Oltre il voto, oltre il numero

CHIEDILO AL PROF SALESIANO

Come leggere la pagella e abitare i “tempi supplementari”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un genitore preoccupato per l’imminente esito scolastico del figlio.

“Caro don Alessandro, vi scrivo con il cuore pesante. Mio figlio quest’anno andrà a debito, o forse rischia addirittura di perdere l’anno. All’inizio della scuola avevamo stretto un patto chiaro: niente debiti, niente vacanze. Ora che il momento è arrivato, mi trovo in crisi.
Devo essere coerente e lasciarlo a casa, punendolo, o c’è un altro modo per affrontare questo momento senza trasformarlo in un fallimento definitivo? Cosa devo fare ora che la ‘sentenza’ è vicina?”

Carissimo, la tua domanda tocca il nervo scoperto di molte famiglie. La pagella non è un tribunale, ma uno strumento di lettura della realtà. Ecco alcuni spunti per decodificarla e per gestire quello che, tecnicamente, chiamiamo “giudizio sospeso”.

Leggere i numeri attraverso le lettere

In alcune scuole, la pagella presenta oggi una struttura binaria: una colonna con il numero (il risultato) e una con la lettera (l’applicazione e l’impegno). In tal caso lo slogan che dobbiamo far nostro è: “Leggo la lettera per capire il numero”. È l’applicazione (la lettera) che smuove il risultato (il numero). Se l’applicazione è buona ma il voto è scarso, siamo di fronte a una difficoltà di metodo o di comprensione; se l’applicazione è carente, il problema è motivazionale.

In tutte le scuole il voto di condotta, e i colloqui con i docenti, vanno interpretati con attenzione sono indicatori di come lo studente “sta” nel contesto educativo.

I debiti non sono una condanna, ma “tempi supplementari”

Dobbiamo sfatare un mito: i debiti formativi non sono una punizione, né un fallimento. Sono tempi supplementari da vivere con responsabilità e serietà. Fortunatamente, il tempo dei “docenti giustizieri” che minacciavano con un “ti boccio”, è finito. La bocciatura è un atto collegiale, mai la decisione di un singolo; chi parla in prima persona singolare di bocciatura ignora (o fa finta di ignorare) il funzionamento democratico e professionale della scuola.

Specialmente durante l’obbligo formativo, la bocciatura rappresenta spesso una sconfitta per l’intero sistema. Se lo scivolone è lieve, si accompagna lo studente. Se invece le difficoltà sono strutturali, non serve giocare alla “roulette dell’ultimo voto”: il tema diventa allora il riorientamento, ovvero trovare un percorso più adatto alle reali attitudini del ragazzo.

Strategie educative: punire o formare?

Togliere lo sport, l’oratorio o i campi scuola può sembrare una strategia coerente, ma spesso ha il fiato corto. Queste attività formano la persona nella sua interezza. È meglio un “asino” che sia una sana persona, piuttosto che un promosso che non ha imparato a vivere e a stare con gli altri.

In quanti casi, percorsi di scuola faticosi, fioriscono quando battono la via giusta. Ripensando ai tantissimi ex allievi di questi anni di scuola come non pensare a Michele. Dopo una bocciatura al liceo, gli infiniti colloqui per rasserenare i genitori, inizia un percorso di formazione professionale che lo porta prima alla qualifica e poi al diploma di maturità, ora è l’unico non laureato del suo ufficio di progettazione!

Per affrontare i mesi estivi, ci viene in aiuto l’intuizione di un caro salesiano che proponeva due “terapie” per chi aveva il giudizio sospeso nei percorsi tecnici: Pomeriggi di studio di gruppo: per recuperare le lacune tecniche e imparare la solidarietà permanendo nei laboratori con il motto “di far bene mi sforzo” e Settimane di campi di lavoro o volontariato.

Questo aiutava sia i DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), ma anche quelli che ironicamente chiamiamo DSV (Disvoglici). Prendersi a cuore il bene degli altri attraverso il volontariato fa spesso miracoli anche sul rendimento scolastico: vedere la realtà con occhi diversi aiuta a ritrovare il senso dell’impegno personale.

Riorientamento

Se ci troviamo davanti a insufficienze gravi e diffuse, la diagnosi è meccanica: non è dipingendo di rosso la carrozzeria che una Panda diventa una Ferrari. Se corri in Formula 1 ma sotto il cofano hai solo 40 cavalli, il problema non è il pilota, è la macchina che è nel circuito sbagliato. Inutile accanirsi:

qui serve un riorientamento, ovvero trovare il campionato dove quel motore può davvero rombare. Se invece le macchie sono poche e mirate, non siamo al rottamatore: serve solo un pitstop strategico. Magari basta un pieno di benzina a 100 ottani (un po’ di motivazione extra) o un piccolo ritocco alla centralina (un metodo di studio diverso) per salvare la stagione e tagliare il traguardo. Ma attenzione ai dati della telemetria: bisogna capire se il pilota ci mette davvero il cuore.

Il piede è a tavoletta? C’è il “tutto gas” o stiamo viaggiando col freno a mano tirato per mancanza di senso? In conclusione, non temere i “tempi supplementari” dei debiti. Sono l’occasione per insegnare a tuo figlio che un testacoda non definisce la carriera di un pilota. Meglio un ragazzo che impara a riparare il proprio motore con fatica e umiltà, piuttosto che un primo della classe che non ha mai sporcato la tuta di grasso e non sa cosa significhi lottare per ogni singolo chilometro. Visto che mi sono tuffato nell’esempio del mondo delle corse… Ma lungo la gara gli ingegneri di pista hanno tenuto d’occhio le telemetrie? Ovvero è importante ascoltare andando oltre le fughe dalle fatiche e le facili giustificazioni con “è colpa della “prof” o un “state tranquilli, adesso recupero…”.

Mettete in pista un ascolto vero e sincero, profondo e discreto che cerchi il dialogo con i docenti per accompagnare il figlio.

Don Alessandro Curotti, salesiano

Immagine di copertina tratta da una foto di Emanuele Bianchi.

Torna in alto