È il 3 luglio 2007. Alcuni ragazzi stanno andando a trovare un loro amico, Federico Bazzan, che proprio oggi compie ventisei anni. Da due anni Federico è in cura per un melanoma, che ha solo rallentato la sua energia e la sua vitalità: vorrebbe uscire con loro, ma si sente stanco. Alla fine cede alle loro insistenze: viene portato sulla piazza di Oppeano, il loro paese vicino a Verona, e truccato da clown, come tante volte ha fatto da solo. Quindi, come unico spettatore, assiste a uno spettacolo di clownerie preparato dai suoi giovani, tra giochi di equilibrismo, palloncini che assumono le forme più strane, cadute per finta. È lo stesso spettacolo che aveva impostato per loro, ma che, a causa della malattia, non aveva mai potuto seguire né rappresentare. Nemmeno Sara, moglie di Federico, sapeva nulla di quella sorpresa.
Appena finisce lo spettacolo, viene portata al festeggiato la torta di compleanno. Le parole che Federico pronuncia sorridendo, però, raffreddano l’atmosfera: «Eh, ho firmato un contratto con il Signore, questo è il mio ultimo compleanno». Non è uno dei suoi soliti scherzi: da una parte sa di essere prossimo alla fine della sua vita, ma dall’altra si appoggia a una fede salda.
UN GIOVANE DAI VALORI SANI
Federico nasce all’ospedale di Rovigo il 3 luglio 1981. Con i genitori Valter e Sandra e col fratello Filippo, nato dopo di lui, vive a Granzette, frazione di Rovigo. Viene educato dai genitori e dai nonni secondo valori semplici, cementati dalla frequentazione della parrocchia di San Pietro Apostolo. Lì inizia il cammino verso i Sacramenti, fa il chierichetto, quindi diventa animatore del gruppo adolescenti. In tutto il suo percorso di studi non ha grossi problemi nel profitto e nel comportamento. Si diploma in teoria e solfeggio al conservatorio di Rovigo, così da approfondire la sua passione per la musica. Alle superiori, come allievo dell’Istituto Tecnico Commerciale “Edmondo De Amicis” di Rovigo, mette ancora più in campo il suo spirito di servizio: se ne accorge Paolo Brenzan, suo professore di Economia aziendale, col quale stringe un rapporto di profonda amicizia.
Porta i suoi valori anche nel mondo dello sport: pratica il karate finché i suoi impegni parrocchiali e lavorativi glielo consentono e rimane affezionato alla polisportiva di Granzette, dove da ragazzo ha giocato a calcio. La sua presenza, in campo e nello spogliatoio, fa la differenza: quando c’è, nessuno si lascia andare a espressioni volgari.
Per i ragazzi dell’oratorio diventa in breve tempo qualcuno su cui contare: cerca di coinvolgerli attraverso il gioco e le serate insieme, ma non dimentica l’importanza della preghiera e dell’amicizia con Gesù. Anche per questo, per loro, organizza pellegrinaggi e ritiri ad Assisi, per mostrare loro da vicino l’esempio di san Francesco.
EDUCATORE DEI RAGAZZI, MA ANCHE DEI COLLEGHI
Proprio prima di uno di quei ritiri, una delle sue ragazze, Giorgia Bellini, mentre lui sta parlando con sua madre per chiederle di venire con loro come cuoca, esclama: «Ma che palle». A quel punto, Federico le si avvicina e, fingendo di romperle un uovo in testa, le intima con gentilezza di non usare mai più quell’espressione. È uno dei tanti segni con i quali lui cerca di indicare ai suoi ragazzi che è possibile vivere in modo alternativo i rapporti con il prossimo.
Per migliorarsi come animatore ed educatore, Federico frequenta da tempo i campiscuola organizzati dai Frati Cappuccini del Veneto. Grazie a uno di loro, padre Lucio Saggioro, si avvicina a Pelli Sintetiche, un movimento che, attraverso concerti con strumenti etnici e a percussione, cerca di scuotere l’apatia di tanti giovani e di convincerli che fare il bene fa stare bene.
Federico assume uno stile educativo anche sul lavoro: dal 2001 lavora in una filiale della banca CariVerona, ma non corrisponde affatto all’idea del bancario arido e distaccato. Ne fa esperienza diretta Massimo Piovan: sebbene sia più anziano di lui, capisce di dover cambiare il proprio modo di comportarsi coi clienti. Un giorno, infatti, si sente rimproverare: «Ti pare di averla trattata bene quella signora?». Lui stesso, ora, afferma che: «Gradualmente, con quelle e altre parole, si è sentito accompagnato a crescere in una fede che aveva abbandonato».
Per essere un testimone sincero anche sul lavoro, Federico frequenta più volte un corso di spiritualità per bancari ad Assisi: lì fa amicizia coi religiosi che lo organizzano, i quali non tardano a rendersi conto di come lui sappia incoraggiare e valorizzare i colleghi.
L’AMORE PER SARA, LA PROVA DELLA MALATTIA, IL GRUPPO CLOWN4
Proprio durante uno dei campiscuola dei Cappuccini, Federico conosce Sara Isolan, un’animatrice di Oppeano: se ne innamora, ma è già fidanzato. Dopo qualche tempo, trascorso nella preghiera e nel confronto con altri amici, rompe il fidanzamento e si dichiara a Sara: il 2 novembre 2002, durante un viaggio ad Assisi per i ragazzi di Granzette e di Oppeano, si scambiano il primo bacio. Insieme a lei trascorre anche due mesi a Ndola, in Zambia, in una casa famiglia dell’Associazione Papa Giovanni XXIII.
Per amore di Sara, che lavora come maestra in una scuola primaria, Federico abbandona l’idea di restare per sempre a Granzette: insieme a lei firma il rogito per un appartamento a Oppeano, dove abiteranno dopo il matrimonio, di cui fissano la data al 10 settembre 2005.
Tuttavia, il 7 dicembre 2004, dopo alcuni esami clinici, Federico apprende di avere un melanoma positivo e già molto avanzato. Cerca di non essere di peso a nessuno e continua tutti i suoi impegni e perfino i suoi piccoli svaghi. Soprattutto, insieme a Sara, decide di andare avanti verso il matrimonio.
Nel luglio 2005, padre Lucio interroga i due fidanzati per metterli a confronto sul passo che stanno per compiere: sotto i suoi occhi, si scambiano un lungo e intenso sguardo, indizio di una fiducia reciproca e completa. Con la stessa consapevolezza, proprio nel giorno stabilito, si presentano nella chiesa parrocchiale di Oppeano, circondati dagli amici in festa.
Dopo il matrimonio, Federico continua a seguire i suoi ragazzi, per i quali, con Sara e altri due amici, ha fondato alcuni anni prima Clown4 Oppeano, un gruppo di giocoleria che visita case famiglia, case di riposo e altre realtà simili, dove portano il loro sorriso e la loro energia.
UNA “CARICA” DI VITA CHE NON MUORE
Mentre i giorni passano, Federico comincia a non reggere bene le terapie. Nonostante questo, riesce a organizzare un incontro per i ragazzi con don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni: dalle foto di quell’8 giugno 2006 sembra incredibile pensare che, fino a pochi istanti prima, non avesse nemmeno le forze per uscire di casa.
Un anno dopo, è ormai grave e viene ricoverato all’ospedale di Legnago. Lì riceve l’Unzione degli Infermi da fra Matteo Marcheselli, uno dei suoi amici frati, il 31 luglio. Quello stesso giorno lascia le ultime consegne alla sua sposa: «Sara, è arrivato il momento: io sono pronto ad accogliere la volontà del Padre. Sara, ricordati che io sarò sempre con te, non ti lascerò mai, io ti aspetterò». È altrettanto sereno l’indomani, parlando col collega e amico Massimo: «Mamo, sono morto, ma sono carico!».
Alle prime ore del 3 agosto, Federico muore. La notizia si diffonde subito tra i suoi ragazzi e nei paesi dove ha lasciato il segno, lasciando sorpresi tutti. Il giorno dei funerali, celebrati a Oppeano nella stessa chiesa del matrimonio, padre Lucio propone ai presenti di pensare a un’immagine di Federico, ma è sicuro che tutti lo stiano immaginando sorridente. Il corpo viene accompagnato al cimitero cittadino da canti, suoni di tamburi e gesti di giocoleria.
A quasi vent’anni dalla sua scomparsa, Federico vive ancora tra chi lo ha amato. Sara, sua moglie, continua il loro progetto di una casa aperta a tutti, che già avevano iniziato negli anni del matrimonio: coordina infatti Casa Azzurra, un insieme di appartamenti per giovani ragazze in discernimento vocazionale, adolescenti in affido da parte dei servizi sociali e bambini con disabilità.
Emilia Flocchini
Immagine di copertina: fotografia di Federico e Sara per il libretto del Matrimonio.
Nella biografia Federico Bazzan – Le stagioni della felicità (Edizioni Ares, 2026), scritta da Emilia Flocchini e dal giornalista Matteo Liut, anche i vescovi delle diocesi in cui Federico è vissuto, ovvero monsignor Adriano Pavanello, vescovo di Adria-Rovigo, e monsignor Domenico Pompili, vescovo di Verona, danno il loro contributo per confermare la bontà del suo esempio.




