La storia di Suor Maria Agnese Savetta, Missionaria della Divina Rivelazione, un “angelo” per i visitatori della Madonna delle Tre Fontane a Roma
Suor Maria Agnese, ci racconti qualcosa di te: chi sei, dove sei cresciuta, qual è stato il tuo percorso?
Il mio nome è Suor Maria Agnese, Missionaria della Divina Rivelazione. All’anagrafe sono Anna Savetta, nata a Matera il 13 aprile 1972. La mia infanzia è legata ad alcuni paesini della provincia di Matera: Stigliano, Policoro e San Mauro Forte. A quattordici anni ho raggiunto Roma, dove la mia famiglia si era trasferita già da tempo per permettere a mio padre un lavoro più stabile. Qui ho frequentato il Liceo Scientifico e, successivamente, la facoltà di Economia alla Sapienza.
Un tratto particolare del mio percorso riguarda gli anni delle medie, trascorsi a San Mauro Forte con i nonni materni. In quel distacco familiare, però, è nato qualcosa di straordinario.
Guardando alla tua storia, quali esperienze hanno contribuito a far maturare la tua vocazione?
Durante gli anni di separazione dalla famiglia, avevo con la mia mamma un appuntamento fisso: ogni domenica, dopo la Santa Messa, ci univamo in preghiera davanti al Tabernacolo. Io nel mio paesino, lei a Roma. Dicevamo di essere “collegate al centralino telefonico di Gesù Eucaristia”.
Il mio primo “sì” al Signore arrivò a soli dieci anni, durante il ringraziamento per la Prima Comunione. Immaginai di essere al fiume Giordano e di sentire la voce di Dio Padre dirmi: “Tu sei la mia figlioletta preferita”. Io, con la semplicità dei bambini, risposi: “Ti prego, non solo figlioletta, ma anche Sposa di Gesù!”. È un ricordo che oggi mi fa sorridere, ma che custodisce la verità del mio cuore.
A 17 anni, dopo la Cresima, in un periodo in cui avevo paura ad iniziare nuove amicizie, il mio parroco mi affidò un gruppo di bimbi per il catechismo della Prima Comunione. Un bimbo mi disse: «Ogni volta che farò il segno della Croce mi ricorderò di te, perché mi hai dato il contatto telefonico con Dio». Era questa la dimostrazione che Dio continuava ad avere fiducia in me!
A 23 anni, quasi al termine degli studi in Economia, decisi di verificare se quel desiderio di essere “Sposa di Cristo” fosse realtà o fantasia. Trascorsi un’estate come volontaria dalle Missionarie della Carità: ammiravo immensamente Madre Teresa. Fu un’esperienza bellissima, ma la Madre Maestra, leggendo la mia inquietudine, mi spiazzò: «Anna, tu sei missionaria, ma non della Carità! Raccontare le cose di Gesù, è per te una necessità. La Missionaria della Carità necessita di servire Gesù curando i bisognosi in silenzio». Profondamente delusa decisi di chiudere la questione “vocazione”. Cominciai a lavorare e a sognare una famiglia numerosa, in quel periodo conobbi la realtà del Cammino Neocatecumenale dove mi è stato insegnato l’amore per la Sacra Scrittura.
Come si è manifestata la chiamata e in che modo hai capito che era davvero per te?
La chiamata è tornata prepotente proprio durante il fidanzamento. Vivevo un profondo smarrimento: il mio cuore era diviso tra l’affetto per un bravo ragazzo, le ambizioni lavorative e il desiderio di continuare a prendermi cura delle “cose di Gesù”.
In quel deserto interiore, un’amica mi portò al Santuario della Vergine della Rivelazione, presso la Grotta delle Tre Fontane a Roma. In quel luogo, dove nel 1947 la Vergine apparve a Bruno Cornacchiola, un anticlericale protestante che voleva uccidere il Papa Pio XII; convertendolo. Mi colpì la promessa della Madonna: “In questo luogo gli smarriti di cuore troveranno il senso della vita”. Mi recavo spesso al santuario e dinanzi alla Vergine offrivo una supplica incessante: «Rivelami chi sono!».
Un giorno vidi delle suore con l’abito verde, lo stesso colore del manto della Vergine della Rivelazione. Scoprì che erano le Missionarie della Divina Rivelazione, una comunità nata da pochissimo (nel 2001). Fui attratta dalla loro gioia e dal loro carisma: custodire la Parola, diffondere la devozione ai “Tre Bianchi Amori” (Eucaristia, Immacolata e Santo Padre) e servire il popolo di Dio attraverso la catechesi. Era esattamente ciò che ardeva in me. Sono entrata in comunità il 3 febbraio 2003.
Una volta entrata in comunità, quale cammino hai percorso e di cosa ti occupi oggi?
In comunità ho approfondito il Catechismo e il Magistero, scoprendo una missione per tutte noi allora impensabile: la “Catechesi con Arte”. Dal 2004 la Diocesi di Roma ci ha affidato l’accoglienza presso il Museo del Tesoro della Basilica di San Giovanni in Laterano. Tutto nacque da un turista che, guardando il tabernacolo, chiese: «Perché quella scatoletta è così bella?». La spiegazione artistica del Tabernacolo, si trasformò in un primo annuncio. Capimmo che la bellezza dell’arte è uno strumento privilegiato per spiegare la fede.
C’è un santo o un luogo spirituale a cui ti senti particolarmente legata?
Il mio cuore appartiene innanzitutto alla Grotta delle Tre Fontane. Lì mi diletto a raccontare la storia della Vergine della Rivelazione, spiegando il profondo simbolismo dei suoi colori: Ella stringe al cuore la Sacra Scrittura e indossa un manto verde, una tunica bianca e una cinta rosa. Attraverso questi colori, Maria rivela la sua identità trinitaria: il verde indica che è Figlia di Dio Padre Creatore; la tunica bianca richiama la purezza del Figlio, di cui è Madre; la cintura rosa, infine, simboleggia il suo legame con lo Spirito Santo, di cui è Sposa.
Oltre alla Grotta, mi sento legata a tutti i luoghi della Roma Sacra, con una predilezione speciale per le quattro Basiliche Papali. Camminare in questi spazi sacri significa per me respirare la storia degli Apostoli Pietro e Paolo, fondatori della Chiesa di Roma. In ogni pietra si scopre la testimonianza dei martiri e dei santi che, con le loro vite spese al servizio del prossimo per amore di Cristo, hanno fecondato e reso viva la nostra fede.
Guardando al futuro, quali desideri o progetti porti nel cuore? Non ho progetti personali; preferisco restare disponibile a ciò che il Signore mi chiederà attraverso i miei superiori. I miei progetti che immagino io risultano sempre troppo piccoli, rispetto alla grandezza delle opere che Lui realizza attraverso la mia comunità.
Qual è il messaggio che desideri lasciare ai nostri lettori?
Lasciate il cuore docile all’azione del Signore. I “NO” della vita sono le opportunità per crescere nell’amore e nella fede.
Ugo P. Aluppi
Immagine di copertina: Suor Maria Agnese Savetta e, sullo sfondo, la Vergine della Rivelazione alle Tre Fontane a Roma.



