Le rivelazioni di Maccio – 4
giugno 2023
Nelle rivelazioni di Maccio è chiarissimo che il DONO per eccellenza che la SS. Trinità ha fatto all’uomo e di cui dobbiamo costantemente ringraziare è l’Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione di Cristo. Dio ha deciso dall’eternità che Dio si sarebbe fatto uomo perchè l’uomo potesse partecipare alla vita di Dio.
Quindi al centro delle rivelazioni c’è la persona di Gesù Cristo (corpo sangue anima e divinità), nato da Maria per l’azione vivificante dello Spirito Santo.
Gesù che è vero uomo ha quindi la possibilità di comunicare con noi da uomo a uomo.
Gesù che è vero Dio, è abitato dal Figlio, che è in continuo rapporto col Padre nello Spirito, e così ci fa conoscere il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Se Gesù non ce ne avesse parlato noi non sapremmo nulla di Dio e della Trinità.
È il Verbo che si incarna ma sono in azione tutte e tre le persone divine. Per questo l’Eucaristia è messa in relazione al mistero trinitario. È vero che quello è il Corpo di Cristo, ma il dono è il dono di tutta la Trinità. È il Verbo che si offre a noi, il pane e il vino diventano il Corpo e Sangue di Cristo. Ma poiché Dio è Uno possiamo dire che tutta la Trinità coralmente partecipa al mistero dell’Eucaristia.
LA MORTE IN CROCE: IL SUPREMO GESTO D’AMORE
(i brani racchiusi tra «» sono scritti dal Mistico veggente)
Scrive il Mistico veggente: «Poi, d’improvviso, nel buio dell’abisso, vidi apparire in alto una Croce enorme la cui Luce irradiava e illuminava l’abisso. E la Croce era alta e luminosa, illuminata da una Luce di cui non potevi vedere l’origine, ma Essa stessa la rifletteva ed era Una in essa e Luce da Se stessa.
E guardando in alto a Colui che è stato trafitto, lasciamoci inondare dall’inesauribile Acqua viva della Misericordia che sgorga dalle viscere della SS. Trinità Misericordia attraverso le piaghe di Cristo crocifisso perché tutti, nella libertà, possiamo accoglierla.
E ricordiamo le Sue Parole “Quando sarò innalzato da terra vi attirerò a Me e allora capirete che IO SONO” guardando a Lui diciamo “Ecco, Gesù, l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”, perche l’Agnello ha un nome preciso, Gesù, e poi preghiamo insieme:
`Gesù, confido in Te, mio Signore e mio Dio per il dono della tua incarnazione, Passione, Morte e risurrezione contemplo adoro e prego: SS. Trinità Misericordia Infinita io confido e spero in Te!’
Gesù vero uomo e vero Dio – perchè la SS. Trinità per mezzo del Figlio abita in Lui, – muore in croce realizzando un gesto d’amore trinitario perfetto, di valore infinito, perchè il Figlio è unito intimamente al Padre e allo Spirito: è la Trinità che redime il mondo. Dove c’è uno dei tre, ci sono tutti e tre, cioè l’UNO.
Per conseguenza la Croce diventa il segno umano che esprime con maggiore verità ed efficacia l’Amore trinitario. E il perdono, dalla croce, nella croce, per mezzo della croce, trono regale di Cristo, è l’eccesso del dono fatto da Dio, dalla SS. Trinità misericordia ai suoi figli. È misericordia che si china e ci riattira a sé perché non vuole perderci».
REALTÀ PROFONDAMENTE UNITE
La Croce, l’altare, il Sacrificio Eucaristico e l’acqua viva della vita vengono più volte richiamati perché sono interconnessi tra di loro, mettendo in evidenza che in tutte è presente il grande dono dell’incarnazione di Cristo che si dona a noi.
Negli scritti – dice il Vicario Generale della Diocesi di Como, Mons. Ivan Salvadori – si parla molto del mistero eucaristico insistendo soprattutto sul mistero della presenza. E dunque l’Eucaristia va celebrata, ma va adorata perché lì in qualche modo si eternizza il mistero della Redenzione.
C’è un’affermazione ardita ma raffinata, in un passaggio degli scritti, non estranea alla tradizione spirituale, nella quale si dice che il Cristo nell’Eucaristia è mistero ancora più grande del Cristo sul Golgota. Lì la sua presenza si eternizza.
«Questo contempliamo nell’Eucaristia, massimo dono della Misericordia per l’opera della Redenzione, che voi sacerdoti, rendete presente, per le vostre mani, ogni giorno, su tutti gli altari della terra, come avviene sull’Altare del cielo. Ecco perché l’altare va baciato devotamente e onorato. Cristo è Sacerdote, vittima e altare; l’altare è la perenne croce dove il Verbo fatto uomo, si fa cibo per noi, dove Dio Amore continua a farci nuove creature, Dio Carità continua a donarsi, Dio Misericordia Infinita continua a farsi vicino per attirarci a Lui.
Per questo l’altare è stato il luogo del segno più forte dato a Maccio per suggellare la veridicità di questa vicenda e poi ripetuto dal Signore in altri luoghi a conforto della verità di questo messaggio.
La mensa è Cristo stesso, Altare, vittima e sacerdote; sulla mensa, come sulla Croce, Cristo continua ad offrirsi per noi, pur vivo e risorto, e in forza di questo Dono dell’opera della Redenzione da parte della Divina Misericordia che è la Trinità, si avverano le parole del Signore che chi viene a Lui può ricevere l’acqua della Vita che risana da ogni ferita».
DA QUI IL SEGNO DELL’ACQUA CHE SGORGA DALL’ALTARE
(Molte volte, durante l’adorazione, sul blocco di marmo dell’altare si sono formate gocce di acqua che poi scendevano e si raccoglievano al centro e scendevano sul pavimento)
«Come nella visione dell’altare del cielo da cui essa viene vista sgorgare nelle visioni di Maccio, la mensa è la roccia che Mosè percosse nel deserto e da cui ne scaturì acqua per il popolo assetato, segno di quello che doveva accadere con l’Acqua della Vita, simbolo dei sacramenti, scaturita dal cuore trafitto di Dio sulla Croce. Così è accaduto a Maccio. Si è ripetuto, dopo quello prefigurato a Mosè, dopo quello reale nel tempo del Cristo, quello vivo dell’oggi che accade su tutti gli altari della terra. Segno della Verità al tempo moderno: che la Verità delle parole del Cristo sono senza tempo, segno della signoria di Dio su ogni tempo della storia.
Dio non fa cose nuove: annuncia coi profeti, realizza con l’irripetibile tempo dell’Incarnazione e ricorda coi messaggeri nel tempo nuovo, in questi ultimi tempi, attraverso lo Spirito Santo, come aveva promesso.
Nella S. Messa, il dono Immenso di Dio, nel Verbo incarnato Gesù, si ripete ancora per tutti noi. E dall’Altare Santo, che è Cristo stesso, in tutte le chiese della terra, come dal suo Cuore Sacratissimo trafitto, sgorga, come un giorno nel deserto dalla roccia, la Vera Acqua.
È Misericordia che si china e ci riattira a sé perché non vuol perderci».
VIENE RICHIESTA UNA ADORAZIONE FREQUENTE
Va rimarcata la centralità della Cena del Signore e l’adorazione del SS. Sacramento.
Essa, quale dono del Signore nell’ultima Cena, onde perpetuare nei secoli la sua reale presenza tra noi nella sua Passione e nella Sua Risurrezione, diviene anche segno visibile del Dono della SS. Trinità che si partecipa a noi nella sua natura Divina e un continuo riferimento a questo grande Mistero quale cibo di Salvezza, da non trascurare.
Qui la Misericordia Trinitaria nel Dono del Cristo rivela il suo vertice dopo l’opera della redenzione. Essa è la fonte della Vita che trova il suo riferimento alla Croce di Cristo dove Egli diviene vero Cibo e vera Bevanda.
Don Ferdinando Colombo, salesiano
Immagine di copertina: adorazione nel Santuario della SS. Trinità Misericordia di Maccio di Villa Guardia (CO). (Fotografia di Giancarlo Castiglioni)




