Maria e la testimonianza dei Vangeli

MARIA, MADRE E GUIDA

Maria è in funzione di Gesù

Il ritratto spirituale di Maria secondo i Vangeli. Quadro sintetico

Il primo passo per maturare la nostra devozione a Maria è necessariamente accostarci al Nuovo Testamento per leggere in esso la testimonianza che ci hanno lasciato sulla madre di Gesù.

Bisogna dire subito che dello stesso Gesù storico sappiamo poco, anche perché i vangeli non pretendono di essere una biografia ma invece una storia che testimonia che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, scritta da coloro che lo amarono, credettero in lui e lo seguirono. Anzi, scrissero perché coloro che già credevano in lui lo conoscessero meglio, lo amassero di più e lo seguissero con maggior radicalità, e affinché coloro che non lo conoscevano giungessero a credere che Gesù è il Figlio di Dio e credendo in lui potessero avere la vita nel suo nome (cfr. Mc 1,1 e Gv 20,31).

Nulla di strano, quindi, che di Maria sappiamo anche meno. Basta pensare che la madre di Gesù è citata solo 19 volte nei 27 libri che compongono il Nuovo Testamento.

Il ritratto spirituale di Maria secondo i Vangeli: Luca e Giovanni

In primo luogo, non deve meravigliare che Maria compaia così poche volte (oggi Maria fa apparizioni e parla più di tutto quel che di lei testimoniano i vangeli), e che in nessun brano sia lei il soggetto del testo, dato che Maria è in funzione di Gesù. Ciò significa che Maria non si comprende senza Gesù e che, allo stesso tempo, Maria conduce a Gesù: “Fate quello che vi dirà”. È questa una legge cristiana che non possiamo dimenticare all’interno della devozione a Maria. Il nostro rapporto spirituale e religioso con lei è autentico se ci porta a suo Figlio, nel quale è la salvezza.

In secondo luogo, neppure bisognerebbe meravigliarsi che siano gli ultimi autori dei vangeli (Luca e Giovanni) quelli che meglio ci descrivono Maria. È un segno del processo di approfondimento del mistero cristiano operato dalla Chiesa. Fa parte naturale del processo il fatto che a misura che si andava comprendendo con maggior chiarezza il mistero di Gesù, si scoprisse e si valorizzasse vieppiù anche Maria. È questa un’altra legge cristiana da tener presente: la maturità della nostra fede in Cristo conduce alla scoperta di Maria.

Un cammino di approfondimento teologico

La Chiesa ha percorso un cammino di comprensione quando riconobbe Gesù come Figlio di Dio con potere in virtù della sua risurrezione (Rm1,3), così come lo cantano già alcuni salmi di ascesa al trono del re di Israele: “Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato” (Sal 2,7).

Posteriormente il vangelo di Marco anticiperà questo riconoscimento della filiazione divina di Gesù al momento del battesimo, quando “mentre risaliva dall’acqua, vide i cieli che si squarciavano e lo Spirito che discendeva su di lui come colomba. Una voce venne dai cieli: “Tu sei il Figlio mio diletto; in te mi sono compiaciuto”, così come Isaia presenta la vocazione del Servo di Yahvé (42,1).

Matteo e Luca confesseranno che fin dalla sua nascita Gesù è Figlio di Dio perché fu concepito per opera dello Spirito.

Così fa sapere l’Angelo del Signore a Giuseppe che era sul punto di ripudiare Maria dopo aver scoperto che era incinta: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa: ciò che in lei è stato concepito è opera dello Spirito Santo” (Mt 1,20). Tale è anche l’annuncio dell’Angelo Gabriele a Maria, al tempo in cui era già promessa a Giuseppe: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo… Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra; perciò, quello che nascerà sarà chiamato santo, Figlio di Dio” (Lc 1,30-31.35).

Finalmente san Giovanni ci rivelerà che Gesù di Nazaret, il figlio di Maria, è l’incarnazione della Parola di Dio, di colui che è Figlio di Dio dall’eternità. “In principio era la Parola, e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio… E la Parola si fece uomo e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,1.14).

Questo cammino di approfondimento teologico dell’identità profonda di Gesù spiega, da una parte il fatto che nei primi scritti del Nuovo Testamento Maria sia appena presa in considerazione, e dall’altra che la sua rivalorizzazione vada di pari passo con una migliore conoscenza di Gesù.

In terzo luogo, è esemplare il modo in cui ci presentano Maria coloro che meglio hanno compreso la sua missione all’interno della storia della salvezza. Luca e Giovanni esaltano Maria non tanto sottolineando le grazie con cui Dio l’ha privilegiata, quanto mettendo in rilievo le virtù che seppe vivere: la sua fede, la ricerca e l’accettazione della volontà di Dio nella sua vita a favore degli altri, la sua attenzione ai bisognosi. Anche questa è una legge cristiana: l’autenticità della nostra devozione a Maria passa più attraverso l’imitazione che attraverso l’ammirazione.

Una evoluzione spirituale

In quarto luogo, non dovrebbe scandalizzarci il modo in cui Maria appare nel vangelo di Marco. Bisognerebbe quasi dire che Maria ebbe una evoluzione, uno sviluppo spirituale.

Percorse un lungo cammino di fede e di fiducia in Dio Salvatore, che l’aveva collocata al centro di un mistero che essa non comprendeva, come testimonia esplicitamente e ripetute volte Luca, anzitutto nel racconto dell’annunciazione: “Maria rimase turbata e si domandava che cosa significasse un tale saluto” (1,29), quindi alla nascita di Gesù: ”Maria, da parte sua, conservava tutte queste cose meditandole in cuor suo”(2,19), poi nel ritrovamento di Gesù tra i dottori nel tempio: “Essi però (Maria e Giuseppe) non compresero ciò che aveva detto loro” (2,50), e finalmente nel sommario che sintetizza il processo di maturazione umana e religiosa di Gesù nella casa di Nazaret: “Sua madre conservava tutte queste cose nel suo cuore” (2,51).

Troviamo qui un’altra legge cristiana, quella della fede, intesa come un processo di maturazione e di crescita che ci permette di affidarci in pieno al progetto di Dio.

Il cammino di fede di Maria pare snodarsi tra due poli ben sicuri: la difficoltà di capire la missione del figlio (Mc 3,21) e la sua fede nel figlio (At 1,14), per cui la vediamo formar parte della comunità cristiana che confessava Gesù Cristo, il Risorto, come Signore e Messia. Sembrerebbe che Gesù stesso prenda le distanze da lei per farle percorrere il cammino di fede in Lui. Pare quasi perderla pedagogicamente come madre per ritrovarla poi come credente e madre di credenti: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno, disse: -Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre” (Mc 3,33-35). è bello pensare che possiamo essere parenti di Gesù, come lo fu Maria. Quella è stata la sua grandezza: esser stata una pellegrina della fede.

Don Pascual Chavez, Rettor Maggiore emerito

Immagine di copertina: Mario Bogani, Maternità di Maria, Brescia – Chiesa di don Bosco, particolare.

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