Il Servo di Dio Roberto Malgesini, un prete felice di vivere la carità

Don Roberto Malgesini (1969-2020) ha vissuto nel silenzio il suo ministero di sacerdote, caratterizzato da una scelta per i poveri che affollavano le vie della città di Como. Sempre d’accordo con i suoi superiori e con la Caritas diocesana, ha agito accompagnando senzatetto, prostitute e migranti a recuperare la propria dignità, guidando anche molti volontari sulla sua stessa strada. Dopo la sua uccisione la mattina del 15 settembre 2020 per mano di Ridha Mahmoudi, uno degli uomini che aveva cercato di aiutare anche sul piano burocratico, il suo esempio ha conosciuto una diffusione sorprendente: per questa ragione, il 6 giugno scorso, nella diocesi di Como, si è aperta l’inchiesta diocesana della sua causa di beatificazione e canonizzazione, che segue la via dell’offerta della vita.

Stazione di Como, inizio del 2011. Angelo, artista di strada, è da poco arrivato in città da Milano. Una di quelle prime notti, vede arrivare un uomo, di corporatura piuttosto esile, ma con uno sguardo particolare. «Che ci fai qui? Hai mangiato?», si sente domandare. Angelo risponde, quasi senza prestargli attenzione, di avere ancora dei panini.

Il suo interlocutore, invece di andarsene, si ferma a parlare ancora con lui. L’artista è come rapito dal sorriso di quell’uomo, che traspare, più che dal suo volto, dal modo in cui gli sta vicino. Quello è il suo primo incontro con don Roberto Malgesini, amico dei poveri di Como e, ora, anche amico suo.

Capace di accogliere i giovani

Nato il 14 agosto 1969 a Morbegno, don Roberto trascorre un’infanzia serena, insieme ai suoi tre fratelli. Con loro frequenta l’oratorio, l’unico punto di aggregazione del paese. Dopo la terza media, s’iscrive a Ragioneria, forse perché pensa di occuparsi, in futuro, dell’autofficina gestita dai suoi genitori.

Già durante i mesi estivi alla fine della quarta superiore lavora alla Banca Popolare di Sondrio e, terminati gli studi, viene assunto a tempo indeterminato. Nei tre anni successivi, lavora alla filiale di Lecco, ma si sente insoddisfatto, quasi intrappolato in un lavoro monotono.

Nello stesso periodo, insieme a Mario, suo fratello maggiore, vive molte esperienze comunitarie e di servizio: il volontariato in una comunità terapeutica, l’animazione in oratorio, i campi estivi. Proprio di ritorno da uno di quei campi, nel 1991, Roberto annuncia ai familiari la sua scelta: ha deciso di entrare in Seminario. La madre piange a lungo, mentre i fratelli e la sorella iniziano a pensare di averlo perso per sempre; capiranno solo dopo di essersi sbagliati.

Dopo l’anno propedeutico a Brescia, nel settembre 1992 Roberto inizia a frequentare il Seminario di Como. È attento ai compagni, per i quali organizza feste e dei quali annota i compleanni su di un apposito quaderno. Il 13 giugno 1998 viene ordinato sacerdote; la sua prima nomina è come vicario parrocchiale a Gravedona. Cerca di costruire un legame personale con tutti i ragazzi, anche con quelli che appaiono un elemento di disturbo. Mantiene i contatti con i suoi giovani anche nel 2003, quando viene trasferito a Lipomo.

La scelta per gli ultimi

Nel 2008 don Roberto arriva a Como, nella parrocchia di San Bartolomeo. Dopo un anno di compresenza con altri due sacerdoti, rimane solo nella canonica accanto alla chiesa di San Rocco, dipendente dalla parrocchia.

Il suo percorso lo porterebbe a diventare quindi parroco, ma lui sceglie di dedicarsi ai poveri che affollano le vie della città. Si sente confermato da una serie di esperienze caritative fuori Como e da un corso di Esercizi spirituali, vissuto a Roma con un altro sacerdote presso i Padri Missionari della Carità. D’accordo con i suoi superiori, inizia questa nuova tappa del suo cammino.

Don Roberto non agisce mai da solo, ma collabora con la Caritas diocesana e con altre associazioni e organizzazioni di volontari. Con delicatezza e rispetto si accosta alle donne costrette alla prostituzione: le ascolta, se necessario le difende, e conclude le sue visite pregando con loro.

Arriva in strada anche verso le 7 del mattino, per portare la colazione ai senza fissa dimora. Però la sua giornata è iniziata ancora prima, alle 5, con la preghiera in una piccola stanza della canonica, che da una piccola finestra permette di contemplare il crocifisso della chiesa di San Rocco.

Diventa una presenza fondamentale per i detenuti del carcere Bassone di Como e per i profughi e i senzatetto che porta lui stesso all’Ospedale Sant’Anna; la sua dedizione e precisione lasciano ammirati gli stessi medici.

Poche parole, molti fatti

Per temperamento e per formazione, infatti, don Roberto è più incline all’azione che a lunghi discorsi, anzi, sono i suoi gesti a parlare per lui. In questo si rifà all’esperienza di tanti santi e figure spirituali che hanno vissuto intensamente la carità, specialmente a madre Teresa di Calcutta: da loro cerca di capire come avvicinarsi meglio a Gesù. Le sue uniche distrazioni sono le lunghe camminate in montagna, le visite ai familiari e qualche partita del Milan, a cui assiste accompagnato da qualcuno dei suoi giovani.

Anche nella predicazione ha uno stile semplice, accompagnato, all’occorrenza, da gesti e da simboli concreti. Non è nemmeno incline a lasciare riflessioni scritte. Una delle poche eccezioni, se non l’unica, è la Via Crucis scritta per la Comunità Pastorale della Valmalenco, pregata pubblicamente il 30 marzo 2018, Venerdì Santo.

Aiutato dai volontari, affianca alle stazioni tradizionali le storie di tanti fratelli e sorelle incontrati nella sua vita e offre spunti di riflessione, come quello contenuto nella prima stazione: «La mamma di Gesù, Giovanni, il Cireneo, la Veronica e quanti altri nel passato, nel presente e nel futuro hanno seguito, seguono e seguiranno Gesù perché hanno capito e testimoniato che solo Lui è la vita eterna e l’amore eterno. E noi da che parte andiamo?».

«Al massimo vado da Gesù»

Quanto a lui, sa benissimo da tempo quale direzione ha preso la sua vita. «Cosa vuoi che mi succeda? Al massimo vado da Gesù», risponde sorridendo ai volontari che gli domandano se, a volte, non abbia paura di essere aggredito o di ammalarsi.

Quel timore diventa realtà la mattina del 15 settembre 2020. I volontari lo aspettano a lungo nel punto dove si sono dati appuntamento, ma don Roberto non arriva. Non tarda, invece, a raggiungerli la verità: è stato accoltellato a morte da Ridha Mahmoudi, un uomo che don Roberto aveva cercato di soccorrere anche con il disbrigo di pratiche burocratiche. La notizia dell’uccisione diventa immediatamente un fatto nazionale. Il vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, è tra i primi ad accorrere sul luogo del delitto. Nel Rosario guidato in memoria di don Roberto la sera stessa, a cui partecipa l’intera città, lo ricorda come «un prete felice. Felice di amare Gesù servendolo nei poveri, nei profughi, nei senza tetto, nei carcerati, nelle prostitute». I funerali si svolgono nella chiesa di Sant’Ambrogio a Regoledo di Cosio Valtellino, la sua parrocchia di origine.

La Messa di suffragio, il 19 settembre, nella cattedrale di Como, è presieduta dal cardinal Konrad Krajewski, Elemosiniere Pontificio. La storia di don Roberto è infatti già arrivata a papa Francesco, il quale lo ricorda nell’Udienza Generale successiva all’uccisione e, un mese dopo l’accaduto, incontra a Roma i genitori del sacerdote. Il 15 novembre 2020, concludendo l’omelia per la quarta Giornata Mondiale dei Poveri, lo accomuna a quei «servi fedeli di Dio» che vivono servendo e senza far parlare di sé.

Con lo stesso spirito, i volontari che hanno conosciuto don Roberto continuano a incontrare gli ultimi di Como e si rendono disponibili a guidare i gruppi, giovanili e non solo, che arrivano per conoscere i luoghi del suo servizio. Il tiglio presso cui è stato trovato il suo corpo, il quale ora riposa nel cimitero di Regoledo di Cosio, è diventato intanto un memoriale, dove molti lasciano fiori, biglietti e preghiere; il luogo in cui si trova è diventato “largo don Roberto Malgesini”.

L’avvio della causa di beatificazione

Nei sei anni seguiti alla morte di don Roberto, il suo ricordo non è venuto meno. Pubblicazioni e incontri di testimonianza hanno contribuito ad alimentarlo, mentre è cresciuta la sua fama di santità. A fronte di tutti questi indizi, il 15 settembre 2025, nel quinto anniversario, il vescovo Cantoni, creato cardinale da papa Francesco il 27 agosto 2022, ha riferito di avere l’intenzione di avviare la sua causa di beatificazione e canonizzazione.

Sabato 21 marzo 2026, durante il ritiro diocesano di Quaresima dei giovani e la fiaccolata nella veglia di preghiera per i missionari martiri nella comunità pastorale “Giovanni Battista Scalabrini”, dove don Roberto svolgeva il suo ministero pastorale, il cardinal Cantoni ha annunciato che il giorno precedente gli era arrivata la lettera del Dicastero delle Cause dei Santi con il nihil obstat per l’avvio della causa.

Il 2 maggio è stato pubblicato l’Editto, firmato il 29 aprile precedente, mentre la prima sessione dell’inchiesta diocesana sulla vita, l’offerta della vita e la fama di offerta della vita e di segni è stata celebrata il 6 giugno 2026.

Emilia Flocchini

Immagine di copertina: foto di don Roberto Malgesini del Settimanale della Diocesi di Como.

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