La bontà della terra e del mare

Quarta stazione della Via Creationis

Dopo la grande luce, i corpi celesti, il cielo, la quarta stazione della via della Creazione ci porta a meditare sulla bontà della terra e del mare. Ci facciamo guidare ancora una volta dalle parole del Card. Ravasi nel suo volume “Il grande libro della Creazione”.
La parola majîm – acqua – risuona oltre 580 volte nell’antico Testamento, come l’equivalente greco hydor, ritorna un’ottantina di volte nel Nuovo. Circa 1500 versetti dell’Antico e oltre 430 del Nuovo Testamento sono intrisi d’acqua perché, oltre ai vocaboli citati, c’è una vera e propria costellazione di realtà che ruotano attorno a questo elemento così prezioso, a partire dal pericoloso jam, il mare, o dal più domestico Giordano, passando attraverso le piogge, le sorgenti, i fiumi, i torrenti, i canali, i pozzi, le cisterne, i serbatoi celesti, il diluvio, l’oceano e così via. Per non parlare poi dei verbi legati all’acqua come bere, abbeverare, aver sete, dissetare, versare, immergere (battezzare, nel greco neotestamentario), lavare, purificare. Un filo d’acqua scorre quindi idealmente attraverso le pagine delle sacre scritture, testimoniando una sete ancestrale, legata a coordinate geografiche ed ecologiche segnate dall’aridità1.

ACQUE PERICOLOSE

Per la Bibbia l’acqua costituisce una delle componenti fondamentali non solo della vita fisica e dell’orizzonte terrestre, ma anche della cultura e della stessa fede, come segno della vita divina, della purificazione e della rigenerazione2. C’è però una distinzione radicale da introdurre. Il mare, o le grandi acque, o il diluvio sono infatti il simbolo del caos, della morte, del nulla e del male. Anche nella cultura cananea il mare era una divinità negativa, Jamm, in eterno conflitto col Dio delle acque benefiche e fecondatrici delle piogge e delle sorgenti, Baal, (“signore”). Sappiamo già che nella concezione cosmologica antica la terra era concepita come una piattaforma sulla quale si stendeva la cupola della volta celeste. Sotto quella piattaforma ribollivano le acque oceaniche che si accanivano contro le colonne cosmiche destinate a reggere la terra. Si era così in presenza di un equilibrio instabile, regolato però dal Creatore che aveva diviso, nell’atto creativo, acque marine e terraferma, ossia nulla ed essere, secondo un’armonia che solo lui poteva conservare (Gen 1,9).

Nel libro di Giobbe, quando Dio descrive il misterioso ordine che regge il creato, fa proprio riferimento al contrasto terra-mare: Dio si erge a bloccare l’infuriare del mare, imprigionando l’arroganza delle onde. La battigia lungo il litorale del mare dove si arrestano le onde diventa la linea di frontiera o, se si vuole, la porta con spranghe e battenti, oltre la quale è fermato l’assalto del caos acquatico, la cui energia distruttrice era stata sperimentabile nel diluvio, allorché Dio aveva fatto erompere tutte le sorgenti del grande abisso e aprire le cateratte del cielo (Gen 7,11). Il mare, quindi, come accadrà anche nell’esodo di Israele, può diventare strumento del giudizio divino: viene bloccato e tenuto a bada mentre passa il popolo di Dio, viene scatenato nella sua furia devastante contro l’oppressore (Es 15,8.10.21). […] Su tutto il caos e il male, incarnato dal mare si stende però la parola creatrice. Provvidente di Dio, ma anche quella del suo Cristo, il figlio di Dio, come appare nei racconti evangelici della tempesta sedata e del cammino sulle acque. Quest’ultimo atto di Cristo che valica le acque del Lago di Tiberiade è il segno della sua supremazia assoluta sul creato e sul nulla.

DIO HA POSTO UN LIMITE

L’equilibrio instabile tra essere e nulla, su cui si regge la terra, trova un’ulteriore rappresentazione simbolica proprio nella linea della battigia sul litorale, dove sembra correre la frontiera mobile tra il mare e la terra. La Sapienza divina, nell’inno del capitolo 8 dei Proverbi, assiste il Creatore nell’atto delicato di tracciare un confine al mare caotico, segno del nulla: “Ero con lui quando stabiliva al mare i suoi limiti, così che le acque non oltrepassassero i confini” (8,29).

Il terrore del nulla incarnato dal mare, che proprio al bagnasciuga della costa marina sembra aggredire lo splendore della creazione terrestre, è superato solo perché si erge Dio con l’indice puntato contro l’avversario apparentemente fisico, in realtà più radicale. […] raffigurato nel libro di Giobbe come un bambino ribelle e bloccato in fasce o come un pericoloso prigioniero rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, il mare, pur continuando a tumultuare con le sue onde i suoi mostri, è sottoposto all’imperativo divino che gli impedisce di travalicare il suo confine: “Chi ha chiuso tra due porte il mare quando usciva impetuoso dal seno materno, quando io lo vestivo di nubi e lo fasciavo di una nuvola oscura, quando gli ho fissato un limite e quando ho messo chiavistello e due porte dicendo: Fin qui giungerai e non oltre, e qui si infrangerà l’orgoglio delle tue onde?” (38,8-11).

La forza aggressiva del mare-nulla-inferi sarà mirabilmente tipizzata dallo stesso libro di Giobbe nei due mostri marini: Behemot, la “Bestia” e Leviatan, una sorta di enorme rettile, tratteggiato come un poderoso coccodrillo. Secondo la tradizione giudaica, il Leviatano verrà ucciso e imbandito per il banchetto messianico di giusti. L’umanità, secondo il Salmista, può affacciarsi senza paura sul mare spazioso e vasto: là brulicano, rettili e pesci senza numero, animali piccoli e grandi, lo solcano le navi e il Leviatan che tu hai plasmato per giocare con lui (Sal 104, 25-26). Ecco perché nella nuova creazione tratteggiata, dall’Apocalisse, l’instabilità e il limite della terra, rappresentati appunto dal mare, saranno allora cancellati per sempre nella creazione redenta, che è la meta finale dello stesso creato e della storia.

Emanuela Chiang


NOTE:
1 Ravasi G. “Il grande libro del creato”, Ed. San Paolo 2021, pp. 117-118.
2 Ibidem, pp. 137 ss.

PREGHIAMO

. Lode a Te, Dio Creatore.
. Ti ringraziamo per la Tua magnifica Creazione.

Dal Libro della Genesi (1:9-10)

Dio disse: “Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto”. E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona.

Dal Libro della Creazione

Poco dopo, circa 4,43 miliardi di anni fa, la Terra si raffreddò gradualmente e la sua superficie di roccia fusa si trasformò in una crosta rocciosa. Una bellissima conchiglia di roccia sacra.

. Dio vide che la crosta terrestre era buona. 
. Quanto è buono tutto il Creato. Sia lodato Dio!

Parallelamente, il vapore acqueo che fuoriusciva attraverso i vulcani dal suo interno bollente formava nuvole che scaricavano la pioggia. Molta pioggia. Il processo durò molto a lungo, inzuppando il giovane pianeta e formando gradualmente mari maestosi. Una danza infinita di onde e correnti pervadeva i mari sacri.

. Dio vide che il mare era buono. 
. Quanto è buono tutto il Creato. Sia lodato Dio!

L’incessante sfilata di nuvole fece sì che l’acqua bagnasse anche il terreno. L’acqua corrente si riuniva in innumerevoli ruscelli e fiumi. Lungo il percorso si formarono laghi, lagune e zone umide. Nei luoghi più freddi, la neve e i possenti ghiacciai hanno dominato la scena. L’acqua sacra ha benedetto tutti gli angoli del globo.

. Dio vide che i corpi d’acqua dolce erano buoni. 
. Quanto è buono tutto il Creato. Sia lodato Dio!

Nel corso di miliardi di anni, l’acqua e il cielo hanno modellato le rocce della Terra in ogni sorta di sculture, pietre, ciottoli, granelli di sabbia e argilla. Una coltre sacra di ornamenti rocciosi ricopriva la terra.

. Dio vide che i materiali rocciosi erano buoni.
. Quanto è buono tutto il Creato. Sia lodato Dio!

Circa 335 milioni di anni fa emerse il “supercontinente” Pangea, circondato da un vasto oceano. Circa 175 milioni di anni fa, la Pangea iniziò a dividersi, diventando gradualmente i sette continenti, adornati da ogni sorta di montagne, colline, altipiani e pianure. Un ricco apparato di paesaggi sacri.

. Dio vide che i continenti erano buoni. 
. Quanto è buono tutto il Creato. Sia lodato Dio!

Dal libro dei Salmi – Preghiamo con il Salmo 104, 16-29

Un momento di silenzio e di riflessione sensoriale sul tema della stazione.

℣. Grazie, Caro Creatore, per il sacro dono della terra e del mare.

. Amen.

Laudato si’ mi Signore per tutte le tue creature (4v)

Immagine di copertina generata utilizzando la AI.

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