CHIEDILO AL PROF SALESIANO
Genitori sull’orlo di una crisi di nervi
Cara Redazione, nostra figlia Michela ha iniziato il Liceo Classico. Situazione attuale? Ore di studio, pallavolo abbandonata, ripetizioni, fiumi di lacrime e le materie di indirizzo che non girano. Eppure alle medie era bravissima, sempre tra i primi della classe. Ieri, presa dal panico, ha lanciato la bomba: «Vado a fare l’estetista con Lucia!». Abbiamo sbagliato tutto? Come facciamo a capire se è una vera scelta o solo una fuga disperata?
CARI GENITORI… PIANO. RESPIRATE.
Quello che state vivendo non è il naufragio della vostra linea educativa, ma il tipico «muro del primo mese» di scuola superiore. Prima di firmare un trattato di resa o di correre dal preside a dichiarare guerra ai professori, sediamoci un attimo sulla nostra solita panchina del cortile e accendiamo la luce del discernimento.
Quando la macchina si ferma, la prima mossa non è cambiare l’auto, ma aprire il cofano. Facciamo un piccolo check-up basato su dati oggettivi, lasciando fuori gli umori del momento:
Il passato non è un’illusione: Com’era la pagella delle medie? Ma soprattutto, qual era il consiglio orientativo dei professori? Spesso noi adulti lo ignoriamo come se fosse un parere tra tanti, ma i docenti delle medie vedono dinamiche che a casa sfuggono. E in molte scuole il lavoro è fatto in modo molto serio. Tendenzialmente i voti inferiori all’8 segnalano capacità di studio poco allineate a un percorso liceale (attenzione, le capacità sono molteplici: motivazione, tempi, propensione…).
Le motivazioni dell’orientamento: La scelta del Classico è nata in positivo (la passione per la lettura, il fascino dei racconti, la curiosità) o in negativo (un pigro «non sono brava in matematica, quindi faccio qualcosa di umanistico»)?
I fattori logistici nascosti: A volte il problema non sono le declinazioni di latino, ma la logistica. Quanto tempo passa sul treno o sul bus? Quanti compagni già conosce in classe? Il tempo e il metodo di studio sono proporzionati al salto di categoria?
CHE TIPO DI SCUOLA STIAMO ABITANDO?
Permetteteci di nominare tre categorie, consci essere una semplificazione…
Le scuole a «Piramide piatta» (Selettive): Entrano in 10 sezioni le prime, arrivano in quinta in 2 sezioni. Hanno test d’ingresso severi, tassi di bocciatura da legione straniera e risultati Invalsi altissimi. Curano chi è già sano e scartano chi è più lento.
Le scuole «Accompagnanti»: Il numero di sezioni resta costante dalla prima alla quinta. I test sono buoni, l’obiettivo è non perdere nessuno per strada senza però regalare nulla.
Le scuole «Facilitanti» (talvolta dette Diplomifici): Invalsi pessimi, ma il numero di allievi aumenta magicamente negli anni. Lo sconto attuale si paga con la preparazione approssimativa.
Se Michela è finita in una scuola molto selettiva, le prime insufficienze sono fisiologiche: è l’impatto con un sistema che seleziona anziché accogliere.
E qui deve risuonare la profezia di don Lorenzo Milani. Come diceva il priore di Barbiana:
«Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande: I CARE. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. “Me ne importa, mi sta a cuore”. È il contrario esatto del motto “Me ne frego”. Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali».
Il prete di Barbiana desiderava una scuola che si sporcasse le mani con chi fa fatica, non un club esclusivo per primi della classe. Se la scuola di Michela applica la selezione pura, forse siamo incappati in un posto dove la selezione darwiniana detta stile. Forse Michela ha bisogno di quel piccolo rinforzo positivo di chi sa accompagnare.
COME RISPONDIAMO A MICHELA CHE VUOLE ANDARE A FARE L’ESTETISTA?
Usiamo i tre pilastri che Don Bosco ci ha lasciato in eredità:
La Ragione (Distinguere per intervenire): Un cambio in corsa è una formula emergenziale, una manovra da evitare se dettata solo dall’ansia. Ordinariamente le decisioni si prendono ad anno concluso. Aiutiamo Michela a distinguere il dato oggettivo dalle emozioni. Quel desiderio del CFP è un sogno reale che coltivava anche prima, o è solo una «fuga dalla fatica» di chi era abituata a essere la prima della classe alle medie e ora non tollera il sapore del quattro in pagella? Ogni scelta improvvisa, impulsiva e non condivisa è, per definizione, «male male».
L’Amorevolezza (Creare il porto sicuro): Una bocciatura o un brutto voto non sono un fallimento definitivo del cammino della vita. Accogliete il suo dolore senza giudicarlo. Strutturare uno spazio di ripetizioni va bene, ma se il prezzo da pagare è vivere a scuola al mattino e fare una seconda scuola al pomeriggio, rinunciando a scout, oratorio, sport e amici, il costo sociale diventa insostenibile. Come diceva con la sua disarmante dolcezza San Francesco di Sales: «Bisogna sopportare gli altri, ma prima di tutto bisogna sopportare se stessi e accettare le proprie imperfezioni». Con parole più da strada: meglio un asino felice che un dottorone frustrato e infelice della sua vita.
La Religione (Educare al senso dell’Altro e del Sé): Ricordiamo a Michela che la sua vita è una «storia sacra» che va oltre un brutto voto sul registro elettronico. Il suo valore come persona non dipende dalla sua performance. Se è evidente che non è strutturata per quel tipo di liceo, un riorientamento non è una ritirata, ma la ricerca del proprio vero posto nel mondo.
IL CONSIGLIO DEL PROF: RIATTIVIAMO L’ALLEANZA
Tutto bello, ma cosa fare domani mattina? Non andate dal dirigente scolastico con gli avvocati. Attivate la rete delle «figure di sistema» che popolano le nostre comunità educative. Chiedete un colloquio con il docente della materia d’indirizzo, con il coordinatore di classe, o con il catechista e il consigliere se siete in una scuola salesiana. Andateci per rinsaldare il Patto Educativo. Dite loro: «Abbiamo notato questi segnali di fatica, questi sono i dati reali. Come possiamo lavorare insieme per capire se si tratta di un momento di passaggio o se serve un riorientamento sereno?». La scuola scelta era quella dei sogni di Michela o dei vostri sogni?
San Giovanni Bosco ripeteva un concetto tanto semplice quanto rivoluzionario:
«In ognuno di questi ragazzi, anche il più difficile, v’è un punto accessibile al bene. Dovere primario dell’educatore è di cercare questo punto, questa corda sensibile del cuore, e trarne profitto».
Il nostro compito, su questa panchina, non è costringere Michela a scalare una montagna che non le appartiene per compiacere il nostro orgoglio di genitori, ma trovare quel «punto accessibile al bene» – che sia il greco o la cura estetica delle persone – e aiutarla a farlo fiorire. Insieme. Tante volte i percorsi professionali hanno proprio la capacità di diventare accompagnanti e riaccendere il desiderio di realizzarsi, partendo da quell’intelligenza nelle mani che diventa scintilla di soddisfazione per un «bene fatto bene».
Vi aspetto sulla panchina del cortile. Scrivetemi!
Don Alessandro Curotti, salesiano
Immagine di copertina generata artificialmente.
Per porre domande al “Prof salesiano” scrivete alla redazione di VIVERE:
redazione@sacrocuore-bologna.it:
Le vostre domande sono il carburante di questo cammino insieme. Vi aspetto sulla nostra panchina.




