti dappertutto, anche nei luoghi più impossibili, perché il nome di Maria e i programmi della sua Radio portano pace e serenità.

Il volontariato è da sempre una colonna portante di Radio Maria. Che cosa rappresenta per lei questa scelta e che testimonianza offre alla comunità cristiana?

I volontari che supportano Radio Maria nel mondo sono cica 30 mila, un vero esercito che si è formato ovunque, anche dove il volontariato è sconosciuto. La molla che motiva il servizio volontario a Radio Maria è l’amore per la Madonna e la consapevolezza che il nostro impegno è necessario per realizzare il suo piano di salvezza. La Regina della pace infatti in più occasioni ci ha rivolto questo bellissimo invito: “Aiutatemi ad aiutarvi”. Come non ascoltarla? I volontari sono operativi in diversi settori, ma in modo particolare in quello delle trasmissioni e negli studi mobili. Questa mobilitazione del volontariato è una possibilità straordinaria per la Chiesa, in vista di una nuova evangelizzazione di cui il mondo di oggi ha bisogno.

Perché la Vergine Maria è indispensabile per la vita della Chiesa sempre, ma in particolare oggi? Aver dedicato la Radio a lei immagino sia una scelta che affonda le sue ragioni in una lettura di fede: quale?

Una lettura alla luce della fede del momento storico attuale riguarda la grande profezia mariana che va da Fatima a Medjugorje e che illumina il secolo scorso e l’inizio del Nuovo Millennio. Questo squarcio di tempo, come ha ben compreso Giovanni Paolo II, riflette il capitolo XII dell’Apocalisse, con l’attacco del drago alla Chiesa e all’opera della creazione e della redenzione. Infatti ciò che c’è in discussione oggi è la stessa fede cristiana e il futuro di un mondo a rischio di autodistruzione. La Regina della pace, incoronata di Dodici stelle come la Donna dell’Apocalisse, è intervenuta in soccorso della Chiesa e la guiderà fino al trionfo del suo Cuore Immacolato. È fondamentale comprendere la missione di Maria in questo passaggio storico, che la vede direttamente impegnata, come inviata da suo Figlio, contro “Satana sciolto dalle catene”, che tenta di distruggere l’opera della creazione e della redenzione. Questa visione è perfettamente in linea con la concezione cristiana della Storia della salvezza che prevede, nella sua fase finale, il tentativo delle “Porte dell’inferno” di prevalere e di dar scacco a Dio e all’opera mirabile della sua misericordia. La Madonna ha il compito di guidare la Chiesa in questo primo combattimento degli “Ultimi tempi”, che porterà il mondo a un tempo di pace e di prosperità, come afferma la stessa Regina della pace. Non siamo quindi nella prospettiva della fine del mondo, ma in quella del primo grande combattimento escatologico dell’Apocalisse, illuminato dalla Donna vestita di sole e incoronata di dodici stelle, come è appunto Colei che appare a Medjugorje.

A Medjugorje la Madonna richiama ai pilastri fondamentali della vita cristiana. Quali sono, secondo lei, quelli che sarebbe più urgente diffondere nel tempo che viviamo?

La Regina della pace ha detto che il suo più importante messaggio a Medjugorje è quello della conversione. Si tratta infatti di riportare a Cristo i paesi di antica cristianità che, come Lei dice, hanno rifiutato la fede e la Croce. Non vi è dubbio però che il messaggio sul quale la Madonna ha insistito di più è quello della preghiera. A questo riguardo noi abbiamo nella Parrocchia di Medjugorje un modello al quale tutte le Parrocchie dovrebbero ispirarsi. Si tratta di una preghiera continua che riempie il giorno e la notte e che dalla chiesa parrocchiale si estende nella grande piana circondata da colline sassose, dove la gente si arrampica con la corona in mano e non di rado a piedi scalzi. La preghiera a Medjugorje è unica al mondo ed è ciò che la Madonna vuole per tutta la Chiesa. Per questo motivo la preghiera occupa un terzo dei programmi di Radio Maria. La gente prega volentieri perché la preghiera alimenta la fede, rasserena il cuore e fortifica nei momenti difficili.

I “segreti” di Medjugorje alimentano speranze ma anche interrogativi. Come aiutare i fedeli a viverli nella fede e non nella paura? E che dire a coloro che, anche se credenti, li guardano con malcelato scetticismo?

I Segreti di Medjugorje sono il fine ultimo di queste lunghe apparizioni, che sono anche le ultime, come ha detto la Madonna. Attraverso di essi infatti trionferà il suo Cuore Immacolato e il mondo avrà un tempo di pace. La loro peculiarità è che gli eventi dei dieci Segreti verranno resi noti ognuno tre giorni prima. La Madonna al riguardo esorta alla speranza con parole che non lasciano dubbi. “Non temete il futuro e non abbiate paura”. La Madonna esorta alla conversione prima che i Segreti accadano.

Personalmente ho dedicato molti libri e altrettanti trasmissioni in radio al tema dei Segreti perché rischiano di essere visti come “punizioni” per i peccati del mondo che degli eventi di grande misericordia da parte di Dio. È vero che i Segreti, eccetto il terzo, sono eventi catastrofici provocati o dall’uomo (guerre e persecuzioni alla Chiesa) o dalla natura ma, il fatto di essere rivelati tre giorni prima, danno la possibilità a chi crede di mettersi in salvo. Infatti di ogni segreto viene rivelato che cosa accade, dove accade, il momento in cui accade e quanto dura il fenomeno. In definitiva Dio, mediante i segreti, provoca una selezione fra chi crede e chi non crede, facendo dei segreti una prova della fede. Per questo la Madonna esorta a prepararsi prima ai segreti, mediante un cammino di fede, di preghiera e di conversione continua.

Se un tempo forse le manifestazioni soprannaturali hanno permeato la vita della Chiesa in modo molto pervasivo, in questo tempo si percepisce su questi argomenti una forte prudenza. La ritiene una giusta precauzione o c’è il rischio di una cautela perfino eccessiva? Anche l’esperienza di fede di Medjugorje ha dovuto scontare resistenze e scetticismi anche interne alla Chiesa.

Anche dopo il “Nulla Osta” di Papa Francesco molti nella Chiesa sono rimasti scettici. La Madonna ha dato l’appuntamento al terzo Segreto, un Segno bellissimo, indistruttibile, durevole, che viene dal Signore e che comparirà sulla collina delle prime apparizioni. È in quel momento che la Chiesa dovrà pronunciarsi sulla soprannaturalità di questo mirabile piano di salvezza di Maria. La Madonna conosce benissimo la situazione spirituale del nostro tempo, nel quale regna una chiusura preconcetta riguardo alle manifestazioni soprannaturali”. È la conseguenza dell’ideologia modernista, già bollata con parole di fuoco da Pio X, nella quale il santo Papa aveva visto la negazione della totalità della fede. Possiamo dire che il Modernismo oggi ha vinto la sua battaglia portando al “rifiuto della fede della Croce” gran parte dei paesi di antica cristianità, come ha detto la Madonna. È impressionante come la Regina della pace abbia dato i suoi Messaggi più severi proprio contro il Modernismo, col quale “satana vi devia e vi mette sulla sua via”.

Negli insegnamenti della Madonna è questo il nemico più insidioso per la fede, perché esclude le realtà soprannaturali in via di principio. Questo tipo di mentalità ha pian piano permeato anche i credenti, rendendoli diffidenti ai miracoli e alle apparizioni e quindi corrodendo la fede fin dalle fondamenta. Per questo la Madonna ha promesso un segno sulla collina delle prima apparizioni che non è manufatto, che non viene dalla natura, ma che viene dal Signore. Eppure, ha ammonito, “molti verranno, si inginocchieranno, ma non crederanno”. La Chiesa però dovrà pronunciarsi sulla soprannaturalità di questo segno del terzo segreto, che precede i sette flagelli dell’Apocalisse.

Papa Francesco ha parlato di una “guerra mondiale a pezzi”. Papa Leone XIV ha detto che la guerra è una tragedia che amplifica i problemi invece di risolverli. Eppure il mondo pare aver smarrito la tensione alla pace come bene primario. Come valorizzare di più il messaggio di pace di Medjugorje dentro questo scenario e come interpella la Chiesa come anima della società?

La Madonna ci invita a fare la pace con Dio, mediante la conversione, la fede e la preghiera. In questo la Chiesa può fare molto. Man mano che gli uomini ritornano al Dio della pace e dell’amore imparano a vivere in pace fra di loro. Tuttavia l’insegnamento che viene da Medjugorje è l’importanza irrinunciabile della preghiera per fermare le guerre. Al riguardo la Madonna ha dato messaggi indimenticabili, che noi cattolici dovremmo prendere più sul serio. Lei ha detto che con la preghiera e il digiuno si possono fermare le guerre per quanto violente esse siano”. Il motivo di queste affermazioni, alle quali il mondo di oggi non crede affatto, è da ricercare in chi c’è dietro la guerra. Al riguardo la Madonna ci indica l’azione di Satana che “vuole l’odio e vuole la guerra” e che a questo fine “scardina i cuori” uno ad uno. Ora Satana lo si affronta come ha fatto Gesù nel deserto, col digiuno e la preghiera. All’inizio della sanguinosa guerra di Bosnia, con quattrocentomila morti su due milioni di abitanti, la Madonna aveva ammonito: “Quanto durerà questa guerra dipende dalla vostra preghiera.”

Dopo due anni ribadiva lo stesso concetto: “Questa guerra dura a lungo perché voi non pregate e vi siete allontanati dal mio cuore”. All’inizio del quarto anno la Madonna ha preannunciato la fine della guerra con parole indimenticabili. “Questa guerra sta per finire perché avete incominciato a pregare”. Questo è il messaggio di speranza che ci viene da Medjugorje mentre l’umanità sta scivolando stoltamente e irresponsabilmente verso un conflitto mondiale che potrebbe distruggerla.

Don Ferdinando Colombo, salesiano

Immagine di copertina e foto nel testo: Padre Livio Fanzaga a Radio Maria.

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